<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858</id><updated>2011-07-28T18:31:12.113-07:00</updated><title type='text'>Parresia | Teologia e Liberazione</title><subtitle type='html'>Un luogo di confronto e di ricerca, per una teologia della liberazione.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2782083896382093730</id><published>2011-04-05T15:47:00.001-07:00</published><updated>2011-04-05T15:49:29.417-07:00</updated><title type='text'>Un bene fragile. Il nuovo libro di Antonietta Potente</title><content type='html'>E' uscito nelle librerie il nuovo libro di Antonietta Potente&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt; &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788804606154/potente-antonietta/bene-fragile-riflessioni.html"&gt;"Un bene fragile. Riflessioni sull'etica"&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; (Mondadori, p. 180, euro 10).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-t3D_z1iCWOI/TZuYgiq0sLI/AAAAAAAAAZk/cXGhswdB90Y/s1600/copertina.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 212px; height: 334px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-t3D_z1iCWOI/TZuYgiq0sLI/AAAAAAAAAZk/cXGhswdB90Y/s320/copertina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592231047140257970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Antonietta Potente è una suora domenicana, ma non bisogna immaginarsela nel chiuso di un convento, immersa tutto il giorno nella tranquillità della preghiera. Vive in Bolivia, insieme a una famiglia indigena, e ha sviluppato una riflessione teologica tra le più profonde e originali, che parte da un ripensamento totale della vita religiosa alla luce di una spiritualità ancorata al presente, capace di unire la mistica alla politica e all’impegno per la salvaguardia dell’ambiente. In questo libro, accostando i temi dell’etica all’immagine familiare di una casa e delle sue stanze, l’autrice avvicina tutti, credenti e non, ai grandi quesiti che ci pone la contemporaneità". (Dalla quarta di copertina)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Questo libro non è tanto un trattato sull’etica quanto piuttosto un invito a descrivere la vita, sollecitando ciascuno a guardarsi intorno e rendersi conto dei dettagli che la compongono... si tratta comunque di una proposta di attiva partecipazione in un momento storico in cui ci sentiamo sempre più strumentalizzati e sempre meno protagonisti, al pari dell’ambiente e delle sue risorse..."&lt;/span&gt; (dalla prefazione)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2782083896382093730?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/2782083896382093730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=2782083896382093730' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2782083896382093730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2782083896382093730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2011/04/un-bene-fragile-il-nuovo-libro-di.html' title='Un bene fragile. Il nuovo libro di Antonietta Potente'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-t3D_z1iCWOI/TZuYgiq0sLI/AAAAAAAAAZk/cXGhswdB90Y/s72-c/copertina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-7010564685191965287</id><published>2010-09-03T09:54:00.000-07:00</published><updated>2010-09-04T12:27:28.396-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 5 settembre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La libertà degli “spostati”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. (Lc 14,25-33)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Cos'è questa richiesta di Gesù di rinunciare a tutto per lui? Appare sproporzionata, fuori da ogni ragionevolezza e da ogni buon senso. Chi è lui per chiedere così tanto: odiare madre, padre, moglie, marito, figli e fratelli; caricarsi della propria croce; rinunciare a tutti i propri averi? Si tratta di condizioni che pochissime persone potrebbero accettare. Rinunciare ai propri affetti, ai propri beni, al proprio orgoglio: per chi, per che cosa? E quale garanzia sarebbe offerta a chi accetterebbe di compiere questa enorme spoliazione? Non è specificato, almeno in questo passo; il Regno di Dio? Sì, ma cos'è? Ne abbiamo soltanto sentito parlare, chi sa davvero di cosa si tratta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo repertorio di sentenze e considerazioni sull'atteggiamento del discepolo che l'evangelista pone in bocca a Gesù sono da leggere, probabilmente, come un'esortazione rivolta a una comunità di discepoli ben precisa, quella a cui Luca si rivolge. Alla creazione dell'identità collettiva di una chiesa. Parole specifiche per persone specifiche in un contesto specifico, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, l'apparente irragionevolezza delle parole del Nazareno si scontra con un ragionamento, una restituzione di senso, quasi un calcolo razionale: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qual è il prezzo di tanto sforzo? E per cosa poi? Come si può rinunciare a quelle cose, anche di poco conto, anche minute, di cui ci circondiamo, e che comunque danno un senso alla nostra vita. A una prima lettura, sembra quasi che Gesù non dia nessun valore alle cose. Eppure, in realtà, egli gliene dà tantissimo. Perché è alle cose che bisogna rifiutare per seguirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provate a dire a chi è in difficoltà, a chi non ha lavoro, a chi è precario, di rinunciare alle poche cose che possiede perché è l'unico modo per seguire Gesù. Vi riderà in faccia, oppure vi prenderà per pazzo, o per fanatico. Questo passo del Vangelo, pertanto, è pericolosissimo. Innanzitutto perché è tra quei brani che hanno contribuito alla creazione, nei secoli, di una certa visione pauperistica  della chiesa che tanti danni ha provocato: primo fra tutti lo scarso riconoscimento che spesso viene dato nelle nostre comunità alla fatica, al lavoro e all'impegno delle persone. Tanto che le chiese non sono esenti (e in questo non sono affatto dissimili dal resto della società) dal precariato e dallo sfruttamento del lavoro delle persone; con tutto ciò che comporta. Si instaurano così relazioni di dominio, per cui la libertà e il coraggio della parola vengono sacrificati sull'altare dell'opportunità, della dipendenza economica; alimentare quasi. Che fa dire: “tengo famiglia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basterebbe, allora, rinunciare a tutto per essere liberi e autentici discepoli di Gesù? Abdicare ad ogni dipendenza materiale dall'istituzione? L'invito di Gesù a seguirlo, ad essere suo discepolo, non può che essere personale: tu rinuncia, se vuoi seguirmi. E non: voi rinunciate. In un rapporto personale, segnato dall'amicizia, le relazioni che si creano (anche di dominio) sono comunque – se il rapporto è sano – frutto di una scelta reciproca. Allora sì che un individuo può anche scegliere di rinunciare a qualcosa (o a tutto) per andare incontro a un altro suo simile. Si stabilisce una relazione di proporzionalità tra le rinunce dell'uno e dell'altro. Ma se la rinuncia è fatta in nome di una comunità, di un gruppo, di una collettività, ecco che l'individuo si troverà comunque succube, dominato, in balia di un vento che non riesce a controllare. La comunità sceglierà per lui, e lui non potrà mai scegliere per il gruppo. Si infrange così la scelta, libera e proporzionata, di un reciproco scambio, che è ciò che contraddistingue le relazioni di amicizia; dono che non necessariamente dev'essere simmetrico, ma piuttosto dissimmetrico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è per questa miopia, per questa confusione, per questa prospettiva ingannevole che spesso le nostre chiese diventano luoghi di dominio delle coscienze, di violenza e di soggezione. Perdendo di vista la relazione primaria che deve costituirsi, nella libertà, tra le persone: l'amicizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esempio di una dissimmetria (cioè di un rapporto che nasce necessariamente tra persone diverse, mai uguali in tutto e per tutto, mai omologate; ma che assumono su di sé la propria unicità in un reciproco riconoscimento, facendone il punto di partenza del loro rapporto, libero; la loro ragione di esistere) ci viene dato dall'atteggiamento del Samaritano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prospettiva assunta da quest'uomo ci fa scorgere la possibilità di nuove proporzioni, di nuove relazioni tra le persone. Questa storia ci fa capire che io sono “io” nel senso più profondo e più pieno che mi sia dato per essere “io”, proprio perché tu, permettendomi di amarti, mi dai la possibilità di essere co-relativo a te, di essere dissimmetricamente proporzionato a te. Io sono perciò libero di accettare chi io voglio, di scegliere da chi mi lascio dare la possibilità di amare. Questa prospettiva spalanca le porte verso un paesaggio che sinora non era mai stato scorto, né da Platone né da Aristotele né dai misteri greci. E quindi rinunciare ai propri averi, tenere in odio i propri affetti, assume un nuovo significato: sgombrare il campo da ogni ostacolo in grado di intralciare la nostra libertà di scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciarsi ferire dalla differenza delle persone che ci sono amiche è possibile soltanto se mettiamo da parte, per un momento, la corazza che portiamo addosso quando camminiamo per le strade affollate delle nostre città (e diverso sarebbe se camminassimo in montagna, dove a ogni raro e casuale incontro segue un saluto, anche con lo straniero, con lo sconosciuto; e la nostra corazza è un po' più sottile).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le relazioni tra gli uomini e le donne stentano ad essere colte, o sfuggono non appena vengono colte: questo è il senso della “dissimmetria”, che è corrispondenza in tutto, ma lievemente distaccata, “spostata”. Dio ha creato un mondo che è “spostato”, disallineato. E questo significa trovarsi “nudi” di fronte al proprio amico (stando però attenti al rischio – ché non sempre è bene – di trovarsi indifesi e spogli in una fossa di leoni, dove la scelta non è possibile perché non si tiene conto della persona).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rinunciare a tutto per seguire Gesù, allora, può voler significare proprio questo: la nudità: un atteggiamento etico, l'unico possibile in questo mondo, dove non è più possibile considerare le cose fuori da relazioni di compra-vendita, di dominio, di violenza; dove la parola “gratuità” è diventata impossibile da pronunciare, insieme a un'altra parola: virtù. Perché è inutile nasconderci che questo modo di porsi di fronte alla vita richiede un addestramento faticoso, che gli antichi chiamavano askesis (ascesi). Non nel senso di una rinuncia, che spesso diventa fine a se stessa o finalizzata all'esaltazione narcisistica della propria probità, ma nel senso di una austerità, di una liberazione progressiva da ogni strumento, oggetto utile o pensiero che ci rende difficoltoso l'agire con gratuità e semplicità; condizioni che il vangelo ci chiede: gesti di carità, di fede, di speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-7010564685191965287?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/7010564685191965287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=7010564685191965287' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7010564685191965287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7010564685191965287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2010/09/commento-al-vangelo-di-domenica-5.html' title='Commento al vangelo di domenica 5 settembre'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-8324504540326773358</id><published>2010-05-13T13:42:00.000-07:00</published><updated>2010-05-13T14:04:37.359-07:00</updated><title type='text'>Documento delle Comunità di base sulla Sindone</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non è qui, è resuscitato(Lc 24,5-6)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S-xpJCYVaFI/AAAAAAAAAYU/ILT_dzESuuQ/s1600/piet%C3%A0_rondanini.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 279px; height: 372px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S-xpJCYVaFI/AAAAAAAAAYU/ILT_dzESuuQ/s320/piet%C3%A0_rondanini.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470863251326986322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo un sincero rispetto delle molte migliaia di cristiani che in questi giorni vengono a Torino per vedere la sindone. Non giudichiamo la fede di chi, vedendo l’immagine di un corpo martoriato impressa in un vecchio lenzuolo, prova emozione, si sente confortato nella sua fede. Non ci permettiamo di giudicare la fede di nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né ci interessa argomentare sull’autenticità del “sacro lino”, anche se concordiamo con chi ritiene che non abbia veramente avvolto il corpo di Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come cristiani e cristiane appartenenti a piccole comunità sparse per il Piemonte (a Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) riteniamo che i vertici della chiesa cattolica abbiano perso una occasione per ricordare al popolo dei credenti che Gesù non lo incontriamo in un lenzuolo ma nella vita, nella sofferenza, nelle lotte e nelle speranze dei poveri, perché Gesù è vivo, è presente nella storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crediamo che non ci sia bisogno di immagini per vivere la fede: Dio si rivolge a noi con la forza della sua parola che ci richiama a cercarlo tra i vivi, a testimoniarlo tra le tante persone che vivono con fatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riteniamo invece gravissima la scelta del vescovo di Torino di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell’ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l’automatica cancellazione della scomunica che, altrettanto automaticamente, era stata loro comminata. Gesù aveva affidato la responsabilità di “legare e sciogliere” alla comunità intera, in una relazione di amore reciproco che è il cuore della sua preghiera eucaristica, così come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12). Davanti a lui nessuno aveva tirato la pietra a quell’adultera... Invece questa responsabilità comunitaria è stata trasformata in un “potere” esclusivo dei “sacri gerarchi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene utilizzata l’occasione dell’ostensione per arrogarsi il diritto di condonare una scomunica, data arbitrariamente per un atto così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci limitiamo a constatare quanto poco amore evangelico ci sia in queste assurde scelte della gerarchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gerarchia della chiesa cattolica insiste nel culto delle reliquie; non ci stupisce, ma ci amareggia profondamente, perché così facendo sposta l’attenzione dei fedeli dalla testimonianza alla superstizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, cristiani e cristiane delle comunità di base del Piemonte, con umiltà pensiamo che nell’oggi difficile che stiamo vivendo non dobbiamo cercare il volto di Gesù nelle immagini e nelle reliquie, ma nel volto del nostro prossimo, qualunque sia la sua cultura o la sua fede. Solo tentando di vivere la fede in Gesù in questo modo, nella fatica di tutti i giorni, possiamo essere un segno, una testimonianza utile a costruire una società meno divisa, più accogliente, più cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le comunità cristiane di base del Piemonte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;maggio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-8324504540326773358?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/8324504540326773358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=8324504540326773358' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8324504540326773358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8324504540326773358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2010/05/documento-delle-comunita-di-base-sulla.html' title='Documento delle Comunità di base sulla Sindone'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S-xpJCYVaFI/AAAAAAAAAYU/ILT_dzESuuQ/s72-c/piet%C3%A0_rondanini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-6089450942372746998</id><published>2010-03-11T12:49:00.000-08:00</published><updated>2010-03-11T13:14:22.076-08:00</updated><title type='text'>Al papa non piace Gioacchino da Fiore: nella chiesa non c'è spazio per l'utopia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pubblichiamo l'articolo di Enzo Mazzi, tratto da &lt;/span&gt;il manifesto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dell'11  marzo, dove si analizzano le prese di posizione di Ratzinger contro le  spinte utopiche nella storia della chiesa. L'articolo, condivisibile per  molti versi, mostra l'atteggiamento miope e limitato del "pastore  tedesco", il quale non fa mistero di ispirarsi ad una visione  filosofico-culturale figlia di certo agostinismo. Portatore di una  visione ristretta della storia dell'occidente e della modernità, il Papa  si pone completamente al di fuori di ogni riflessione sull'ermeneutica,  di cui Gioacchino fu uno dei massimi precursori; dimostra inoltre di  non condiderare - e di non (ri)conoscere - quella preziosa corrente  sotterranea che ha attraversato i secoli, nutrimento fondamentale della  cultura occidentale, che Henri de Lubac definì&lt;/span&gt; La posterità spirituale  di Gioacchino da Fiore.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5lckR2zdrI/AAAAAAAAAYE/40xN2yvfA6g/s1600-h/Gioacchino+da+Fiore+-+drago.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 425px; height: 306px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5lckR2zdrI/AAAAAAAAAYE/40xN2yvfA6g/s320/Gioacchino+da+Fiore+-+drago.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447487002619639474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lo scandalo del sacro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Enzo Mazzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo montante dilagare dello scandalo della pedofilia nel cuore della istituzione ecclesiastica cattolica a tutte le latitudini pone gravissimi problemi al senso di appartenenza ecclesiale in settori sempre più ampi del cattolicesimo mondiale. Il potere ecclesiastico, che per lunghi anni ha cercato colpevolmente di nascondere il fenomeno dietro una cortina di silenzio, sembra aver capito che il tempo dell'onnipotenza del mondo del sacro è ormai finito. L'abito talare, lo zuccotto rosso o la tiara papale non garantiscono più la immunità di fronte alla giustizia terrena. E il potere della informazione ha stracciato definitivamente il «velo del tempio» penetrando impudicamente nelle oscurità delle sacrestie, dei collegi cattolici, dei conventi, e perfino dei palazzi apostolici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a un quadro così complesso, che richiederebbe tanta saggezza, capacità di rinnovamento e lungimiranza, è sconcertante che i massimi vertici della gerarchia cattolica si attardino ancora nel riproporre i vecchi schemi della unicità-perennità della Chiesa e del centralismo-assolutismo del papato. E che continuino a guardare con sospetto a ciò che si muove alla base della Chiesa e a tentare ancora la via ormai anacronistica della repressione verso lo sviluppo del conciliarismo. «Ogni volta che nella Chiesa si affronta un periodo di declino - ha detto il papa ieri - si affaccia anche un utopismo spiritualistico», che porta alcuni a sognare la nascita di una «altra Chiesa». Una sorta di «utopismo anarchico», come quello ispirato nel Medioevo da Gioacchino da Fiore, si insinuò nel Concilio Vaticano II, ma «grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro hanno saputo difendere, con le novità del concilio, anche l'unicità della Chiesa».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello che il papa vede come un pericolo è da molti ormai considerato come l'unica possibilità di futuro per una fede cristiana liberata da dominio medioevale del sacro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioacchino da Fiore, vissuto nella seconda metà del XII secolo, monaco del monastero cistercense di S.Giovanni in Fiore, nella Sila, si rese interprete delle attese delle classi umili del tempo. A cominciare dagli inizi del secondo millennio era avvenuta una grande trasformazione della società feudale: il declino del sistema di dipendenza della servitù della gleba e la nascita di comunità di villaggio dotate di autonomia e formate da contadini non più servi della gleba. Questo porta una nuova cultura, la cultura della cooperazione e della solidarietà. È in questo clima che il monaco cistercense Gioacchino da Fiore lancia l'annuncio della liberazione da tutti i poteri che in diversi modi dominano dall'alto e l'avvento di una società dello Spirito e dell'amore universale. Un annuncio che in diverso modo nutrirà tutte le rivoluzioni moderne, come ci dicono molti storici autorevoli. Tracce della profezia di Gioacchino da Fiore si ritrovano nel modernismo a cui guardava con simpatia papa Giovanni e nei movimenti della liberazione post-moderna come ad esempio nella riflessione di un Teillard De Chardin, nelle comunità di base e nella Teologia della liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro che utopismo anarchico. È il futuro che si delinea. Utopismo lontano dalla realtà appare piuttosto questa insistenza nel blindare la Chiesa nel bunker del sacro illudendosi che in tal modo essa possa sfuggire alle sfide della secolarizzazione. Gli orrori della pedofilia così come tutto il marcio che emerge dal buio degli spazi sacri non si può più affrontare con quell'assolutismo gerarchico che è la radice stessa dei mali della Chiesa. Occorre aprire porte e finestre allo Spirito che alimenta i «segni dei tempi».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-6089450942372746998?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/6089450942372746998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=6089450942372746998' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6089450942372746998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6089450942372746998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2010/03/al-papa-non-piace-gioacchino-da-fiore.html' title='Al papa non piace Gioacchino da Fiore: nella chiesa non c&apos;è spazio per l&apos;utopia'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5lckR2zdrI/AAAAAAAAAYE/40xN2yvfA6g/s72-c/Gioacchino+da+Fiore+-+drago.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4766869131584962678</id><published>2010-03-04T15:36:00.000-08:00</published><updated>2010-03-10T03:13:44.161-08:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 7 marzo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Certe verità dabbene. Giudizio di Dio o giudizio dell’uomo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei che Pilato aveva fatto uccidere mescolando il loro sangue con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai». (Luca 13,1-9)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5BEumbfbpI/AAAAAAAAAX0/WHwY5w43CIw/s1600-h/alda+merini+casa.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 434px; height: 287px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5BEumbfbpI/AAAAAAAAAX0/WHwY5w43CIw/s320/alda+merini+casa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5444927516871454354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;I muri scarabocchiati della casa di Alda Merini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Quei tali che si presentano da Gesù per «riferirgli il fatto dei Galilei che Pilato aveva fatto uccidere mescolando il loro sangue con quello dei loro sacrifici» vogliono che egli si esprima su questi episodi violenti e che prenda posizione contro Pilato. Quegli uccisi erano presumibilmente membri del movimento zelota, il quale sosteneva la lotta armata contro l’occupazione romana. «Cosa pensi tu, Gesù, di questi zeloti? Sono buoni o sono cattivi?», domandano questi che gli si avvicinano. «Sono bianchi o sono neri, da che parte stanno?», sembrano chiedere «e, soprattutto, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu &lt;/span&gt;da che parte stai?». Gesù non risponde alle loro domande. Gesù non risponde mai alle domande con una affermazione netta, chiara. Verrebbe da dire: che uomo antipatico doveva essere! – uno che risponde ad una domanda con un’altra domanda: dà sui nervi. Probabilmente è l’atteggiamento del Sapiente che lo richiede, ma facilmente è anche la consapevolezza della complessità del mondo; l’esperire la difficoltà della strada che porta all’autenticità. Se volessimo fare una sintesi del messaggio di Gesù, forse, potremmo usare – semplicemente – questa parola: autenticità. Una parola che diventa la chiave di lettura di una vita, la vita di un poeta, di un artista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora che il Profeta mette in discussione quella domanda che mal posta si insinua nella mente della gente, frutto della mentalità farisaica che stabiliva una perfetta equazione tra peccato e castigo: se gli zeloti hanno fatto quella fine avranno senz’altro combinato qualcosa di male e Dio si è vendicato. E però, pensare che i farisei, o chi per loro ha posto la domanda sul delitto e sul castigo irrimediabilmente giusto, siano dei «cattivi» non è corretto, non è giusto. I farisei non sono né buoni né cattivi, anche se il testo del vangelo gioca sulle contrapposizioni. Ci saranno stati farisei buoni e farisei cattivi (quest’ultimi, viene da pesare, invero pochi). Genuinamente, Gesù risponde loro mettendoli di fronte alla contraddizione: «Pensate davvero che questi che Pilato ha fatto uccidere, o quegli altri sui quali è crollata addosso la Torre di Siloe e sono morti, siano colpevoli di qualcosa? Colpevoli più di voi? Colpevoli più di tutti?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ognuno, uomo o donna, vive nella sua vita una difficoltà: lo sforzo verso l’autenticità, nonostante la contraddizione, nonostante la tensione tra il detto e il non-detto, tra ciò che si è (o ciò che crediamo di essere) e ciò che gli altri percepiscono di noi. Gesù lo sa, conosce questa «rottura», questo «smarrimento». Certo, appare blasfemo parlare di uno smarrimento di Gesù, di una sua sconfitta, lui che doveva essere il Messia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate al popolo di Israele, che attende ancora il suo messia, che aspetta ancora qualcuno che venga a liberarlo dal giogo della dominazione straniera, e intanto fa la guerra in nome di un messia; pensate a quante manifestazioni del sacro la gente afferma di vedere e di conoscere, e intanto stenta ad amare; a quanti dicono di sapere come Dio agisce, chi è a lui gradito e chi no, chi sono i dannati e chi sono i salvati, e intanto non perdona. È questo l’atteggiamento dei farisei, di ieri e di oggi: «noi sappiamo chi si merita la punizione di Dio, noi siamo dalla parte del bene e del vero, noi abbiamo la verità». Ma non credete a chi vi dice di avere la verità! La verità non si scorge dietro una curva, non si riflette in uno specchio; bisogna masticare tanto per sentirne un po’ il sapore, tutti i giorni, con difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5BEu1X74NI/AAAAAAAAAX8/UVdVgJ3JkiM/s1600-h/Antonello_da_Messina02.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 235px; height: 470px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5BEu1X74NI/AAAAAAAAAX8/UVdVgJ3JkiM/s320/Antonello_da_Messina02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5444927520883073234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ladrone, part. da Antonello da Messina&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Eppure i farisei, di oggi e di ieri, sono «buoni», sicché possono giudicare ed esercitare «il potere dei più buoni». Ma, per fortuna, autenticità non corrisponde a probità – non del tutto almeno – come invece sembra supporre uno dei teologi più alla moda del momento nel suo ultimo libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La vita autentica&lt;/span&gt;. Non basta essere «buoni», soprattutto quando questo «essere per il bene» è conseguenza di certa dabbenaggine borghese (uso questo aggettivo volutamente, nonostante molti ritengano questa parola sorpassata e inservibile) piuttosto che di una vita autentica ancorata alla difficoltà dell’esistenza. La difficoltà di chi quotidianamente si trova a dover fare i conti con la contraddizione che abita il proprio cuore, con i propri errori, le proprie debolezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù fu messo a morte perché metteva a nudo le debolezze di ogni accusatore, di ogni inquisitore, di ogni giudice; di chi si aspetta risposte o tutte bianche o tutte nere: risposte facili. Non ci sono risposte facili, ci sono risposte autentiche. «Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai»: ci sono risposte che aprono possibilità, non sentenze definitive; ci sono atti di misericordia e di pietade (dire semplicemente pietà, ormai &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fa pietà&lt;/span&gt;), non giudizi insindacabili. Un fico sterile allora diverrà opportunità di riscatto, ché è più facile ammirare un albero in fiore che sentirsi muovere qualcosa nelle viscere per una pianta rinsecchita, incapace ormai di dare frutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4766869131584962678?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/4766869131584962678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=4766869131584962678' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4766869131584962678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4766869131584962678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2010/03/commento-al-vangelo-di-domenica-7-marzo.html' title='Commento al vangelo di domenica 7 marzo'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/S5BEumbfbpI/AAAAAAAAAX0/WHwY5w43CIw/s72-c/alda+merini+casa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-3444970569736808723</id><published>2009-10-23T14:33:00.000-07:00</published><updated>2009-10-23T16:20:07.087-07:00</updated><title type='text'>Dibattito su Ivan Illich/2</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La pubblicazione su questo blog dell’&lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/il-fraintendimento-di-ivan-illich.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;articolo di risposta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucetta_Scaraffia"&gt;Lucetta Scaraffia&lt;/a&gt; ha prodotto un dibattito a nostro avviso interessante (vedi &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/dibattito-su-ivan-illich.html"&gt;qui&lt;/a&gt;), al quale ha partecipato la stessa Scaraffia. Ora, dopo la &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/10/lultimo-libro-di-illich-una-recensione.html"&gt;nostra recensione&lt;/a&gt; dell'ultimo libro di Illich, &lt;/span&gt;&lt;span&gt;La perdita dei sensi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, nuove voci si sono aggiunte al dibattito. Si tratta di Giannozzo Pucci, direttore editoriale della &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.lef.firenze.it/"&gt;Libreria editrice fiorentina&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; e curatore dell'ultimo libro di Illich.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SuImVqxNASI/AAAAAAAAAU8/X4vd27udOgg/s1600-h/torre.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 266px; height: 354px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SuImVqxNASI/AAAAAAAAAU8/X4vd27udOgg/s320/torre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395917457243046178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pucci ci ha scritto:&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SuImVqxNASI/AAAAAAAAAU8/X4vd27udOgg/s1600-h/torre.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;blockquote&gt;Grazie per la recensione approfondita e che offre importanti contributi al dibattito su Illich [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel merito c'è solo un punto del saggio su Leopold Khor da cui, usando l'argomento di Ivan della visione faccia a faccia , traggo una conclusione diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella tradizione cristiana fin dalle origini (Luca 1:26-45: «quando Elisabetta sentì il saluto di Maria, il bambino sobbalzò nel suo grembo») confermata dai padri della Chiesa san Basilio, san Gregorio di Nissa e Tertulliano col principio dell’animazione immediata, la visione faccia a faccia della donna in attesa comprendeva in lei anche l’umanità di un bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una lunga storia europea di esposizione di bambini dalle membra mal fatte che, a partire dai popoli guerrieri spartani e romani, ha continuato nei secoli, ma i cristiani, come testimoniato dalla Lettera a Diogneto del secondo secolo, «non espongono i loro nati»: infatti se al cristiano è chiesto di amare il nemico, tanto più accoglierà con amore il cammino di un bambino/mostro che gli viene a complicare la vita.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giannozzo Pucci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La nostra risposta:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gentilissimo Pucci,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la ringrazio per l'attenzione e i risconti critici che ha voluto farmi [...] Devo davvero ringraziarla per il prezioso lavoro di cui la LEF si è fatta carico pubblicando &lt;/span&gt;&lt;span&gt;La perdita dei sensi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;. Ogni sforzo editoriale che cerca di guardare al di là delle ragioni puramente economiche e che si impegna in una 'missione' culturale e civile è da apprezzare e appoggiare sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Riguardo le sue critiche nel merito, che se ho ben inteso si riferiscono alla questione dell'inizio vita, mi sono limitato nella mia recensione a riportare le parole di Illich, inserendole in un contesto specifico e cercando di restituire complessità al pensiero di Illich, che a volte viene tirato per la giacchetta a destra o a manca (si veda l'articolo della Scaraffia). Non mi sembra con questo di aver proposto un Illich abortista - lungi da me - ma piuttosto, forse, un Illich che sull'aborto è vicino a posizioni pasoliniane e che fa riferimento - come ricorda spesso - al tomismo, che certo non pensava che l'embrione fosse 'una vita'. Ora, probabilmente nel mio articolo questo non risulta del tutto chiaro, se è così me ne scuso, ma del resto non pensavo di essere esaustivo sull'argomento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In questi anni, durante i quali mi sono avvicinato a Illich, grazie anche a iniziative editoriali come la sua, sono sempre rimasto colpito dalla capacità di Ivan di 'sviare' e di sovvertire la ragionevolezza apparente di alcuni discorsi. Mi pare che la mia analisi, nel porre Illich fuori e al di là del discorso 'bioeticista', sia e resti valida, per le ragioni di cui ho scritto, tenendo anche conto di una concezione del faccia a faccia e di un ethos strettamente legato all'ethnos.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La ringrazio ancora per la sua attenzione e gentilezza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Saluti cordiali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;G.G.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Risposta di Pucci:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Gent.mo Gendusa,&lt;br /&gt;la sua analisi nel porre Illich fuori dal discorso bioeticista è indiscutibile, lo stesso Giuseppe Sermonti (principale critico italiano di Darwin) ha avuto parole di fuoco contro la bioetica come sottoprodotto dell'etica, e come tale impotente davanti al trono della religione scientifica e del principio di efficienza. Teddy Goldsmith, che non era cattolico e aveva un supremo rispetto e ammirazione per le religioni naturali, ha scritto un saggio strepitoso che non cita nemmeno una volta la tradizione ebraico cristiana ma solo la religiosità indigena che, come San Tommaso, vede nella natura un'autorità etica a cui l'uomo deve inchinarsi, mentre i neodarwiniani la considerano un'invenzione, cioè un frutto dell'onnipotenza umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse si potrebbe essere più dialettici con la Scaraffia e porle il problema come l'ha posto Ivan alle monache benedettine di Regina Laudis. Il caso Englaro ci ha dimostrato che quando accettiamo di metterci in guerra con ogni arma contro la morte cominciamo un percorso diabolico e poi nel caso specifico staccare il sondino sulla base di un giudizio su se la longevità postuma di tizio o di caia valga la pena di essere vissuta si avvicina pericolosamente ai ragionamenti nazionalsocialisti coi quali i matti venivano mandati alle camere a gas. Di fronte a tutto questo, nasce giustificatamente il dubbio che sdraiarsi nella neve come facevano i vecchi esquimesi, possa essere moralmente meno grave. In fondo anche la polmonite di Tolstoi presa sul treno della sua fuga, per non essersi coperto abbastanza e aver voluto sfidare il vento, ha un senso vicino al dubbio che avanza il libro che mi sembra rappresenti qualcosa di molto importante nell'opera di Illich. Mi manca ancora di pubblicare l'ultimo seminario che Ivan ha tenuto a Camaldoli nel maggio 2002 (prima di entrare in ospedale a Firenze per una tremenda pancreatite che lo portò vicino alla morte già nel giugno)  e che cominciava così: "Una delle ragioni che mi rendono difficile l’insegnamento oggi è che quella frase di Darwin che tu mi hai letto, che non conoscevo, in un certo senso la sottoscriverei. Fatemela leggere ancora una volta. 'Fra qualche tempo a venire, non molto lontano se misurato in secoli (già c’è il senso moderno del probabilismo) è quasi certo che le razze umane più civili (oggi si direbbe più nordatlantiche, più anglofone) stermineranno e sostituiranno in tutto il mondo le altre'. Con la dichiarazione di guerra al signore terrorista (immaginarsi che onore per un terrorista avere una dichiarazione di guerra dalla maggiore potenza del mondo). Che cos’è la guerra, dove siamo? siamo su quella strada dello sterminio delle altre colture".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho in preparazione la traduzione del libro di Carl Amery &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hitler come precursore&lt;/span&gt; che forse intitolerò &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hitler come profeta della modernità&lt;/span&gt; nel quale si tira fuori dall'armadio il vero cadavere della nostra civiltà, le sue ispirazioni filosofiche fondamentali che si sono travestite di democrazia, di comprensione e anche di sinistra per trasferirsi dai vinti della seconda guerra mondiale ai vincitori diventando mentalità comune anche fra molti bravi cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con amicizia e auguri di buon lavoro anche a lei.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giannozzo Pucci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-3444970569736808723?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/3444970569736808723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=3444970569736808723' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3444970569736808723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3444970569736808723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/10/dibattito-su-ivan-illich2.html' title='Dibattito su Ivan Illich/2'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SuImVqxNASI/AAAAAAAAAU8/X4vd27udOgg/s72-c/torre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2357830645583596229</id><published>2009-10-21T12:50:00.000-07:00</published><updated>2009-10-25T06:21:36.884-07:00</updated><title type='text'>L'ultimo libro di Illich. Una recensione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ivan Illich e la pe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;rdita dei sensi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La perdita dei sensi &lt;/span&gt;di Ivan Illich, uscito per i tipi della Libreria Editrice Fiorentina lo scorso settembre, completa il corpus delle opere illichiane, proponendo in italiano i saggi, i discorsi e i testi di conferenze che coprono l’ultima fase della vita di Illich, dal 1987 al 2002.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/St9n9E7GBEI/AAAAAAAAAUs/LvIu0mlyUe4/s1600-h/Ivan+Illich_06.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 261px; height: 345px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/St9n9E7GBEI/AAAAAAAAAUs/LvIu0mlyUe4/s320/Ivan+Illich_06.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395145177604424770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il volume, uscito postumo in Francia nel 2004 col titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Perte des sens&lt;/span&gt;, è un’opera fondamentale per comprendere le ultime fasi del pensiero del grande storico e filosofo, che ha sempre testimoniato con la vita la sua critica dello sviluppo, delle istituzioni e della società dei servizi. La raccolta, eterogenea sia per generi sia per argomenti trattati, permette di approfondire i temi dell’ultimo Illich, già proposti al lettore italiano dai due preziosi volumi di conversazioni curati da David Cayley e pubblicati dalla casa editrice Quodlibet di Macerata (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pervertimento del Cristianesimo&lt;/span&gt;, 2008 e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I fiumi a nord del futuro&lt;/span&gt;, 2009). &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La perdita dei sensi&lt;/span&gt; consente ora di avvicinarsi al pensiero dello studioso con più precisione e rigore, ampliando e specificando meglio quanto già apparso negli ultimi anni in Italia, specialmente in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I fiumi a nord del futuro&lt;/span&gt;, anche se l’apparato critico del volume lascia un po’ a desiderare: volutamente si è preferito non riportare in nota le edizioni italiane dei testi citati, e l'indice analitico non è pienamente esaustivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I temi raccolti da Illich in questa sua ultima pubblicazione, cui lavorò insieme a Valentina Borremans prima della morte, avvenuta nel 2002, vanno dalla ricerca sull’origine e la critica dei servizi (in primis scuola e salute, questioni da sempre care all’autore) sino alla storia dei bisogni e agli argomenti «economici» tesi a «risvegliare dal sonno economico» e a far «perdere la fede nell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Homo oeconomicus&lt;/span&gt;», illuminante a proposito è la conferenza su Leopold Kohr del 1994. Grande spazio occupano poi i temi della mutazione delle percezioni: della visione (storia dell’ottica), del leggere (lectio divina e mutazione del testo), del sentire (amplificazione…). Commoventi poi, per la loro preveggenza e la loro incidenza sull’esistenza delle persone, le riflessioni sul morire: particolarmente toccanti e significative la lettera sulla «Longevità postuma», scritta a delle monache di clausura, e quella su «La perdita del mondo della carne», indirizzata all’amico Hellmut Becker.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illich, in questo libro, si trova più volte a rileggere le sue opere precedenti, specialmente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Medical Nemesis&lt;/span&gt;, alla luce dei mutamenti sociali e culturali degli ultimi trent’anni, confrontandosi con la «società dei sistemi» che ha inciso inaspettatamente sulla percezione del sé in relazione all’‘altro’, al di là di ogni critica dello sviluppo e che – secondo l’autore – esige analisi sempre più complesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obbiettivo di Illich, per cui si batte in tutti questi interventi, è «la rinascita delle pratiche ascetiche, allo scopo di mantenere vivi i nostri sensi, nelle terre devastate dallo ‘show’, in mezzo a informazioni schiaccianti, a consigli perpetui, alla diagnosi intensiva, alla gestione terapeutica, all’invasione dei consiglieri, alle cure terminali, alla velocità che toglie il respiro». Pratiche ascetiche che devono necessariamente basarsi sull’amicizia. «Ho scritto questi saggi – ricorda Illich – durante un decennio consacrato alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;filia&lt;/span&gt;: coltivare il giardino dell’amicizia in mezzo all’Absurdistan in cui ci troviamo e progredire nell’arte di questo giardinaggio con lo studio e la pratica dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;askesis&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/St9n9JwIm2I/AAAAAAAAAU0/d8Bm8SCphvQ/s1600-h/hockney02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 249px; height: 386px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/St9n9JwIm2I/AAAAAAAAAU0/d8Bm8SCphvQ/s320/hockney02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5395145178900634466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La perdita della morte (e della vita)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i molti argomenti trattati da Illich ne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La perdita dei sensi&lt;/span&gt;, la critica alla «a-mortalità» proposta in queste pagine risulta particolarmente preziosa: precisa, infatti, il pensiero dell’autore su quelli che noi siamo oggi abituati a chiamare i «temi della bioetica». Su questo punto spesso Illich viene frainteso da chi fa dei suoi testi una lettura superficiale (vedi &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/il-fraintendimento-di-ivan-illich.html"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/dibattito-su-ivan-illich.html"&gt;qui&lt;/a&gt;), non comprendendo che egli si colloca al di là della cosiddetta bioetica. Compiendo una critica radicale delle categorie mediche imposte dall’ideologia dello sviluppo, Illich si schiera contro ogni rappresentazione degli esseri viventi come «sistemi immunitari», concezione che legittima la riduzione dell’essere umano a «una vita». «‘Zigote’ – afferma – è il nome dato all’uovo umano fecondato che cerca di trovarsi una nicchia nell’utero. Questo ‘fatto scientifico’ sta per acquisire uno status giuridico in quanto soggetto umano». Ma come si è arrivati a questo? «Almeno in parte perché i costituzionalisti come la cancelleria pontificia insinuano che il genoma e il citoplasma possono svilupparsi in un ‘io’ per il riconoscimento dell’‘altro’ – all’occorrenza, la madre» (p. 252).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illich rivendica il «contatto con la carne» e, in questo senso, si colloca al di là (o al di qua) della bioetica, in quanto considera la morte e la sofferenza due territori che devono restare estranei alla medicina. I medici antichi «imparavano a riconoscere la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facies ippocratica&lt;/span&gt;, l’espressione del viso che indicava che il paziente era entrato nell’atrio della morte. In questa soglia la ritirata era il migliore aiuto che un medico potesse portare alla buona morte di un suo paziente». Oggi, invece, ci troviamo di fronte alla «crescita esponenziale dei costi delle ‘cure’ terminali, al miserabile prolungamento di ‘pazienti’ tuffati in un coma irreversibile e che hanno l’esigenza che una ‘buona morte’ – letteralmente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;eu-thanasia &lt;/span&gt;– sia riconosciuta come una parte della missione assegnata al ‘corpo curante’» (pagg. 254 – 255).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È facile comprendere come questa critica radicale del «sistema medico», che viene prima di ogni bioetica, con tutta la sua libertà e il suo coraggio, difficilmente può essere accettata dalle fazioni che oggi occupano il dibattito pubblico su questi temi. Sia i difensori della «vita» ad ogni costo – grazie alle preziose tecniche della medicina – sia i difensori della «libertà» e della «buona morte» si trovano spiazzati di fronte alla prospettiva illichiana. Entrambi i fronti, per gli strumenti che propongono e per l’accettazione a-critica del sistema medico (comunque, sempre chiamato ad intervenire o «pro» o «contro» – e viceversa) restano schiavi della medicalizzazione della vita – e della morte. Due facce della stessa medaglia, insomma. Illich scompagina questa dicotomia con la sua libertà, che si coniuga nell’amicizia e nella prassi ascetica e conviviale (che è «destinata all’uomo austeramente anarchico», scriveva ne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La convivialità&lt;/span&gt;). In questo senso Ivan Illich è fuori da ogni bioetica, proprio perché è conseguenza della medicalizzazione. «Un tempo la facoltà di vivere verso la morte si acquisiva nel quadro della cultura di ciascuno … Nell’era della gestione dei sistemi, il medico, in quanto professionista, può solo essere d’ostacolo al morire intransitivo. Oggi, la preparazione al morire si può praticare solo con degli amici. Esiste una vecchia norma mediterranea secondo la quale ciascuno ha bisogno di un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;amicus mortis&lt;/span&gt;, che gli dica la verità e resti con lui fino alla fine» (p. 260).&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right; font-weight: bold;"&gt;G.G.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;• Ivan Illich, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La perdita dei sensi&lt;/span&gt;, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2009, pagg. 352, euro 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2357830645583596229?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/2357830645583596229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=2357830645583596229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2357830645583596229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2357830645583596229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/10/lultimo-libro-di-illich-una-recensione.html' title='L&apos;ultimo libro di Illich. Una recensione'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/St9n9E7GBEI/AAAAAAAAAUs/LvIu0mlyUe4/s72-c/Ivan+Illich_06.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-6793282628967104890</id><published>2009-10-02T06:21:00.000-07:00</published><updated>2009-10-02T06:29:39.942-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 4 ottobre</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La durezza del vostro cuore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva. (Marco 10, 2-16)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SsYAJeRBhGI/AAAAAAAAATo/GsehH_sfVvs/s1600-h/Bansky4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 402px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SsYAJeRBhGI/AAAAAAAAATo/GsehH_sfVvs/s320/Bansky4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5387994166938666082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non parlerò né del divorzio né delle violenze sui bambini in quanto tali, anche se l’attualità potrebbe spingere noi tutti ad affrontare questi due temi. Chi vorrà approfondire storicamente la posizione di Gesù sui due problemi potrà farlo facilmente altrove. Questa premessa è necessaria se si vuole affrontare questo passo di vangelo guardando oltre le consuete interpretazioni «moralistiche» che spesso ci vengono proposte; ciò non toglie che possano avere anch’esse una loro certa validità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, a volte, bisogna essere inattuali per cercare di sentire le acque che scorrono nel sottosuolo, bisogna fermarsi per ascoltare il ciangottio degli uccelli tra gli alberi. Presi troppo dall’attualità si rischia di non comprendere appieno il significato, non tanto delle parole, quanto dell’atteggiamento che Gesù dimostra in questi due brani del Vangelo di Marco. Si rischia di essere distratti dalla cose, non prestando attenzione ai fatti. Con questo non intendo dire che l’attualità, con le sue domande che ci interpellano direttamente, non sia importante, ma semplicemente che, a volte, bisogna cercare più a fondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’indurimento del cuore e la violenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I farisei interpellano Gesù «per metterlo alla prova», non perché spinti da un bisogno di confronto amichevole, ma perché sono curiosi, vogliono capire cosa pensa il maestro galileo in merito alla legge, se egli è fedele alla Torah. Dunque, come suo solito, rispondendo con un’altra domanda, rimanda i farisei alle prescrizioni delle legge mosaica. Soltanto dopo che i farisei hanno risposto, il vangelo fa rispondere Gesù. Ed ecco che avviene come una rottura, uno spostamento, l’apertura di un nuovo orizzonte: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma». Il problema non è normativo, legale, morale. Non c’entra con la Norma. Qui sta la radicalità del messaggio del Vangelo di Marco. Gesù, nella sua risposta, di fronte alle convenzioni sociali, intende rimettere al primo posto la volontà di Dio, la sua signoria. Egli non tralascia poi, in disparte coi discepoli, di porsi il problema sociale del ripudio, che comunque è importante se si pensa che a quel tempo era uno strumento utilizzato dai mariti, unilateralmente, contro le donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sklerokardía &lt;/span&gt;(la durezza di cuore) ha reso necessaria la legge. Ma la verità è un’altra: non c’è legge che possa far nascere l’amore o risuscitarlo dove è morto. E qui sta la sapienza di Gesù: egli riconosce la relatività della legge, anche quella divina, in quanto emanata per gli uomini. L’amore va al di là delle convenzioni sociali e, anche se Gesù non rinuncia a fare i conti con la realtà (fatta di anche di compromessi sociali e di matrimoni), egli annuncia la libertà della carità, l’amore che libera, ovvero, che perdona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sembra che l’atteggiamento di Gesù si muova in questo senso. E che questo vada oltre alle dispute sulla legittimità oppure no del divorzio. Nel piano di Dio c’è l’amore e ogni istituzione che intende incanalare socialmente questo bene, sia essa il matrimonio (con le diverse forme con cui storicamente e culturalmente si è dato) o qualche altra forma di contratto, è relativa, contingente e mai data per sempre. Le istituzioni non hanno mai a che fare con la carità, con la libertà. Sono sempre il prodotto di un compresso storico, sociale, giuridico, ecc. E, il più delle volte – anche se non si vuole ammettere fino in fondo, come invece fa Girard, che sono fondate &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sulla &lt;/span&gt;violenza e sul sacrificio – esse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sono &lt;/span&gt;strumenti di violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La libertà dei bambini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo ora ai bambini. Dobbiamo prima di tutto pensare che, a quel tempo, non esisteva la concezione di «fanciullezza» così come la conosciamo noi (cfr. P. Ariès, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Padri e figli nell'Europa medievale e moderna&lt;/span&gt;, Laterza, Bari 1968). Allora i bambini non erano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;trattati da bambini&lt;/span&gt;. Erano prima di tutto figli, e questo comportava che venissero trattati come degli adulti in miniatura, privi comunque di tutte le prerogative che spettavano agli uomini maturi, padri di famiglia, che, in molte società, erano i proprietari della famiglia, della terra, della moglie, dei figli. I bambini vivevano in una condizione di marginalità, come le donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù, però, è molto attento alla marginalità, la individua sempre anche se è distante da lui (si pensi all’episodio dell’emorroissa, Mc 5,25-34). Così, egli si indigna nel vedere che i discepoli scacciano i bambini da lui. E piuttosto dice: «a chi è come loro appartiene il regno di Dio». Il Regno di Dio appartiene ai piccoli, a chi non ha i mezzi, gli strumenti, per «avvicinarsi» e per farsi valere, anche se non è privo della dignità e della capacità di comprendere fino in fondo, e di scegliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si pensa che i bambini, proprio perché bambini – privi di strumenti – siano incapaci di scegliere e di decidere, nel loro piccolo. Quindi, si tende a «separarli» (ad emarginarli appunto) per «proteggerli» (per il loro bene), a inserirli in dei recinti loro dedicati allo scopo di indirizzarli – o prepararli – a compiere delle scelte. L’atteggiamento di quei discepoli che, nel caso narrato dal vangelo, sono pronti a sgridare e allontanare i bambini appare dunque legittimo: «non è roba per voi, non disturbate – e nemmeno voi genitori!». Ma se questa visione è davvero cambiata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al tempo di Gesù i bambini erano emarginati esplicitamente: si riconosceva apertamente la loro inferiorità sociale, tanto che non c’era nessun problema ad impiegarli nei lavori faticosi, nei campi o nelle botteghe. Oggi, i bambini sono emarginati implicitamente: certo non vengono impiegati nei lavori manuali (almeno nei paesi «avanzati»), ma non per questo si è pronti a riconoscere loro la libertà di scelta, si preferisce relegarli a degli spazi separati piuttosto che farli intervenire nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mondo degli adulti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La provocazione di Gesù, allora, ci invita a riflettere e a cercare modi nuovi di guardare le cose: dal basso verso l’alto. Una riflessione, nei confronti dei bambini, che sarebbe auspicabile anche all’interno delle chiese e delle comunità cristiane (a proposito si legga &lt;a href="http://www.peacelink.it/mosaico/a/16949.html"&gt;l’articolo&lt;/a&gt; di Paolo Sartori, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;I miei fratelli piccoli&lt;/span&gt;, Mosaico di Pace, luglio-agosto 2006).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-6793282628967104890?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/6793282628967104890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=6793282628967104890' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6793282628967104890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6793282628967104890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/10/commento-al-vangelo-di-domenica-4.html' title='Commento al vangelo di domenica 4 ottobre'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SsYAJeRBhGI/AAAAAAAAATo/GsehH_sfVvs/s72-c/Bansky4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-8750021899316400603</id><published>2009-09-27T06:24:00.000-07:00</published><updated>2009-11-14T11:57:13.938-08:00</updated><title type='text'>Dibattito su Ivan Illich</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vita o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;una &lt;/span&gt;vita?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La pubblicazione su questo blog dell’&lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/il-fraintendimento-di-ivan-illich.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;articolo di risposta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucetta_Scaraffia"&gt;Lucetta Scaraffia&lt;/a&gt; sul concetto di vita in Ivan Illich, ha riscosso un certo – qualificato – interesse. Ho ricevuto diverse risposte, anche da parte della Scaraffia, ne pubblico alcune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sr9zw8o24UI/AAAAAAAAATc/_ZA_XriA8wY/s1600-h/Illich+-+montebello.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 367px; height: 245px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sr9zw8o24UI/AAAAAAAAATc/_ZA_XriA8wY/s320/Illich+-+montebello.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5386150964106813762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lucetta Scaraffia&lt;/span&gt;, interpellata dall’articolo, ha risposto privatamente, ringraziandomi dell’interessamento con cui ho  risposto alla sua «provocazione». Ha tenuto a sottolineare, però, che con il suo intervento «non voleva trattare del pensiero di Illich», quanto piuttosto «ragionare a partire dalla sua provocazione», ribadendo la convinzione di un impegno finalizzato alla difesa dell’embrione e dei malati in stato vegetativo permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fabio Milana&lt;/span&gt;, curatore del volume di Ivan Illich, &lt;a href="http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1783"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pervertimento del Cristianesimo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://viottoli.blogspot.com/2009/09/il-fraintendimento-di-ivan-illich-quale.html"&gt;è intervenuto&lt;/a&gt; scrivendo quanto segue:&lt;br /&gt;«Non so, non farei un simile fuoco di sbarramento… Se si pone in questione l’intera istituzione-chiesa o l’intero svolgimento (pervertimento) del Cristianesimo storico, si resta sì (più) fedeli a Illich, ma non si apre un dialogo nel contesto specifico, sul tema specifico, con la persona specifica.&lt;br /&gt;Nello specifico, appunto, credo si dovrebbe focalizzare sul concetto sostitutivo non già di ‘vivente’ (che pertiene direttamente a Dio, e poi anche all’animale), ma su quello di persona umana. Che non può essere disincarnato, così da potersene fare un uso arbitrario, totalmente astratto da ciò che è la mia concreta, percepita, elaborata esperienza dell’‘essere persona’. Operare in questo modo significa esattamente ribaltare, pervertire quel concetto. È questo, mi sembra, il punto del pensiero di Illich che resiste alla lettura di Scaraffia, per quanto generosa e intelligente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Da parte mia, ringrazio la professoressa Scaraffia per la premura con cui ha risposto al mio articolo e per il coraggio che dimostra in una ricerca pronta anche a scompaginare certezze e a proporre nuovi punti di vista. Tuttavia, anche se nel suo articolo non intendeva trattare del pensiero di Illich in quanto tale, mi sembrava opportuno chiarire degli aspetti riguardo a Illich. Ringrazio anche Fabio Milana per le sue preziose puntualizzazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anch’io sono dell’idea che l’embrione non debba essere controllato e manipolato dagli scienziati, ma tuttavia non credo che si tratti di &lt;/span&gt;una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vita dotata di «anima razionale» (in questo penso di essere vicino a Illich, discepolo di Tommaso). Penso anche, per la stessa ragione – cioè per il rifiuto del potere esercitato dalla «medicina», con tutto ciò che questo comporta nel nostro mondo diventato «sistema tecnico» (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Ellul"&gt;Ellul&lt;/a&gt; mi sembra fondamentale) – che sia scandaloso che una persona sia condannata ad una &lt;/span&gt;non morte&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, in un modo tutto determinato dal «progresso», semplicemente e diabolicamente. Ma, se mi fa paura l’eutanasia e l’eugenetica, ho ancora più timore di una società dove non è più concesso morire &lt;/span&gt;naturalmente&lt;span style="font-style: italic;"&gt;; dove l’idea della morte è stata bandita e la sola parola &lt;/span&gt;morte &lt;span style="font-style: italic;"&gt;considerata impronunciabile, tabù – nonostante che sia sempre presente nella società, sotto le più svariate forme, e danza intorno a noi travestita degli abiti più sensuali e vitali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Credo che solo la fede e la carità, vissute nella libertà, possano aiutarci a camminare per i sentieri di questo mondo seguendo la direzione indicata dal Vangelo.&lt;/span&gt; (G.G)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dibattito prosegue &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/10/dibattito-su-ivan-illich2.html"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed id="VideoPlayback" src="http://video.google.it/googleplayer.swf?docid=-3855328767215576967&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=true" style="width: 400px; height: 326px;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-8750021899316400603?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/8750021899316400603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=8750021899316400603' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8750021899316400603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8750021899316400603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/dibattito-su-ivan-illich.html' title='Dibattito su Ivan Illich'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sr9zw8o24UI/AAAAAAAAATc/_ZA_XriA8wY/s72-c/Illich+-+montebello.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-6859190317249553582</id><published>2009-09-15T13:09:00.000-07:00</published><updated>2009-10-21T13:12:08.846-07:00</updated><title type='text'>Il fraintendimento di Ivan Illich</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Quale vita? Non questa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Note a margine dell’intervento di Lucetta Scaraffia su L’Osservatore Romano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CGABRIE%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:applybreakingrules/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Ogni volta che Ivan Illich&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; apriva bocca temeva di essere frainteso. E molte volte il corso delle cose dimostrò che questa sua preoccupazione era fondata (si pensi agli infuocati dibattiti che seguirono la pubblicazione delle sue due opere più famose: &lt;i&gt;Deschooling Society&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Medical Nemesis&lt;/i&gt;). E così, quando ho letto l’articolo della storica Lucetta Scaraffia, &lt;a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/cultura/207q04a1.html"&gt;&lt;i&gt;Qual è la vita che difendiamo?&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; (&lt;i&gt;L’Osservatore Romano,&lt;/i&gt; 9 settembre 2009), non sono rimasto affatto sorpreso, mi sono semplicemente chiesto: dov’è sta il fraintendimento? Perché di fraintendimento doveva trattarsi o, peggio, di strumentalizzazione.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_68Ak9RwI/AAAAAAAAAS8/QeKz4OK6Oo0/s1600-h/ivan+illich_vig.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 292px; height: 349px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_68Ak9RwI/AAAAAAAAAS8/QeKz4OK6Oo0/s320/ivan+illich_vig.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381795988585137922" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;La Scaraffia&lt;/st1:personname&gt; prende le mosse dalla lettura di un saggio di Ivan Illich intitolato &lt;i&gt;La vita umana come nuovo feticcio&lt;/i&gt;&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt; in cui l’autore cerca di mettere in guardia dall’utilizzo della parola &lt;i&gt;vita&lt;/i&gt;, nuovo idolo di chiese e di &lt;i&gt;bioeticisti&lt;/i&gt;, utilizzata per designare l’uomo come «un oggetto che si può manipolare, del quale ci si sente responsabili, che si può gestire», cosa che, dice, è «la perversione più radicale possibile»&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;. Utilizzare «il termine vita per uno zigote, un ovulo fecondato che dev’essere impiantato nell’utero» è un abuso&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;. Illich cerca di spiegare che «la ‘vita umana’ è una costruzione sociale recente, una cosa che oggi diamo tanto per scontata da non osare metterla seriamente in discussione». Per questa ragione, propone «che &lt;st1:personname productid="la Chiesa" st="on"&gt;la &lt;/st1:personname&gt;&lt;st1:personname productid="la Chiesa" st="on"&gt;Chiesa&lt;/st1:personname&gt; esorcizzi ogni riferimento al nuovo sostantivo ‘vita’ dal proprio discorso»&lt;sup&gt;5&lt;/sup&gt;. Il pensatore si muove verso una demistificazione del termine «vita», che si è trasformato in un idolo proprio grazie ai movimenti per la vita sostenuti dalle chiese cristiane, che è un «feticcio sociale che, da un punto di vista teologico, perverte &lt;st1:personname productid="la Vita" st="on"&gt;la Vita&lt;/st1:personname&gt; rivelata in un idolo»&lt;sup&gt;6&lt;/sup&gt;. Illich dunque attribuisce chiaramente delle responsabilità politiche e teologiche ben precise alle chiese, che in questo modo perdono di vista il messaggio del Vangelo («Io sono &lt;st1:personname productid="la Vita" st="on"&gt;la Vita&lt;/st1:personname&gt;», Gv 19) e pongono le basi di una complicità con l’ideologia dello sviluppo che propone il mito di una salute perfetta e di una vita illimitata.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Non si capisce perché mai &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;, dalle pagine del giornale della Santa Sede, proponga ai cattolici una lettura di questo genere. Loro, che hanno fatto della difesa della vita una battaglia idolatrica, cercano ora una nuova definizione di &lt;i&gt;vita&lt;/i&gt;? Bisogna dare atto alla commentatrice dell’&lt;i&gt;Osservatore&lt;/i&gt; che la sua lettura di Illich e la spiegazione che ne dà nella prima parte dell’articolo è rigorosa e riassume con chiarezza il contenuto del saggio, anche se in alcuni punti tende a smorzarne i toni e i riferimenti diretti alla responsabilità della Chiesa. Parafrasando le parole di Illich, la storica cattolica arriva comunque a scrivere: «Le Chiese, utilizzando il loro potere di creare dei miti, nutrono, consacrano e santificano questa nozione astratta di vita umana che non ha nulla a che vedere con la tradizione cristiana. Si permette così a questa identità spettrale di rimpiazzare progressivamente la nozione di ‘persona’».&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7IUyW11I/AAAAAAAAATM/L66Cgov1JGA/s1600-h/embrione.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 115px; height: 115px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7IUyW11I/AAAAAAAAATM/L66Cgov1JGA/s320/embrione.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381796200168478546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Tutto procede sin quando, dopo aver citato nella seconda parte dell’articolo anche Foucault e Pichot, &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la Scaraffia&lt;/st1:personname&gt; giunge ad una conclusione quantomeno sospetta. Alla fine dell’articolo si legge: «Non sarebbe meglio, allora, invece che di vita in senso astratto, parlare dei problemi delle singole creature – siano essi embrioni o feti, o malati senza speranza di guarigione – e difenderle, occuparsi della loro condizione fragile e delle possibilità di intervenire per proteggerle da tentativi di distruzione?». Se da una parte c’è la buona intenzione, ereditata dalla lettura di Illich, di prendere in considerazione le «singole creature», e non in senso astratto, ecco che dall’altra parte si ricasca nel solito errore: considerare feti ed embrioni come persone, intervenendo per proteggerle dai tentativi di distruzione. Ora, a chi non ha presente l’intero corpo delle opere di Illich, queste parole potrebbero apparire coerenti con la prima parte dell’articolo della Scaraffia. Ma chi, invece, ha una discreta conoscenza degli scritti di Illich, si ritrova subito a storcere il naso e ad avvertire puzza di bruciato. Qualcosa, infatti, non torna.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7IIKijsI/AAAAAAAAATE/lF7hs6XK5h0/s1600-h/Terra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 112px; height: 112px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7IIKijsI/AAAAAAAAATE/lF7hs6XK5h0/s320/Terra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381796196780248770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Non si può leggere un piccolo saggio senza tener conto del contesto e dell’intera opera dell’autore che l’ha scritto. E, sorprende che &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;, da qualche tempo impegnata a proporre questo pensatore libertario ed ‘eretico’ a certi ambienti della destra cattolica, non conosca le opere fondamentali di Illich, soprattutto &lt;i&gt;Nemesi medica&lt;/i&gt;. Per Illich uno dei problemi fondamentali era quello del limite, del pericolo di ignorare i limiti. Egli, in &lt;i&gt;Nemesi medica&lt;/i&gt;, descrisse l’espropriazione della salute come diretta conseguenza dell’operare di una classe medica «diventata una grave minaccia per la salute», responsabile di una sempre maggiore medicalizzazione della vita. Si tratta dello stesso processo che ci ha messo di fronte ai vastissimi problemi della cosiddetta bioetica, il problema della fine e dell’inizio della vita. Illich parlava di iatrogenesi (i danni creati dalla medicina) in senso clinico, sociale e culturale; la iatrogenesi culturale «s’instaura quando l’azienda medica mina la volontà della gente di sopportare la propria realtà»&lt;sup&gt;7&lt;/sup&gt;. Di conseguenza «la società, agendo attraverso il sistema medico decide quando e dopo quali offese e mutilazioni [il malato] dovrà morire … L’uomo occidentale ha perso il diritto di presiedere all’atto di morire»&lt;sup&gt;8&lt;/sup&gt;. Come si vede, Illich non poteva minimamente accettare che fosse la medicina a stabilire, con le sue tecniche e i suoi protocolli, con i suoi respiratori artificiali e i suoi sondini gastrici, quando e come a un uomo era consentito morire. Non poteva accettare che fosse il medico ad avere la completa responsabilità della vita, «da sperma a verme»&lt;sup&gt;9&lt;/sup&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Non si può nemmeno ignorare quello che fu l’atteggiamento personale e la testimonianza che Illich diede con il suo corpo quando si trattò di affrontare la malattia. Quando alla fine degli anni ’70 fu colpito da una crescita tumorale sul volto, decise di lasciarla stare, senza intervenire chirurgicamente e alleviando il dolore che il tumore gli provocava fumando oppio, ricorrendo all’agopuntura e allo yoga. La decisione di rifiutare ogni trattamento medico contro il tumore che gli comparve sulla guancia, che giunse a diventare grosso come un pompelmo e che lo accompagnò per vent’anni, fino alla sua morte, non deve essere letta come un atto di fondamentalismo o di oscurantismo ma semplicemente come la presa di coscienza che la malattia doveva essere accettata come parte del proprio essere; egli la chiamava: «la mia mortalità».&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7k1OBooI/AAAAAAAAATU/ZIH6ui6AJ_k/s1600-h/ivan+illich_03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 200px; height: 350px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_7k1OBooI/AAAAAAAAATU/ZIH6ui6AJ_k/s320/ivan+illich_03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381796689910801026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Stupisce allora che &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la Scaraffia&lt;/st1:personname&gt; utilizzi Illich, del quale dovrebbe conoscere le opere, per propagandare una sorta di personalismo dell’embrione e del feto, nonché la «protezione» ad oltranza dei «malati senza speranza di guarigione». Eludendo in tal modo il senso complessivo delle riflessioni del pensatore. Per Illich, infatti, lo scandalo sta nel fatto che la società possa arrivare a creare la possibilità che ci siano «malati senza speranza di guarigione» e non che questi possano, un giorno, morire.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Scrive ancora &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;: «Bisogna riflettere sulla provocazione di Illich: i cattolici devono essere capaci di trasmettere l’amore per &lt;st1:personname productid="la Vita" st="on"&gt;la Vita&lt;/st1:personname&gt; come è intesa nelle parole di Gesù, una Vita che diventa amore per le creature sofferenti, e non continuare a diffondere e sostenere un concetto biologico astratto che è estraneo alla nostra tradizione, che spesso ci rende ideologici e poco credibili». Se queste parole fossero accompagnate dal massimo della coerenza sarebbero parole piene, e cariche di significato. Ma, questa lettura, con ogni probabilità, risente dei problemi di collocazione politica e delle lotte di potere che si stanno consumando dentro i sacri palazzi, mostra come si sia disposti ad ogni gioco e ad ogni strumentalizzazione. Tanto che deve aver creato qualche imbarazzo in Vaticano se si è sentita la necessità di affiancare all’articolo della Scaraffia, forse per tutelarsi, un commento di risposta affidato ad Adriano Pessina (&lt;i&gt;Parole pericolose nel gioco degli equivoci&lt;/i&gt;). Così, c’è anche chi ha visto in questo «nuovo approccio» della Scaraffia una mossa politica «assai critica verso la ‘cultura della vita’ dell’epoca Wojtyla-Ruini», segno della nuova linea dell’&lt;i&gt;Osservatore&lt;/i&gt; e del suo direttore Vian, e delle strade che si stanno aprendo verso nuove alleanze politiche&lt;sup&gt;10&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;La Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;, poi, non tiene conto di un altro aspetto fondamentale dell’opera di Illich. Nella lettura che fa, non esplicita quello che per il nostro pensatore è stato un presupposto fondamentale per tutta la sua opera, senza il quale non sarebbe possibile comprendere appieno le sue analisi e la sua critica della modernità. Illich credeva che con il passare dei secoli le pratiche cristiane subirono un «pervertimento»&lt;sup&gt;11&lt;/sup&gt;, un capovolgimento. Ed è da questo rovesciamento del Vangelo, perpetuato ad opera delle istituzioni ecclesiastiche, che trae origine la modernità. Così, «nei discorsi contemporanei su salute, responsabilità per la vita, educazione permanente», Illich ci invita a vedere «non un adempimento della religione cristiana né una sua dimenticanza, ma la sua demoniaca parodia»&lt;sup&gt;12&lt;/sup&gt;. Quello che nelle sue ultime riflessioni chiamò il «pervertimento del cristianesimo» è uno degli aspetti più interessanti della sua opera, come critica alla religione e delle istituzioni. Un tema che, come è facile da comprendere, non potrà mai andare giù a chi tenta di tirare Illich per la giacchetta, facendolo rientrare nel dibattito politico italiano al fine di trovare una mediazione tra le posizioni più intransigenti e quelle più liberali della gerarchia cattolica, in relazione al mondo laico. Addirittura qui – ironia delle sorte – vittima di un «pervertimento» è il pensiero stesso di Illich, &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;la  Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;, infatti, arriva ad affermare che «questo [problema] non presenta alcuna somiglianza con le ideologie conflittuali che &lt;st1:personname productid="la Chiesa" st="on"&gt;la Chiesa&lt;/st1:personname&gt; ha affrontato nella prima fase della secolarizzazione, quando uno Stato nemico tentava di cancellarla: ora si cerca di rendere superfluo il suo ruolo con dei poteri che promuovono l'assistenza, lo sviluppo e la giustizia». Come se &lt;st1:personname productid="la Chiesa" st="on"&gt;la Chiesa&lt;/st1:personname&gt;, in quanto istituzione, possa considerarsi priva di ogni responsabilità nell’aver &lt;i&gt;congiurato&lt;/i&gt;, alleata dello Stato (qualsiasi esso sia), contro la fede cristiana originaria, per un pervertimento del cristianesimo. Si capisce quindi perché, quando uscì il volume di interviste a Illich &lt;i&gt;Pervertimento del Cristianesimo&lt;/i&gt;, la stessa Scaraffia, scrivendone la recensione su &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;, definì questo titolo «provocatorio» ed «eccessivo» (&lt;i&gt;Illich, domande al cristianesimo&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;, 22 luglio 2008), facendone una questione di forma piuttosto che di contenuto. &lt;st1:personname productid="La Scaraffia" st="on"&gt;La Scaraffia&lt;/st1:personname&gt;, infatti, si guarda bene dal citare il passo dove Illich afferma che «si profila un ruolo nuovo per istituzioni mitopoietiche, moralizzanti, legittimanti, un ruolo che non può essere compreso nella prospettiva delle vecchie religioni, ma che certe chiese si precipitano ad occupare»&lt;sup&gt;13&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;Illich fu sempre un pensatore fuori da ogni schema, il suo pensiero ancor’oggi si dimostra scomodo sia per i «difensori» che per gli accusatori della fede. Egli, infatti, criticò la religione proprio a partire dalla strumentalizzazione e dalla istituzionalizzazione che ha fatto del Vangelo, trasformando la libertà e la carità in bisogni da soddisfare e in norme da rispettare. Le parole di Ivan Illich, nonostante la polvere degli anni e i vari tentativi, a destra e a manca, di renderle partigiane, restano profetiche e, in tutta la loro libertà, più che mai attuali. «Ci sono persone – scriveva – che si dichiarano ‘per la vita’: alcuni si oppongono all’aborto, altri alla vivisezione, alla pena di morte o alla guerra. I loro antagonisti difendono il diritto di interrompere una gravidanza o una procedura medica di prolungamento della vita … ‘La vita sta lacerando &lt;st1:personname productid="la Chiesa" st="on"&gt;la Chiesa&lt;/st1:personname&gt;’. E tuttavia nessuno osa opporsi all’uso di questo ameba verbale nei dibattiti pubblici. Meno di ogni altro gli ecclesiastici. Alcuni accendono incensi alla vita. Altri si specializzano nello smercio di pie banalità pseudo bibliche sul ‘valore’ della vita. Mentre la medicina controlla la vita dallo sperma al verme, le chiese hanno acquisito una nuova credibilità sociale inquadrando queste attività mediche nell’apparenza di un discorso etico»&lt;sup&gt;14&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right; font-family: trebuchet ms;" align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right; font-style: italic; font-family: trebuchet ms;" align="right"&gt;G.G.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right; font-style: italic; font-family: trebuchet ms;" align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right; font-style: italic; font-family: trebuchet ms;" align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: trebuchet ms;"&gt;P.S.: C’è un racconto di Lev Tolstoj intitolato &lt;i&gt;La morte di Ivan Il’ič&lt;/i&gt; che, per uno strano gioco del destino, tratta proprio di quella «medicalizzazione della vita» di cui si occupò il nostro Illich. Leonardo Sciascia, accorgendosi di questa comunanza oltre il tempo, quasi come in un racconto di Borges, giunse a proporre che nelle traduzioni italiane del racconto di Tolstoj non si scrivesse più Ivan Il’ič, Ivàn Iljíč o Ivan Ilíč ma, più semplicemente, Ivan Illich&lt;sup&gt;15&lt;/sup&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;______________________&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;1&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;Ivan Illich (1926-2002), storico e critico della modernità. Prete cattolico, rinunciò all’esercizio pubblico del ministero nel &lt;st1:metricconverter productid="1969 a" st="on"&gt;1969 a&lt;/st1:metricconverter&gt; causa delle censure ecclesiastiche dovute alla sua attività di oppositore dello «sviluppo», esportato nei paesi poveri come forma più raffinata e pericolosa di colonialismo. Divenne celebre per aver contestato la società industriale, con le sue forme di consumo e gli apparati di servizi (&lt;i&gt;Descolarizzare la società&lt;/i&gt;, 1971; &lt;i&gt;La convivialità&lt;/i&gt;, 1973; &lt;i&gt;Nemesi&lt;/i&gt; &lt;i&gt;medica&lt;/i&gt;, 1976). In seguito, fu un acuto studioso delle trasformazioni prodotte dallo sviluppo tecnologico nella percezione di sé e del mondo (&lt;i&gt;Il genere e il sesso&lt;/i&gt;, 1982; &lt;i&gt;Nello specchio del passato&lt;/i&gt;, 1992; &lt;i&gt;Nella vigna del testo&lt;/i&gt;, 1993).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;2&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; Scaraffia cita questo saggio (che in realtà è il testo di un discorso tenuto da Illich ad un incontro della Chiesa evangelica luterana d’America nel 1989) nella sua versione francese, col titolo &lt;i&gt;La construction institutionelle d’un&lt;/i&gt; &lt;i&gt;nouveau fétiche: la vie humaine&lt;/i&gt; (in &lt;i&gt;Oeuvres complètes&lt;/i&gt;, II, Paris 2005); la traduzione italiana si trova in I. Illich, &lt;i&gt;Nello specchio del passato&lt;/i&gt;, Milano 2005, pagg. 223-236. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;3&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;Conversarzioni con Ivan Illich. Una archeologo della modernità&lt;/i&gt;, a cura di David Cayley, Milano 1994, pagg. 194-195.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;4&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; E aggiunge: «Per questa ragione quando ho tenuto [questo] discorso a un folto gruppo di ministri protestanti degli Stati Uniti, ho cominciato con una bestemmia formale, la bestemmia più forte che ti puoi immaginare, dicendo per tre volte: ‘Al diavolo la vita!’» (&lt;i&gt;Ibidem&lt;/i&gt;).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;5&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;Nello specchio del passato&lt;/i&gt;, op. cit., pag. 224.&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;6&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;Ivi&lt;/i&gt;, pag. 231.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;7&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; da &lt;i&gt;Medical Nemesis&lt;/i&gt;, cit. in &lt;i&gt;I fiumi a nord del futuro. Testamento raccolto da David Cayley&lt;/i&gt;, Macerata 2009, pag. 252. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;8&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; I. Illich, &lt;i&gt;Nemesi medica. L’espropriazione della salute&lt;/i&gt;, Milano 2005, pag. 205.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;9&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; Cfr. &lt;i&gt;I fiumi a nord del futuro&lt;/i&gt;, op. cit., pag. 112.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;10&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; Così ha scritto il cattolico ultratradizionalista Antonio Socci in un articolo apparso su &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; l’11 settembre 2009.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;11&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; Si veda a questo proposito Jacques Ellul, &lt;i&gt;La subversion du christianisme&lt;/i&gt;, Paris 1984.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;12&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;I fiumi a nord del futuro&lt;/i&gt;, op. cit., pag. 287. Si veda a questo proposito anche l’opera &lt;i&gt;Pervertimento del Cristianesimo. Conversazioni con David Cayley su vangelo chiesa e modernità&lt;/i&gt;, Macerata 2008.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;13&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;Nello specchio del passato&lt;/i&gt;, op. cit., pag. 229.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;14&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; &lt;i&gt;Ivi&lt;/i&gt;, pag. 228.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;sup&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:10pt;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/span&gt;15&lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt; L. Sciascia, &lt;i&gt;Cronachette&lt;/i&gt;, in &lt;i&gt;Opere&lt;/i&gt; &lt;i&gt;1971-1983&lt;/i&gt;, Milano 2001, pag. 1219.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-6859190317249553582?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/6859190317249553582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=6859190317249553582' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6859190317249553582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6859190317249553582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/il-fraintendimento-di-ivan-illich.html' title='Il fraintendimento di Ivan Illich'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sq_68Ak9RwI/AAAAAAAAAS8/QeKz4OK6Oo0/s72-c/ivan+illich_vig.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2475697021998630201</id><published>2009-09-03T14:09:00.000-07:00</published><updated>2009-09-04T05:51:53.963-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 6 settembre</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In attesa che qualcuno ci tocchi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».&lt;/span&gt; (Mc 7,31-37)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SqAyZPw3puI/AAAAAAAAAS0/mbQJKc1Tf78/s1600-h/Giovanni_Francesco_Caroto_001.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 260px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SqAyZPw3puI/AAAAAAAAAS0/mbQJKc1Tf78/s320/Giovanni_Francesco_Caroto_001.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5377353364389996258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per noi, uomini e donne di oggi, un fatto prodigioso come quello che ci viene raccontato in questo brano di Marco è quantomeno difficile da comprendere; immersi come siamo in una società che cerca sempre di dare una spiegazione il più possibile «scientifica» dei fenomeni che ci circondano, non ci accontentiamo più del silenzio di fronte all’inspiegabile, al mistero (dal greco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mystérion&lt;/span&gt;, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;myo&lt;/span&gt;, serrare le labbra) inteso come l’insufficienza del linguaggio umano di dare una spiegazione della totalità dei fatti. Non si tratta di credere ai «miracoli» (madonne in lacrime, frati sanguinanti, suore allucinate, ecc) ma piuttosto di lasciarsi stupire, di meravigliarsi ancora di fronte alle cose e agli avvenimenti della vita (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;miraculum &lt;/span&gt;deriva da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mirari&lt;/span&gt;, meravigliarsi); occorre tornare a scoprire l’autenticità delle cose cercando di riappropriarci della nostra fisicità. Il vangelo, infatti, ci narra di un fatto fisico, talmente fisico che finisce per avere una forte valenza sociale, tanto da essere riconosciuto da tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le azioni e le parole di Gesù di fronte al sordomuto sono espressione estrema di fisicità: gli tocca le orecchie con le dita, la lingua con la saliva, sospira, parla. E tutto questo avviene «in disparte, lontano dalla folla». Per la cultura del tempo, la sordità e l’afasia erano considerati un castigo; il segno di una colpa commessa, la concretizzazione fisica di un peccato commesso, dall’interessato o dai genitori. Eppure Gesù non teme la contaminazione e, come sempre, tocca; restituendo non solo la parola e l’udito al sordomuto, ma reintegrando nella vita sociale e religiosa un individuo sino ad allora considerato un emarginato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che anche in questi momenti, compiendo questi «segni», Gesù mina alle basi la dimensione sacrale della cultura del suo tempo. Egli, infatti, reintegra nella comunità dei puri qualcuno che ne era stato separato a motivo della sua impurità o del suo rapporto anomalo con il divino. E lo fa con dei gesti, con delle parole, con dei segni che pur nella loro semplicità destano meraviglia, creano stupore. Non fa altro che avvicinare gli uomini e le donne alla vita: questa è la buona notizia che i profeti avevano annunciato e per cui avevano lottato («Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto», Isaia 35,5-6).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La buona notizia, l’evangelo, rompe con lo stato delle cose, con il mondo come siamo abituati ad intenderlo. L’annuncio di Gesù apre nel mondo, nella storia, una spaccatura irrimediabile: squarcia il velo del Tempio, il dominio del sacro. Gesù, uomo autentico, con i suoi gesti ha compiuto questo miracolo: l’unica legge è l’amore. Tuttavia il sacro, che è principalmente una struttura di potere, religioso ma anche politico, si ripropone nel corso della storia continuamente, sotto le forme più diverse e ambigue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, abituati come siamo a riporre la nostra fiducia nella Tecnica (internet, auto, cellulari…), viviamo ormai in un mondo artificiale dove le relazioni umane sono mediate dagli oggetti che l’uomo si è costruito e che hanno finito per imprigionarlo, costringendolo in un «mutismo» che, seppur diverso da quello del sordomuto guarito da Gesù, impedisce ogni espressione di autenticità e ostacola ogni scelta inserita in una dimensione umana. Ci troviamo di fronte ad una situazione dove il sacro, lo stesso contro il quale ha lottato Gesù, si ripropone con insistenza anche in luoghi in cui non avremmo mai immaginato, non solo nelle chiese ma negli apparati statali, nelle multinazionali e in ogni struttura di potere che propone una nuova «religione», impedendoci di vivere fraternamente, nella convivialità, in un mondo dove possa esserci armonia tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi: gli animali, le piante. Questa «società tecnica» – come l’ha definita Jacques Ellul – si è rivestita di una sacralità mostruosa, tanto da trasformarsi in un nuovo terribile Moloch che ogni giorno chiede in sacrificio la libertà (Cfr. J.Ellul, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Les nouveaux possédés&lt;/span&gt;, Paris, Fayard, 1973, p. 259).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In gioco, infatti, è la nostra libertà. Si fa un gran parlare di libertà: questa continua presenza della parola «libertà» sulle nostre bocche è il segno più evidente della mancanza di essa nel nostro mondo. Non sappiamo più, effettivamente, chi prende le decisioni per noi, e la cosiddetta crisi della politica è il segno più evidente di questo smarrimento. In questo tempo di crisi, ci troviamo così impossibilitati a compiere delle scelte, sentiamo tutta la forza e il peso di un vortice fuori da ogni controllo che non sappiamo dove ci porterà. Sappiamo soltanto – e lo vediamo tutti i giorni – che uomini e donne provenienti da paesi lontani in cerca di fortuna nei nostri «paradisi occidentali» vengono respinti, rigettati in un mare mangia-disperati; che donne e uomini liberi di amare vengono picchiati, minacciati, accoltellati perché hanno il coraggio del loro amore; che le donne sono vittime di violenza perché i «maschi» non vogliono che anche loro esistano; che i bisogni che ci hanno fatto credere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nostri &lt;/span&gt;sono stati creati ad arte e che esaudendoli non si diviene felici; che i giovani non hanno speranza perché non riescono più a guardare l’orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ellul, questo grande critico della società tecnologica e della modernità, nelle ultime pagine del suo ultimo libro (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le bfuff technologique&lt;/span&gt;, 1988), annunciava «un enorme disordine mondiale che si manifesterà attraverso ogni contraddizione e smarrimento». Ebbene, forse ci siamo già. Egli si chiedeva: non siamo «immobilizzati, bloccati, incatenati»? Si rispondeva in questo modo: «No, se in realtà, alla fine, conoscendo la limitatezza del nostro margine di manovra, approfittiamo, mai dall’alto e con la forza, ma sempre avendo a modello il modo di farsi strada di una sorgente e attraverso la sola attitudine allo stupore, dell’esistenza frattale di questi spazi di libertà, per instaurarvi una tremolante libertà (ma una libertà effettiva, non concessa, non mediata da strumenti, non politica), inventarvi ciò che potrebbe essere il Nuovo che l’uomo attende» (cit. in J-L Porquet, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jacques Ellul, l’uomo che aveva previsto (quasi) tutto&lt;/span&gt;, Jaca Book, Milano 2008, pag. 244).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;È di fronte a tutta questa violenza, ad un mondo che non controlliamo più e che ci condanna ad una iniqua precarietà dell’esistenza, che dobbiamo sperare con tutta la nostra forza di essere «toccati»; che un giorno qualcuno si affacci alla nostra porta e ci dica con forza, un po’ in disparte: «Apriti!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2475697021998630201?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/2475697021998630201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=2475697021998630201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2475697021998630201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2475697021998630201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/09/commento-al-vangelo-di-domenica-6.html' title='Commento al vangelo di domenica 6 settembre'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SqAyZPw3puI/AAAAAAAAAS0/mbQJKc1Tf78/s72-c/Giovanni_Francesco_Caroto_001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-3322196036825452563</id><published>2009-07-03T05:52:00.000-07:00</published><updated>2009-07-03T05:57:37.751-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 5 luglio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Profeti in casa nostra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. &lt;/span&gt;(Marco 6,1-6)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù «non poté operare nessun prodigio» tra questa gente (v. 5). È il primo caso di sconforto e d’impotenza manifestato nel Vangelo di Marco, tanto da spingere il Nazareno ad affermare: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (v. 4).&lt;br /&gt;Un punta negativa di incredulità conclude questa sezione di Marco. Come fa notare la professoressa Clementina Mazzucco, «Anche questi concittadini fanno parte del gruppo di coloro che guardano ma non sanno vedere, ascoltano ma non sanno capire: un pericolo, quindi, che non tocca soltanto chi è sempre stato lontano dal vero Dio, come i Geraseni, ma anche, e forse soprattutto, coloro che invece hanno addirittura famigliarità con Gesù, che credono di conoscerlo bene. Costoro … non riescono ad ammettere che manifestazioni divine e messianiche possano verificarsi in una realtà tanto quotidiana e modesta quale è quella del Gesù che svolge l’umile lavoro dell’artigiano, che vive in una famiglia normale una vita normale: come può il divino conciliarsi con un umano così banale? Come può un seme così piccolo produrre una pianta tanto grande? È il mistero del Regno che sfugge ai più» (C. Mazzucco, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lettura del Vangelo di Marco&lt;/span&gt;, Silvio Zamorani editore, Torino 1999, p. 78).&lt;br /&gt;Nella sinagoga si scandalizzavano di lui: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?» (vv. 2-3).&lt;br /&gt;Questa tentazione di non accogliere la parola di chi ci è vicino, le provocazioni e i pensieri di chi riteniamo troppo umile, limitato e prossimo, a cui siamo abituati è anche e sempre la nostra tentazione. Con questo non intendo spostare il discorso sull’aspetto «morale» della questione, sulle ricadute personali e relazionali che questo comporta, ma su un movimento più vasto, su una capacità di ricezione delle cose e delle parole (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;davar&lt;/span&gt;) che sgorgano come fiumi in piena dalla bocca dell’altro, soprattutto da chi meno ci aspettiamo. Cerchiamo sempre l’oratore più simpatico, il relatore più capace e affascinante, il professore più famoso. Ci sentiamo rassicurati dalla presenza di questi «sapienti», di questi esperti – loro sì hanno le credenziali, loro sì hanno studiato e i certificati, i diplomi e le «carte» che hanno appesi alle pareti lo testimoniano. Spesso ci si sente impotenti di fronte alla Parola e alle parole e non si osa dire la propria parola, la propria interpretazione.&lt;br /&gt;Questo ha a che fare con il coraggio, con la «parresia», la libertà della parola. La parola è di tutti, dobbiamo ridarle libertà. Ciò non significa che dobbiamo dar retta a tutte le parole, a chi parla a sproposito o a chi mente sapendo di mentire, ma che dobbiamo avere il coraggio di ascoltare e di dare valore anche alle parole di chi consideriamo troppo inesperto per dire la sua, di chi non ha gli attestati per poter parlare con sapienza e intelligenza.&lt;br /&gt;La parola è parola di vita e la sapienza viene d’alto, non dalle università, dalle scuole, dalle cattedre di teologia,  dai giornali e dagli esperti. La sapienza viene dalla vita delle persone, dall’esperienza dei poveri, dalla sofferenza di chi non ha voce. Chi non ha voce, non ce l’ha perché qualcuno gli ha sottratto la possibilità di gridare, di parlare, di dire la sua e di essere ascoltato, seriamente e con rispetto, con considerazione. Liberiamoci allora dagli «esperti di troppo» – come li ha definiti il simpatico Ivan Illich – riprendiamoci la libertà di dire le parole e di dire sulla Parola. Non dobbiamo avere timore di essere derisi, cacciati, presi per matti.&lt;br /&gt;Dall’altra parte, facciamo attenzione a non andare in cerca di «profeti», esperti che possano soddisfare e dare risposta alle nostre domande. Prendiamo su di noi il coraggio della profezia, della parola. Il tempo dei profeti è finito, è iniziato il tempo della profezia. Diamo retta agli umili, ai piccoli, ai noiosi. Parliamo tra noi spinti dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;caritas&lt;/span&gt;, dalla simpatia e dall’amicizia. Fuggiamo dai congelatori della parola, dai ripetitori di parole morte e mortifere.&lt;br /&gt;E, se ci sentiamo inesperti, prendiamo in mano i libri, studiamo e meditiamo liberamente – senza nessuno che ci dica cosa imparare e come dobbiamo farlo. Non perpetuiamo le condizioni che hanno fatto respingere Gesù, la sua sapienza; che gli hanno fatto dire: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (v. 4).&lt;br /&gt;«I figli spirituali di coloro che non hanno accolto Gesù diranno oggi, dinnanzi alla testimonianza evangelica dei poveri del nostro paese, ma “questo non è un contadino che a malapena sa parlare lo spagnolo? Cosa possono dirci costoro che passano la vita protestando, senza lavorare?”. Li conosciamo, pertanto non possiamo attenderci nulla da costoro» (G.Gutierrez, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Condividere la Parola&lt;/span&gt;, Queriniana, Brescia 1996, p. 232).&lt;br /&gt;Perciò non dobbiamo passare dalla parte di chi toglie la parola, ma creare le condizioni affinché tutti possano essere profeti. Gesù inizialmente aveva annunciato il regno a tutti, passò poi ad annunciarlo a pochi e, infine, nessuno si dimostrò capace di ascoltare il suo annunzio, la buona notizia del regno. Restò solo, lo lasciarono solo.&lt;br /&gt;Accettare profeti in patria, significa essere coinvolti personalmente, e non per sentito dire. Significa trovarsi di fronte alla provocazione, all’autenticità delle cose, alla denuncia nel nostro quotidiano. Non è facile, perciò, lasciare che un profeta parli nella sua stessa patria, nella sua casa, nella sua famiglia: il messaggio da lui annunciato sarebbe troppo duro, troppo vero, perché dentro alle cose.&lt;br /&gt;È un discorso che tocca lo spazio del vivere, del quotidiano. Le dimensioni autentiche della nostra vita – non c’entra il moralismo, altrimenti sarebbe come dire: «poveretto, sappiamo com’è, lasciamolo parlare, così poi si zittisce e possiamo continuare con i nostri discorsi». Non è questo. Si tratta di considerare le dimensioni di libertà che ci vengono tolte ogni giorno e di lottare per riconquistarle, per ridare a tutti l’autorità della parola («Donde gli vengono queste cose?»).&lt;br /&gt;Non possiamo continuare a delegare conoscenze, saperi, capacità di intervento. Dobbiamo muoverci verso la strada della «convivialità» – che non è utopia (non-luogo) ma eu-topia (buon-luogo) – intesa in senso sociale e culturale. «Conviviale è la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare lo strumento per realizzare le proprie intenzioni» (Illich). Una strada verso la gioia e l’amicizia. Un cammino di emancipazione che ci consenta di riprenderci e di rivendicare la libertà di intervenire nella materialità del vivere, nelle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre famiglie.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-3322196036825452563?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/3322196036825452563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=3322196036825452563' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3322196036825452563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3322196036825452563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/07/commento-al-vangelo-di-domenica-5.html' title='Commento al vangelo di domenica 5 luglio'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4548829172827707684</id><published>2009-06-10T13:46:00.000-07:00</published><updated>2009-06-10T13:59:33.731-07:00</updated><title type='text'>Incontro Cdb Chieri - Gruppo biblico di Torino su Giobbe</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La provocazione di Giobbe per il credente di oggi:&lt;br /&gt;tempo di sfide per la nostra fede&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SjAeSk7_UAI/AAAAAAAAASk/wZn1i3fh248/s1600-h/Giobbe+-+chagall.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 268px; height: 363px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SjAeSk7_UAI/AAAAAAAAASk/wZn1i3fh248/s320/Giobbe+-+chagall.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5345806062190546946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Marc Chagall, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La preghiera di Giobbe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Sabato 6 giugno, presso la sede della Comunità di base di Chieri, si è tenuto l'&lt;a href="http://www.cdbchieri.it/giobbe%206.6.09.pdf"&gt;incontro di fine anno&lt;/a&gt; del Gruppo biblico di Torino.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.multiopac.com/misc/chieri_giugno_2009/"&gt;Qui il link&lt;/a&gt; con la registrazione dell'incontro, con gli interventi di Carlo Bianchin, Vilma Gabutti, Franco Barbero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4548829172827707684?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/4548829172827707684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=4548829172827707684' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4548829172827707684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4548829172827707684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/06/incontro-cdb-chieri-gruppo-biblico.html' title='Incontro Cdb Chieri - Gruppo biblico di Torino su Giobbe'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SjAeSk7_UAI/AAAAAAAAASk/wZn1i3fh248/s72-c/Giobbe+-+chagall.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-3802439219864827166</id><published>2009-04-20T12:56:00.000-07:00</published><updated>2009-04-20T13:03:48.058-07:00</updated><title type='text'>Un nuovo Credo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SezU5QRKZwI/AAAAAAAAASc/x1e9a6N0tjw/s1600-h/cristo_comunista.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 131px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SezU5QRKZwI/AAAAAAAAASc/x1e9a6N0tjw/s320/cristo_comunista.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326866539357038338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Credo in Dio, amore infinito,&lt;br /&gt;che esprime sovranamente il suo essere più profondo nell'evoluzione del cosmo e dell'umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in Gesù, nostro Messia,&lt;br /&gt;immagine unica di Dio,&lt;br /&gt;nato da genitori umani,&lt;br /&gt;senza essere opera umana,&lt;br /&gt;ma interamente frutto della grazia salvifica di Dio.&lt;br /&gt;Egli percorse il cammino della sofferenza e della morte,&lt;br /&gt;fu crocifisso per ordine di Ponzio Pilato,&lt;br /&gt;morì e fu sepolto,&lt;br /&gt;ma vive in pienezza,&lt;br /&gt;perché si è aperto a Dio rimanendo interamente immerso in Lui,&lt;br /&gt;diventando per questo una forza di guarigione,&lt;br /&gt;in modo da poter condurre tutta l'umanità alla sua pienezza.&lt;br /&gt;Credo nell'azione ispiratrice del soffio di vita di Dio&lt;br /&gt;e nella comunità universale della Chiesa,&lt;br /&gt;nella quale Gesù, il Cristo, continua a vivere con volto umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo nel dono di Dio,&lt;br /&gt;che ci sana e fa di noi una nuova creazione,&lt;br /&gt;per diventare, infine, esseri umani.&lt;br /&gt;E credo nel futuro divino dell'umanità,&lt;br /&gt;un futuro che significa la vita senza limiti.&lt;br /&gt;Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(Roger Lenaers)&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-3802439219864827166?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/3802439219864827166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=3802439219864827166' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3802439219864827166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/3802439219864827166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/04/un-nuovo-credo.html' title='Un nuovo Credo'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SezU5QRKZwI/AAAAAAAAASc/x1e9a6N0tjw/s72-c/cristo_comunista.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1058333949676607952</id><published>2009-04-02T12:48:00.000-07:00</published><updated>2009-04-02T13:00:07.500-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 5 aprile</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;La morte del Cristo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marco 14,1-15,47&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il racconto della Passione è lungo e complesso. Gli studiosi si sono concentrati sull’analisi di ogni singolo elemento, sino ai particolari più nascosti e misteriosi, e questo ha portato alla produzione di una raccolta molto estesa di opere che trattano il tema. Dunque, non mi avventurerò in una esegesi del racconto, in una spiegazione complessiva degli ultimi giorni della vicenda storica di Gesù. Il testo, del resto, è molto coinvolgente, sia emotivamente sia letterariamente, e forse bisognerebbe leggerlo semplicemente, così com’è, senza avere troppe pretese; senza pensare di arrivare ad una ricostruzione storica e definitiva dei fatti che portarono alla morte del profeta di Nazaret. Del resto,  il racconto in questione non è né una cronaca né un verbale di interrogatorio, ma piuttosto una ricostruzione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a posteriori &lt;/span&gt;che ha come scopo principale la narrazione di una vicenda di fede, un’esperienza che è diventata fondante per le prime comunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una morte avvenuta nel silenzio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Si può pensare che la sua morte sia avvenuta nel silenzio». Così, il biblista Giuseppe Barbaglio conclude il capitolo sulla crocifissione del suo libro su Gesù (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gesù ebreo di Galilea&lt;/span&gt;, Edb, Bologna 2002, p. 519). Probabilmente, nessuno era presente sul Golgota durante la morte del maestro galileo – a parte qualche soldato, gli esecutori materiali del supplizio. Nessuno dei suoi discepoli – troppo impauriti per farsi vedere in giro – e nessuno dei grandi e dei potenti della terra – troppo lontani da quella periferia di Impero romano che era la Palestina dell’epoca. Ma lì, sul quel monte, si stava consumando la vicenda di un uomo che avrebbe cambiato la storia dell’Occidente (nel bene e nel male) e che avrebbe assunto il ruolo – suo malgrado – di «personaggio fondante» di una nuova religione.&lt;br /&gt;Quando i seguaci di Gesù provarono a raccontare la vicenda dell’uccisione del loro maestro, partirono praticamente da zero: «Tutto ciò che i discepoli più prossimi sapevano della Passione era che Gesù era stato crocifisso» (J.D. Crossan, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Historical Jesus. The Life of a Mediterranean Jewish Peasant&lt;/span&gt;, San Francisco 1992, p.375). Dunque, «la ricostruzione del processo di Gesù nei vangeli è in funzione apologetica», ciò non toglie che «la sentenza e la condanna non sono state una finzione» (O. da Spinetoli, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gesù di Nazaret&lt;/span&gt;, La meridiana, Molfetta 2005, p. 209).&lt;br /&gt;Il motivo della condanna di Gesù è da ricercare nella sua vita, nelle sue scelte, nella sua autenticità e nella coerenza del suo stile di vita con il messaggio da lui annunciato. Così, «giunto al compimento del suo dramma, al momento di massima tensione emotiva, riaffiora la fedeltà allo stile di vita che aveva abbracciato. Gesù rimane solo, con le sue sole forze, faccia a faccia con Dio. Continua a essergli obbediente. Non chiede nulla che non sia quello che deve avvenire. E tutto avverrà davanti a un mondo che non può dominare e che gli è sostanzialmente lontano ed estraneo. Uomo della mobilità e della convivialità, rimarrà totalmente solo e immobilizzato sul legno» (A. Destro – M. Pesce, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’uomo Gesù. Giorni, luoghi, incontri di una vita&lt;/span&gt;, Mondadori, Milano 2008, p. 214).&lt;br /&gt;Quando fu il momento di narrare la vicenda della Passione, i discepoli – attuando un procedimento tipico delle tradizioni antiche e presente in tutta la Bibbia – attinsero dalle Scritture ebraiche le immagini e le citazioni adatte a descrivere Gesù all’interno del piano salvifico di Dio e della storia di Israele – cominciando ad identificare il maestro di Nazaret con il Cristo, il Messia. Nacque così l’accostamento tra Gesù e l’immagine veterotestamentaria del «servo sofferente» (cfr. Isaia 52,13 e il Salmo 22). «L’intero salmo 22 diventò un repertorio di elementi che entrarono nella narrazione della morte di Gesù, e più tardi vennero inseriti nella liturgia della Passione» (C. Ginzburg, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ecce. Sulle radici scritturali dell’immagine di culto cristiana&lt;/span&gt;, in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Occhiali di legno. Nove riflessioni sulla distanza&lt;/span&gt;, Feltrinelli, Milano 1998, pp. 100-17, p. 107). Così, in Marco leggiamo che «si divisero le sue vesti tirando a sorte su di esse» (v. 15,24), e che «i passanti lo insultavano scuotendo il capo» (v. 29). Tutte citazioni del Salmo 22.&lt;br /&gt;Ma il racconto raggiunge il culmine della drammaticità nel grido di Gesù sulla croce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34, cfr. Sal 22,2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La maledizione della croce&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte sulla croce di Gesù dovette rappresentare un trauma enorme per i suoi discepoli e le sue discepole. Morire in croce, oltre all’atroce supplizio che comportava, significava – per la tradizione ebraica – essere «maledetti». Le origini di questa maledizione si trovano nel Deuteronomio, dove si legge: «Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull'albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti dà in eredità». (Dt 21,22-23).&lt;br /&gt;Per le prime comunità questo trauma fu fondamentale. Si cercò di porre rimedio a questa situazione e si arrivò a «spiegare» in altri modi la morte di Gesù di Nazaret. Paolo, nella lettera ai Galati, diede la sua interpretazione dell’evento: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Maledetto chi pende dal legno&lt;/span&gt;» (Gal 3,13). Questo problema, comunque, continuò a destare scandalo ancora per molto tempo, risultando a molti inspiegabile. Per esempio, l’autore della traduzione latina della Bibbia (la Vulgata), il padre della chiesa Girolamo, tentò di dare una sua spiegazione del problema negando completamente la visione di Paolo (cfr. Girolamo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Comm. in Gal. Lib. II&lt;/span&gt;, Patrologia latina, vol. 26, 388).&lt;br /&gt;Nonostante i numerosi tentativi per dare una soluzione a questo scandalo con la Chiesa che ci ha costruito sopra tutta una serie di impalcature teologiche, l’idea della maledizione è giunta fino a noi. Sergio Quinzio così scrive: «Alla croce è stato appeso e sulla croce è morto Dio, diventato peccato e maledizione, e si può solo sperare che la morte di Dio sia più sapiente e più forte della vita degli uomini». A morire sulla croce, così è stato «creduto lungo i secoli, è Dio, a salire sulla croce non può essere altri che Dio» (S. Quinzio, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La sconfitta di Dio&lt;/span&gt;, Adelphi, Milano 1992, p. 57).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Maledetta incarnazione!» ovvero il tarlo della secolarizzazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La «rivoluzione» di Gesù – se così vogliamo chiamarla – consistette nella liberazione dell’essere umano dal dominio del sacro. Ed è da questa idea di desacralizzazione che nasce la modernità, con tutte le implicazioni che questo ha comportato e continua a comportare. Ma a queste correnti sotterranee di liberazione (che potremmo definire le «correnti del regno di Dio»), si affiancano perennemente delle forze contrarie che lavorano per rinnegare il regno e trasformarlo in dominio del sacro. Uno studioso francese, Jaques Ellul, ha definito questo processo continuo e dialettico la «subversion» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sub-vertere&lt;/span&gt;) del cristianesimo, intendendo questo termine come «sovversione» ovvero come «pervertimento». (cfr. J. Ellul, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La subeversion du christianisme&lt;/span&gt;, Seuil, Paris 1984, p. 73-75). Il processo di desacralizzazione, innescato dal cristianesimo nascente, pur essendo per sua natura irreversibile, è stato ad un certo punto arrestato – o almeno si è tentato di farlo o creduto di poterlo fare – per avviare una «ricostruzione del sacro» che, nella storia, si è rivelata «pervertimento del cristianesimo».&lt;br /&gt;Potremmo dire che il tarlo della secolarizzazione, il germe della liberazione dal sacro, è stato portato dal cristianesimo insieme al concetto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kenosis &lt;/span&gt;(abbassamento, svuotamento di Dio). Il grande studioso Ivan Illich, arrivando a porsi il problema del male e del continuo emergere del sacro, e della violenza che esso comporta, ha affermato: «Mi trovo, come storico, di fronte a una realtà storica, un’epoca che, quanto più la guardo, tanto più mi appare confusa, incomprensibile e incredibile. Non ha nulla a che spartire con nessun’altra epoca storica ... Come spiegare questo male straordinario che non si è visto in altre società, ma solo là dove è stata importata la società occidentale? È qui, a mio parere, che il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mysterium iniquitatis &lt;/span&gt;mi fornisce una chiave per comprendere il male di fronte al quale oggi sono, e per il quale non so trovare oggi una parola. Come uomo di fede, dovrei chiamarlo il misterioso tradimento o la perversione di quel tipo di libertà che i Vangeli hanno portato ... Quanto più ti permetti di concepire il male che hai sotto gli occhi come un male di nuovo genere, di un genere misterioso, tanto più forte diventa la tentazione – non posso fare a meno di dirlo – di maledire l’incarnazione di Dio». (I.Illich, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pervertimento del cristianesimo&lt;/span&gt;, Quodlibet, Macerata 2008, p. 28).&lt;br /&gt;Il mondo moderno, secondo Illich, è coinvolto in un tradimento del suo antecedente cristiano ed è sostanzialmente un tempo apocalittico: «la perdita di fiducia nelle istituzioni moderne esprime non la fine del cristianesimo, ma il disvelamento di quel male misterioso che fece il suo ingresso nel mondo col cristianesimo. Questo male fu identificato dagli autori del Nuovo Testamento come l’Anticristo, un male, essi sostennero, che sarebbe maturato in seno alla chiesa come l’intima e sempre presente possibilità di un tradimento del Vangelo da parte di coloro che avrebbero falsamente proclamato di parlare in suo nome» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ivi&lt;/span&gt;, p. 100).&lt;br /&gt;Questo male, causa del pervertimento continuo e della corruzione (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;corrupto optimi pessima&lt;/span&gt;, ciò che era ottimo, una volta corrotto, è pessimo) del cristianesimo non è una forza esterna, qualcosa che interviene da fuori, ma è insito nel cristianesimo stesso, e tramandato lungo i secoli. È questo il mysterium iniquitatis («Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene», 2Te 2,7). È questa la chiave ermeneutica necessaria per giungere ad un disvelamento definitivo della storia, affinché il regno possa arrivare.&lt;br /&gt;Questa concezione non è lontana dalla vita, ma anzi ci permette di leggere dentro le cose, e demistificare, e decostruire gli oggetti, i fatti, la realtà che ci circonda a partire dalle istituzioni economiche e sociali. «L’Anticristo, che assomiglia in così tante cose a Cristo, e che insegna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;concezioni globali, responsabilità universale, umile accettazione di quel che viene insegnato anziché personale ricerca della verità, guida attraverso istituzioni&lt;/span&gt;. L’Anticristo, o diciamo il mysterium iniquitatis, è il conglomerato di una serie di perversioni con le quali cerchiamo di dare alle nuove possibilità che sono state aperte attraverso il Vangelo, istituzionalizzandole, sicurezza, capacità di sopravvivenza, indipendenza dalle persone singole. Io sostengo che il mysterium iniquitatis ha covato a lungo ... ma oso dire che oggi esso è presente più chiaramente di quanto lo sia stato prima». (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ivi&lt;/span&gt;, p. 101, sottolineatura nostra).&lt;br /&gt;Questo è il paradosso del pervertimento del cristianesimo. Il tradimento della Chiesa «non è qualcosa di non-cristiano» ma «è parte della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kenosis&lt;/span&gt;», è dentro la chiesa stessa, dentro il cristianesimo. E, addirittura, la paradossalità della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;corruptio optimi &lt;/span&gt;è trasferita direttamente in Dio (cfr. Ivi, p. 149).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1058333949676607952?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/1058333949676607952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=1058333949676607952' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1058333949676607952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1058333949676607952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/04/commento-al-vangelo-di-domenica-5.html' title='Commento al vangelo di domenica 5 aprile'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4089302040180518806</id><published>2009-03-15T08:15:00.000-07:00</published><updated>2009-03-15T08:28:08.516-07:00</updated><title type='text'>Intervento di Antonietta Potente sugli echi del cambiamento politico internazionale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;... Bisognerebbe essere un po’ alchimisti, maghi e poeti per poter solidarizzare con tutti coloro che nonostante tutto hanno speranza e pensano, creano e ricreano la storia tutti i giorni... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(Antonietta Potente)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Restiamo svegli sul tempo storico che ci sospinge&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Antonietta Potente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sb0eJb-O1eI/AAAAAAAAASM/9yAuV0wlnbA/s1600-h/van+gogh+-+notte+stellata.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 405px; height: 330px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sb0eJb-O1eI/AAAAAAAAASM/9yAuV0wlnbA/s320/van+gogh+-+notte+stellata.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5313436282843485666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Che è un oceano?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Il mare è solo un lungo sogno&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;che sta sognando la terra&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;tra altalene di soli…&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;È il sogno della terra addormentata su una fiamma…&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;E che cos’è un sogno ? Un sogno…vediamo…un sogno…&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo la lezione per domani…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Dulce Marìa Loynaz. Poetessa Cubana)&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Osservo gli ultimi movimenti che si delineano in questa parte di storia dove vivo (Bolivia); percepisco l’importanza di questo tempo, il peso che può gravare sulla vita di tante donne e uomini comuni, bagnati una o più volte in battesimi di sangue e fango, sabbia, roccia, sole e pioggia, per poter incontrare l’arte della vita e il diritto a plasmare il proprio destino.&lt;br /&gt;Scelgo un avvenimento tra tanti, più o meno nitidi; uno di quelli che ha avuto ripercussioni internazionali: la vittoria del «Sì» e dunque l’approvazione della nuova Costituzione politica dello Stato boliviano. Uno Stato, come scandisce lo stesso testo: plurinazionale e multietnico.&lt;br /&gt;Come ogni avvenimento sociopolitico, anche questo provoca echi differenti, sia a livello nazionale che internazionale, ma personalmente non voglio commentare questa nuova possibilità a cui siamo giunti come popolo, ma piuttosto raccolgo alcune domande che, come nel poema che introduce le mie riflessioni, sottendono costantemente la vita e, anche in questo caso, guai se smettessimo di formularle, anche se fosse solo, nel segreto introspettivo delle nostre storie. Che cos’è…un oceano…un mare…una terra addormentata…un sogno. Non a caso ho scelto una poetessa che fa parte della tradizione culturale cubana; non a caso raccolgo il suo eco lasciato nel tempo, ancora più in là del suo sogno o della sua stessa vita e di quella della sua isola.&lt;br /&gt;Come sempre e, sempre più volutamente, le mie riflessioni resteranno sospese nel tempo presente e, come canta questo bellissimo poema…lasceranno la risposta per domani…, così come ogni sogno, davanti a una più o meno certa realizzazione, non cesserà mai di accompagnarci e inseguirci in ogni giorno che ha ancora da venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gli echi storici. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;So molto bene che, dovuto alla situazione politica europea e soprattutto italiana, ogni intuizione di cambio alternativo nel panorama politico mondiale, sembra rianimare il respiro di chi sogna ancora una politica diversa da quella che, da anni, si è consolidata nel potere economico e sociale del neoliberalismo postmoderno.&lt;br /&gt;Per questo, capisco che ogni eco che arriva agli orecchi dei sensibili uditori assetati di nuove macro e micro strategie politiche, solleva gli animi e crea un alone di speranza, soprattutto in quelle persone o gruppi che hanno sempre accompagnato processi di autodeterminazione dei popoli in differenti continenti e con differenti soggetti. È dunque normale, che i successi sociali di popolazioni con maggioranza indigena, o la introduzione di nuovi attori politici nel panorama mondiale, come per esempio Obama, facciano pensare alla realizzazione di un sogno. È normale anche che, per lo meno gli ambiti di tradizione di sinistra, guardino con interesse il capillare movimento politico dei popoli latinoamericani, tra riflessioni metafisiche e prassi alternative di vita e di economia.&lt;br /&gt;Ed è proprio dal panorama latinoamericano che, ormai da un po’ di anni, giungono, anche se in modo diverso, echi di cambio. Tutti guardiamo con simpatia e speranza alle quotidiane metamorfosi di paesi come Bolivia, Ecuador, Paraguay, Brasile, convocati e assistiti da un Venezuela sempre più «primo attore». Nonostante tutto ciò, anche queste nazioni coinvolte in processi politici che attirano l’attenzione e alimentano la speranza di molti, in realtà restano ancora avvolti in correnti che in qualche modo bloccano il cammino vincolandole tra vecchio e nuovo.&lt;br /&gt;Forse è per questo che, chi sta da questa parte del mondo, chi ha percepito i primi movimenti strategici di moltitudini di persone nelle loro quotidiane rivendicazioni, tra sogni di dignità e benessere, tra ancestrali fedeltà e nuove strategie economiche e sociali, percepisce che il cammino è ancora lungo. Chi ha visto infatti da vicino e ha avvertito sulla propria pelle e su quella degli altri una sensazione di brivido, vedendo varie volte l’alternarsi di presidenti o interi governi, nel giro di pochi mesi, giorni, ore o secondi, è probabilmente soggetto a una visione più critica su quello che accade nel mondo e anche nel mondo latinoamericano e, certamente non si pacifica e non si accontenta di vedere riuniti i capi di stato di questi paesi emergenti, o ascoltare i loro discorsi, anche quando tra di loro tracciano un’unica trama e una sola strategia.&lt;br /&gt;È proprio su questo punto che irrompono i versi della poetessa cubana e soprattutto l’ultima parte…il sogno…la risposta lasciata per domani… Così che, se pur persistendo e appoggiando i sogni segreti e i concreti processi di cambio e, continuando a contrapporsi energicamente e criticamente a coloro che invece vogliono sviare questi processi e indebolire ogni tentativo alternativo. Mantengo infatti una sottesa nostalgia per qualcosa che, per ora, abbiamo solo visto o… salutato da lontano, come dichiara il testo biblico neotestamentario della lettera agli Ebrei (Cfr. Eb 11).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il fantasma del populismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Circondata dunque da questi processi ancora in atto, vivendo notti inquiete che alimentano pensieri, paure, ma anche ulteriori sogni, mi ritorna in mente un antico testo profetico, a mio avviso molto interessante in questa congiuntura latinoamericana. Mi riferisco ad alcuni versetti del libro profetico di Daniele; una sorta di lamentazione di cui, oggi, come allora, forse non abbiamo ancora compreso il vero significato e la sua potenzialità mistico-politica. nella crescita di un popolo e di una umanità in cerca del riconoscimento della propria maturità, come direbbe Bonhoeffer: un mondo maggiorenne. Ed è proprio stando da questa parte di mondo che oggi come oggi, ritorna questa immagine biblica come una sfida silenziosa e perenne lanciata ai nuovi attori politici o alla politica in generale, una politica che sembra cadere nelle stesse trame di sempre.&lt;br /&gt;Il testo a cui faccio riferimento è quello di Daniele 3,38: …ora non c’è più tra di noi principe, profeta o caudillo, sacerdote e olocausto, sacrificio, oblazione né incenso né un luogo dove possiamo offrire le nostre primizie.&lt;br /&gt;Questo testo, probabilmente raccolto da una lunga litania di dolore, e ricordato sempre in momenti considerati drammatici lungo il cammino di un popolo in ricerca di liberazione, in realtà, a mio parere, sottende qualcosa di molto più profondo e ispiratore. Forse potrebbe diventare una e vera e propria critica a una mentalità che in realtà soggiace dentro ogni visione politica e religiosa di tipo soteriologico (salvatrice).&lt;br /&gt;Infatti, sembra quasi che in ogni processo di liberazione, di crescita e di corresponsabilità socioeconomica, non riusciamo a pensarci senza nessuno che ci guidi, che faccia le veci di noi stessi e delle nostre responsabilità. Sembra quasi che allora, come oggi, tutti cerchiamo comunque e sempre un rappresentante, un mediatore, un leader, qualcuno che guidi.&lt;br /&gt;Mi riferisco a processi di cambio che, in un modo o nell’altro, ricadono in un certo caudillismo o populismo che in fin dei conti è un nuovo processo di dominazione di pochi su una immensità che nessuno può contare e che comunque è la unica e vera protagonista di evoluzioni e rivoluzioni storiche economiche e politiche da cui sono nati questi stessi principi, sacerdoti e caudillos .&lt;br /&gt;L’arte della sopravvivenza alternativa dei popoli, resta un mistero che sottende, qualcosa che, per esempio, dal punto di vista teologico, leggeremmo come una e vera e propria opera alternativa di un sogno divino che come nella genesi dei tempi, sorvolava le acque e creava ancora più caos fino a partorire infinite e differenti esistenze. È comunque certo che quest’arte alternativa non è sinonimo di perfezione o assenza di ambiguità, ma solo teatro di sempre nuove possibili alternative e cambi. E probabilmente è su questo piano che si gioca la lamentazione del profeta. Pensare che il popolo abbia sempre bisogno di persone che facciano da mediatori e quindi da leader politici o religiosi. Da questa lamentazione sembra proprio che non riusciamo mai a stare senza distaccate o evidenti figure istituzionali che ci rappresentino. In questa prospettiva sembra che cadiamo tutti e destra e sinistra si assomigliano e coincidono, così come coincidono istituzioni religiose e politiche.&lt;br /&gt;Mentre il mondo che si considera adulto e cerca bene o male di togliersi di dosso ogni dipendenza, dottrinale, ideologica, il sistema politico anche quello che si presenta come alternativo ai vecchi sistemi, non riesce a inventarsi e pensarsi in un altro modo.&lt;br /&gt;Così che il lamento del profeta che nel quadro biblico si potrebbe anche capire, visto ciò che significavano quei ruoli nell’universo simbolico del popolo di Israele, oggi come oggi, lo potremmo rileggere in un altro modo. Una storia, infatti, che si continua a pensare rappresentata da capi, sacerdoti o profeti non è ancora una società veramente responsabile e creativa. Anzi questi processi assumono un aspetto molto ambiguo rivestendo i processi di liberazione di un tono profondamente populista e sappiamo che ogni populismo è comunque negativo.&lt;br /&gt;Oggi, senza retrocedere o negare i parti storici latinoamericani, sentiamo che il momento che viviamo non è un nuovo ordine politico, ma un tentativo ancora molto lontano da quella che può essere una possibilità alternativa. In realtà anche qui, non abbiamo trovato ancora un altro modo di far politica. Eravamo fiduciosi in sapienze alternative, gestioni differenti della vita e visioni del cosmo diverse. Come donna, in realtà, questa critica e questa paura, la attribuisco a che il modello sociopolitico comune è comunque un modello che fa parte dell’immaginario collettivo maschile di cui, dopo secoli, non possiamo ancora liberarci. Ogni rivoluzione ed evoluzione ci sembra possibile solo se portata avanti da questi rappresentanti maschili. È sintomatico nella profezia di Daniele, come questa lamentazione gira intorno alla mancanza di leader maschili. Così oggi come oggi, la politica latinoamericana soffre ancora questo pericolo; sembra che l’essere umano abbia bisogno di recuperare i suoi eroi, indigeni o meticci, ma comunque leader che si sentono rappresentanti di una moltitudine, dentro processi che per ora assicurano la sopravvivenza ma non sono ancora una vera possibilità alternativa. Senza sottovalutare niente di questi processi in atto nel mondo, non guardiamo la realtà come se queste fossero vere e proprie visioni di liberazione, ma piuttosto, restiamo critici, sentendo che per ora abbiamo solo intravisto qualcosa e che questi sono processi di transizione che vanno accompagnati e che hanno bisogno non solo di sostegno o solidarietà economica e politica, ma di un acuto senso critico e una ascetica vigilanza per non abbandonare un sogno dove prima o poi davvero e per fortuna, non ci saranno più profeti, né principi, né sacerdoti… né luoghi privilegiati per ottenere mediazioni particolari.&lt;br /&gt;So benissimo che queste opinioni sono discutibili e che probabilmente per quelle persone che leggono alcune riviste o alcune pagine web, possono risultare riflessioni pericolose visto che, dopo il forum mondiale tutti continuiamo a pensare che abbiamo già trovato spazi alternativi e che i popoli sono coscienti di questi processi di cambio e soprattutto di ciò che questi processi comportano. Ma la mia inquietudine continua, perché ciò che rende questi processi più deboli non sono solo le minacce esterne, le ambigue politiche internazionali e i giochi economici degli organismi finanziari o la piovra dei poteri di entità transnazionali con le loro mafie politiche affiancate anche da quelle religiose. Ciò che rende precari i nostri processi alternativi sono anche alcuni fattori interni, come per esempio un certo caudillismo politico, o modelli ora mai obsoleti nell’immaginario individuale dell’essere umano postmoderno e soprattutto delle fasce culturali di altre provenienze e in quelle fasce più giovani, ma che in realtà restano in vigenza nel quadro politico più comune. Forse ancora una volta la vittoria delle opposizioni a ogni cambio è proprio questa, far sì che per difendersi, anche questi attori politici che sembrano alternativi, tornino alle vecchie posizioni populiste, con sapore militare, con sapore a welfar state, qualcosa che assicura la mediocrità di ogni cittadino, qualcosa che comunque perpetua relazioni ambigue tra i generi, qualcosa che comunque serve per educare a una visione del mondo profondamente ristretta, fuori da ogni parto di dialogo storico, dove l’individuo senza le solite strutture sociali non è niente ed entra in preda di una depressione politica e sociale oltre che psicologica. Errori che si ripetono incessantemente, anche se gli uni accusano gli altri di averli propiziati, da un lato proprio in questi paesi dove comunque la maggioranza è sempre stata in balia di credi religiosi o politici con annunci assistenziali di liberazione che, in realtà, hanno fatto sì che la coscienza umana restasse legata al filo della dipendenza, e dell’infanzia spirituale e sociale, proprio perché chi assicurava la liberazione e la vita era comunque un intermediario, un mediatore e se rappresentante del sesso maschile, meglio.&lt;br /&gt;Oggi, mentre i processi di autodeterminazione dei popoli si sono intensificati ciò che non si è intensificato è la struttura di questo processo che comunque segue sempre gli stessi parametri e dunque tiene, gli stessi rischi, cadendo in una prassi che più che assumere i colori di un processo di autonomia dell’essere umano, sembra restare costantemente ancorato a quello stato primordiale di bisogno che ha fatto dell’essere umano un essere religioso, ma decisamente non mistico o delle sue intuizioni sociopolitiche un eterno ritorno simile a quello dell’olimpo degli dei greci.&lt;br /&gt;Come ci piacerebbe invece, pronunciare questa lamentazione al rovescio: …per fortuna oggi non abbiamo più principe, profeta, sacerdote… perché come si sognava in un altro testo biblico, per bocca del profeta Gioele, tutti hanno la possibilità di sognare: anziani e giovani, liberi e schiavi divenuti liberi… (Cfr. Gio 3,1-2).&lt;br /&gt;Forse questa è una anarchica illusione, può darsi, ma è comunque una intuizione di chi continua a credere nei parti di sopravvivenza di donne e uomini comuni, nei percorsi della ricerca e dell’osare umano, nel desiderio di sfociare in altre dinamiche di resistenza e di vita, perché, come direbbe il filosofo Edgar Morin, la prosa ci fa solo sopravvivere mentre la poesia invece, ci fa vivere…&lt;br /&gt;Purtroppo, ci sembra che la politica sia ancora legata alla prosa e che ogni cambio, in fin dei conti ci porta alla mediocrità di essere cittadini, indigeni o meticci, ma comunque mediocri cittadini assicurati dalla certezza che qualcuno penserà e veglierà su di noi e ci assicurerà la sopravvivenza.&lt;br /&gt;Un’antica dialettica dunque, tra la mediocrità di una storia che mi assicura il sopravvivere e la creatività di un sogno che risveglia costantemente, come ispirazione poetica, per poter vivere e non solo sopravvivere.&lt;br /&gt;Europa come sempre, soprattutto la sinistra, forse guarda con speranza a questi movimenti con sapore rivoluzionario dei popoli, forse anche per consolarsi o per tranquillizzare la propria coscienza dopo il fallimento di una politica nazionale ed estera decisamente mal gestita. E così, oggi come oggi a questo sogno si è aggiunto anche il mito di Obama con tutto ciò che questa persona rappresenta nell’identità individuale e collettiva della complessità nordamericana. Ma nella vita concreta di chi davvero ha lottato in lunghi e inquietanti dormiveglia e più volte, ha attraversando i sentieri del limite e della sopravvivenza, il mito non basta più. Così come non gli basta più il senso di un immaginario collettivo, perché vuole camminare ancora con le sue proprie gambe. È così che la sua creativa resistenza scompiglia le correnti sicure e statiche dei venti che nacquero come moti vorticosi incontenibili ma che la ufficialità li ha resi ripetitivi e piatti, come coltri pesanti sul cammino dei popoli. Riconosciamo dunque che noi esseri umani ci muoviamo ancora nell’ottusa visione di coloro che pensano che gli altri hanno sempre bisogno di qualcuno e così abbiamo costruito i nostri universi simbolici individuali e collettivi e atrofizziamo il sogno, per fortuna esiste una incoscienza totale, che sospinge i sogni e trasforma le notti in spazi di significative ricerche e di inquietanti attese.&lt;br /&gt;Restiamo dunque attenti, attente, come testimoni di un sogno che si muove nell’esistenza di donne e uomini comuni che, probabilmente, senza conoscere tutta la storia ideologica dei partiti e delle correnti politiche, ha il bellissimo sentore di una «altra vita possibile», un’altra storia, un’altra logica, altri rapporti, altri scambi, altri progetti istituzionali, altre leggi e altri cammini culturali e sapienziali di questa sinergica storia eco-antropologica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4089302040180518806?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/4089302040180518806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=4089302040180518806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4089302040180518806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4089302040180518806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/03/intervento-di-antonietta-potente-sugli.html' title='Intervento di Antonietta Potente sugli echi del cambiamento politico internazionale'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/Sb0eJb-O1eI/AAAAAAAAASM/9yAuV0wlnbA/s72-c/van+gogh+-+notte+stellata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1386032210375990217</id><published>2009-02-27T08:39:00.000-08:00</published><updated>2009-02-27T08:53:07.866-08:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 1 marzo</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cambiare mente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(Marco 1,12-15)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SagYeHzeGmI/AAAAAAAAASE/rJ2aDbd-1bM/s1600-h/Bansky5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 314px; height: 383px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SagYeHzeGmI/AAAAAAAAASE/rJ2aDbd-1bM/s320/Bansky5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307519066626202210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banksy"&gt;Banksy&lt;/a&gt;, murale realizzato sul Muro tra Israele e Palestina, 2005 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nel deserto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo capitolo del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vangelo di Marco &lt;/span&gt;comincia con la preparazione della missione pubblica di Gesù. Dopo il battesimo, che rappresenta l’abilitazione carismatica alla sua missione (e probabilmente quello che storicamente fu l’ingresso nella comunità dei discepoli di Giovanni il Battista), Gesù viene «spinto nel deserto dallo Spirito».&lt;br /&gt;Il periodo trascorso nel deserto, dove il Nazareno «rimase quaranta giorni, tentato da satana», indica un momento nel quale Gesù maturò la convinzione e la necessità di un nuovo annuncio. Una maturazione che lo portò a staccarsi dal gruppo dei discepoli di Giovanni. «L’esperienza del deserto, i contatti con Giovanni [...] possono ritenersi determinanti per la decisione che Gesù doveva prendere. Innanzitutto anch’egli [come Giovanni] si rendeva maggiormente persuaso che la storia della salvezza era a una svolta; il ‘giudizio’ di cui parlava Giovanni e la ‘nuova alleanza’ prevista dai monaci esseni non faceva che confermarlo. Il rinnovamento radicale [...] atteso dai profeti si poteva ritenere davvero imminente» (O. da Spinetoli, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gesù di Nazaret&lt;/span&gt;, Molfetta 2005, pag. 45).&lt;br /&gt;Quello passato nel deserto, dunque, non è un tempo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;kronos&lt;/span&gt;) trascorso realmente, ma uno stato esistenziale, un tempo di ricerca, di prova e di verifica. Un «luogo» dove Gesù matura una scelta, una convinzione nuova, che lo porterà alla missione pubblica. Così l’evangelista del Vangelo di Marco utilizza una tipologia narrativa che si ritrova molte volte nelle Scritture ebraiche e che ha un significato di facile identificazione all’interno della tradizione ebraica: ritirarsi nel deserto, in un luogo appartato, per maturare una decisione importante, per prepararsi ad una missione per conto di Dio. Marco intende comunicare questo tempo di prova, descrivendo ai suoi interlocutori la permanenza di Gesù in un «luogo», il deserto, in cui avviene la maturazione umana e spirituale che ha portato Gesù ad iniziare la sua missione nei villaggi della Galilea.&lt;br /&gt;«Il ‘tempo’, a detta di Marco, era ‘compiuto’ (1,15). L’espressione che l’evangelista pone in bocca a Gesù, quale tema della sua prima predicazione, riassume questa sua profonda convinzione che coincide con quella dei vicini interlocutori. Tutti erano proiettati verso la grande speranza a cui Israele aveva sempre guardato e che si affacciava agli uomini della presente generazione» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ibidem&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il tempo è compiuto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù inizia la sua predicazione. L’arresto di Giovanni è un fatto sconvolgente per Gesù. La sorte del Battista – e Marco vuole indicarlo ai suoi lettori – presagisce la stessa sorte che toccherà al profeta di Nazaret, anch’egli infatti sarà «consegnato».&lt;br /&gt;Non sappiamo se fu davvero l’arresto di Giovanni a spingere Gesù ad uscire allo scoperto, e a raccogliere personalmente il messaggio di conversione predicato da Giovanni. Senz’altro Gesù fu spinto da questo messaggio di cambiamento, lo fece suo e gli diede un carattere di radicalità particolare, sentendo il bisogno di annunciarlo a tutti.&lt;br /&gt;Gesù sceglie la Galilea come luogo del suo annuncio: non la Giudea di chi andava devotamente a farsi battezzare da Giovanni, ma la «Galilea delle genti», la terra dei pagani e di coloro che avevano una fede dubbia, in fondo la sua terra. Il Galileo sente il bisogno di andare dalla parte dei peccatori.&lt;br /&gt;E Gesù comincia a predicare la buona novella di Dio, l’evangelo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo». Il tempo è compiuto: si aspetta un evento risolutivo dell’ordine esistente, una nuova creazione (una palingenesi), in cui Dio avrebbe instaurato il suo regno, la sua signoria sul mondo. Questo necessita di una conversione (un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metànoia&lt;/span&gt;), un cambiamento della mente e della vita. Per Gesù, questa convinzione diventa lo scopo primario della sua missione. Non è più necessario purificarsi dai propri peccati attraverso un battesimo nel fiume Giordano, come proponeva Giovanni, ora occorre rendersi conto che «il tempo è compiuto» e che bisogna «cambiare mente». Occorre entrare in una nuova dimensione, una dimensione radicale che investe tutta la vita.&lt;br /&gt;Per questa missione Gesù si adopera e viaggia per le strade della Palestina, passa nei villaggi, incontra la gente. Gesù non passa per le grandi città del tempo, non tocca i grandi centri ma si concentra sui piccoli villaggi di pescatori e di gente semplice.&lt;br /&gt;Gesù e i suoi discepoli sono sempre in cammino, sulla strada, per incontrare le persone e per muoversi nel loro ambiente di vita. Il Nazareno, dunque, non è all’interno di una istituzione, e questo non gli fornisce nessuna garanzia, nessuna credenziale particolare nei confronti della gente che lo ascolta. «Egli va considerato come un predicatore marginale, cioè privo di autorità riconosciuta, non legittimato dai poteri istituzionali, senza credenziali. Poteva trovare un riconoscimento solo attraverso la reazione diretta della gente. In alcuni suscitava attrazione, speranza di poter raggiungere, mediante lui, le proprie aspirazioni. In altri provocava, come abbiamo visto, interesse, dubbio o sospetto. In altri, infine, opposizione anche mortale». Un predicatore marginale che si faceva portatore di un grande sogno: «Gesù non promette solo emancipazione dal bisogno o egalitarismo. Promette una nuova era» (A. Destro, M. Pesce, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’uomo Gesù. Giorni, luoghi, incontri di una vita&lt;/span&gt;, Milano, 2008, p. 98-99).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un sogno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Gesù il sogno era rappresentato dal regno di Dio, un regno di giustizia, pace, amore. Per realizzare e per accogliere questo sogno occorreva «cambiare mente», mutare profondamente la propria vita accogliendola nella sua umanità, nella sua vitalità.&lt;br /&gt;Il sogno di Gesù è stato il sogno di tanti uomini e di tante donne che hanno lottato nel corso della storia per la liberazione. Ed è il sogno che ancora oggi, uomini e donne, nonostante lo scoraggiamento e le difficoltà di una situazione globale iniqua, che sempre più sembra precipitare, continuano a sognare durante le loro veglie notturne. Continuiamo ad alimentare questo sogno, per unirci a coloro che lo hanno fatto proprio nella storia, nella loro vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficoltà dell'oggi e di domani, ho ancora un sogno [...].&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sogno che un giorno ogni valle sarà ricolmata, ogni collina e ogni montagna si abbasserà, i luoghi impervi diverranno piani e quelli tortuosi si raddrizzeranno e la gloria del Signore verrà rivelata, e tutti gli uomini la vedranno insieme. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io sogno che un giorno la nazione sorgerà a vivere il vero significato del suo credo, che tutti sono creati uguali. Sogno che un giorno sulle rosse colline della Georgia figli di antichi schiavi e figli di antichi schiavisti potranno sedere insieme alla tavola della fratellanza. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sogno che un giorno l’Alabama sia trasformato in uno stato dove bambine e bambini negri potranno dare la mano a bambini e bambine bianche, e camminare insieme come fratelli e sorelle. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sogno che i miei quattro figli vivranno un giorno in una nazione in cui non saranno giudicati dal colore della pelle ma dal contenuto del loro carattere. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con questa fede staccheremo dalla montagna dell’angoscia una scaglia di speranza, con questa fede potremo lavorare insieme, cercare insieme la libertà, andare in prigione insieme, sapendo che un giorno saremo liberi.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questo avverrà il giorno in cui tutti i figli di Dio saranno capaci di cantare con un nuovo significato ‘possa risuonare la libertà’.[…]&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questo avverrà quando tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, saranno capaci di prendersi per mano e cantare quell’antico spiritual degli schiavi negri: ‘Finalmente liberi! Finalmente liberi! Grazie a Dio onnipotente, siamo finalmente liberi!’»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Martin Luther King, dal discorso della marcia su Washington, 28 agosto 1963)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1386032210375990217?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/1386032210375990217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=1386032210375990217' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1386032210375990217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1386032210375990217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/02/commento-al-vangelo-di-domenica-1-marzo.html' title='Commento al vangelo di domenica 1 marzo'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SagYeHzeGmI/AAAAAAAAASE/rJ2aDbd-1bM/s72-c/Bansky5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4150975930304043548</id><published>2009-02-26T15:25:00.001-08:00</published><updated>2009-02-26T15:29:14.506-08:00</updated><title type='text'>Intervista a Hans Kung</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Questa Chiesa diventerà una setta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;(da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Stampa&lt;/span&gt; del 25 febbraio 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Ndq_lEGfYnM/Saci4dueCMI/AAAAAAAAAAU/U0TCsfdv6JQ/s1600-h/Hans_Kung02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 435px; height: 290px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Ndq_lEGfYnM/Saci4dueCMI/AAAAAAAAAAU/U0TCsfdv6JQ/s320/Hans_Kung02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307249039326972098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alto e magro, con il volto glabro e il ciuffo ribelle, Hans Küng, considerato il massimo teologo cattolico dissidente vivente, riceve nel suo studio di Tubinga dai muri tappezzati di libri, dove i suoi - tradotti in tutte le lingue - occupano il posto d’onore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Professore, come giudica la decisione del Papa di togliere la scomunica ai quattro vescovi integralisti di monsignor Lefebvre, uno dei quali, Richard Williamson, è un negazionista?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non ne sono rimasto sorpreso. Già nel 1977, in una intervista a un giornale italiano, Monsignor Lefebvre diceva che “alcuni cardinali sostengono il mio corso” e che “il nuovo cardinal Ratzinger ha promesso si intervenire presso il Papa per trovare una soluzione”. Questo dimostra che la questione non è né un problema nuovo né una sorpresa. Benedetto XVI ha sempre parlato molto con queste persone. Oggi toglie loro la scomunica, perché ritiene che sia il momento giusto per farlo. Ha pensato di poter trovare una formula per reintegrare gli scismatici i quali, pur conservando le loro convinzioni personali, avrebbero potuto dare l’impressione di essere d’accordo con il concilio Vaticano II. Si è proprio sbagliato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come spiega il fatto che il Papa non abbia misurato la dimensione della protesta che la sua decisione avrebbe suscitato, anche al di là dei discorsi negazionisti di Richard Williamson?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La revoca delle scomuniche non è stato un errore di comunicazione o di tattica, ma un errore del governo del Vaticano. Anche se il Papa non era a conoscenza dei discorsi negazionisti di monsignor Williamson e lui personalmente non è antisemita, tutti sanno che quei quattro vescovi lo sono. In questa faccenda il problema fondamentale è l’opposizione al Vaticano II, in particolare il rifiuto di un rapporto nuovo con l’ebraismo. Un Papa tedesco avrebbe dovuto considerare centrale questo punto e mostrarsi senza ambiguità nei confronti dell’Olocausto. Invece non ha valutato bene il pericolo. Contrariamente alla cancelliera Merkel, che ha prontamente reagito.Benedetto XVI è sempre vissuto in un ambiente ecclesiastico. Ha viaggiato molto poco. E’ sempre rimasto chiuso in Vaticano - che è assai simile al Cremlino d’un tempo -, dove è al riparo dalle critiche. All’improvviso, non è stato capace di capire l’impatto nel mondo di una decisione del genere. Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che potrebbe essere un contropotere, era un suo subordinato alla Congregazione per la dottrina della fede; è un uomo di dottrina, completamente sottomesso a Benedetto XVI. Ci troviamo di fronte a un problema di struttura. Non c’è nessun elemento democratico in questo sistema, nessuna correzione. Il Papa è stato eletto dai conservatori e oggi è lui che nomina i conservatori».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In che misura si può dire che il Papa è ancora fedele agli insegnamenti del Vaticano II?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A modo suo è fedele al Concilio. Insiste sempre, come Giovanni Paolo II, sulla continuità con la “tradizione”. Per lui questa tradizione risale al periodo medioevale ed ellenistico. Soprattutto non vuole ammettere che il Vaticano II ha provocato una rottura, ad esempio sul riconoscimento della libertà religiosa, combattuta da tutti i papi vissuti prima del Concilio». L’idea di fondo di Benedetto XVI è che il Concilio vada accolto, ma anche interpretato: forse non al modo dei lefebvriani, ma in ogni caso nel rispetto della tradizione e in modo restrittivo. Per esempio è sempre stato critico sulla liturgia. E ha una posizione ambigua sui testi del Concilio, perché non si trova a suo agio con la modernità e la riforma, mentre il Vaticano II ha rappresentato l’integrazione nella Chiesa cattolica del paradigma della riforma e della modernità. Monsignor Lefebvre non l’ha mai accettato, e nemmeno i suoi amici in Curia. Sotto questo aspetto Benedetto XVI ha una certa simpatia per monsignor Lefebvre. D’altra parte trovo scandaloso che, per i 50 anni dal lancio del Concilio da parte di Giovanni XXIV, nel gennaio 1959, il Papa non abbia fatto l’elogio del suo predecessore, ma abbia scelto di togliere la scomunica a persone che si erano opposte a questo concilio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che Chiesa lascerà questo Papa ai suoi successori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Penso che difenda l’idea del “piccolo gregge”. È un po’ la linea degli integralisti: pochi fedeli e una Chiesa elitaria, formata da “veri” cattolici. È un’illusione pensare che si possa continuare così, senza preti né vocazioni. Questa evoluzione è chiaramente una restaurazione, che si manifesta nella liturgia, ma anche in atti e gesti, come dire ai protestanti che la Chiesa cattolica è l’unica vera Chiesa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Chiesa cattolica è in pericolo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo Papa. È molto doloroso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei ha scritto: «Com’è possibile che un teorico dotato, amabile e aperto come Joseph Ratzinger abbia potuto cambiare fino a questo punto e diventare il Grande Inquisitore romano?». Allora, com’è possibile?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Penso che lo choc dei movimenti di protesta del 1968 abbia resuscitato il suo passato. Ratzinger era un conservatore. Durante il Concilio si è aperto, anche se era già scettico. Con il ‘68, è tornato a posizioni molto conservatrici, che ha mantenuto fino a oggi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei pensa che possa ancora correggere questa evoluzione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Quando mi ha ricevuto, nel 2005, ha fatto un atto coraggioso e io ho veramente creduto che avrebbe trovato la via per le riforme, anche se lente. In quattro anni, invece, ha dimostrato il contrario. Oggi mi chiedo se sia capace di fare qualcosa di coraggioso. Tanto per cominciare, dovrebbe riconoscere che la Chiesa cattolica attraversa una crisi profonda. Poi potrebbe fare un gesto verso i divorziati e dire che, a certe condizioni, possono essere ammessi alla comunione. Potrebbe correggere l’enciclica Humanae vitae, che nel 1968 ha condannato tutte le forme di contraccezione, dicendo che in certi casi l’uso della pillola è possibile. Potrebbe correggere la sua teologia, che data dal Concilio di Nizza (325). Potrebbe dire: “Abolisco la legge del celibato”. È molto più potente del Presidente degli Stati Uniti! Non deve rendere conto a una Corte Suprema! Potrebbe anche convocare un nuovo Concilio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un Vaticano III?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Permetterebbe di regolare alcune questioni rimaste in sospeso, come il celibato dei preti e la limitazione delle nascite. Si dovrebbe prevedere un modo nuovo per eleggere i vescovi, che contempli il coinvolgimento anche del popolo. L’attuale crisi ha suscitato un movimento di resistenza. Molti fedeli si rifiutano di tornare al vecchio sistema. Anche alcuni vescovi sono stati costretti a criticare la politica del Vaticano. La gerarchia non può ignorarlo».La sua riabilitazione potrebbe far parte di questi gesti forti?«In ogni caso sarebbe un gesto ben più facile del reintegro degli scismatici! Ma non credo che lo farà, perché Benedetto XVI si sente più vicino agli integralisti che alle persone come me, che hanno lavorato al Concilio e l’hanno accettato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Copyright Le Monde - a cura di N. Bourcier e S. Le Bars)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4150975930304043548?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/4150975930304043548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=4150975930304043548' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4150975930304043548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4150975930304043548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/02/questa-chiesa-diventera-una-setta.html' title='Intervista a Hans Kung'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Ndq_lEGfYnM/Saci4dueCMI/AAAAAAAAAAU/U0TCsfdv6JQ/s72-c/Hans_Kung02.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4347423455457586806</id><published>2009-01-24T05:54:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T14:59:54.092-08:00</updated><title type='text'>Il ritiro della scomunica contro i lefebvriani</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;La comunione secondo Ratzinger&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ciò che fu iniziato con il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Summorum_Pontificum"&gt;Motu proprio Summorum Pontificum&lt;/a&gt; del 7 luglio 2007 è stato portato a compimento. Il 21 gennaio è stata revocata la scomunica contro i vescovi ultra-tradizionalisti ordinati da mons. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Lefebvre"&gt;Marcel Lefebvre&lt;/a&gt; il 30 giugno 1988.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SXsd5XreypI/AAAAAAAAARM/qcO7AEGT-7Y/s1600-h/Cardinale_canizaresconcappa.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 255px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SXsd5XreypI/AAAAAAAAARM/qcO7AEGT-7Y/s320/Cardinale_canizaresconcappa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5294858658350287506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Con questo atto, a cui si è giunti grazie al lavoro della&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="text-decoration: underline; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Co&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pontificia_Commissione_%22Ecclesia_Dei%22"&gt;mmissione Ecclesia Dei&lt;/a&gt;, la Chiesa di Roma ricompone lo scisma con i lefebvriani, rappresentati da mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era da aspettarselo. Il cammino iniziato con il Motu Proprio di Benedetto XVI, che ha consentito la liberalizzazione della messa secondo il rito preconciliare di Pio V, non poteva che portare a questo provvedimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel &lt;a href="http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/23251.php?index=23251&amp;amp;lang=it"&gt;decreto di ritiro della scomunica&lt;/a&gt; si sottollinea come il papa si è dimostrato «&lt;span style="font-style: italic;"&gt;paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati&lt;/span&gt; … e fiducioso nell'impegno da loro espresso nella citata lettera (inviata da Fellay il 15 dicembre 2008 al card. Dario Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ndr) di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte». Insomma, il papa, in cambio dell’obbedienza, ha concesso il rientro dei vescovi scismatici sulla base di una dichiarazione di intenti in cui si dicono obbedienti all’autorità del papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obbedienti su tutto, tranne sul Concilio Vaticano II. In una lettera indirizzata alla sua comunità, mons. Fellay ribadisce ciò che da sempre si sapeva: «accettiamo e facciamo nostri tutti i concili fino al Concilio Vaticano II, sul quale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esprimiamo delle riserve&lt;/span&gt;» (in particolare sulla libertà religiosa, la liturgia, i rapporti con i mondo ebraico, ecc) e aggiunge che la Fraternità è «convinta di rimanere fedele alla linea di condotta indicata dal nostro fondatore, mons. Marcel Lefebvre, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la cui reputazione speriamo di vedere presto riabilitata&lt;/span&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SXsehcADUQI/AAAAAAAAARU/6UdB3o_QyHU/s1600-h/cardinale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 261px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SXsehcADUQI/AAAAAAAAARU/6UdB3o_QyHU/s320/cardinale.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5294859346705076482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Al di là delle polemiche di questi giorni sulle posizioni antisemite di uno di questi vescovi rientrati grazie a Ratzinger (Richard Williamson) che lasciano il tempo che trovano – ma che nello stesso tempo dimostrano le idee ultra-tradizionaliste dei lefebvriani, molto vicine all'estrema destra – questo provvedimento dimostra la deriva integralista del pontificato di Ratzinger, evidentissima anche agli occhi dei più moderati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un fatto che la «paterna sensibilità» del romano pontefice si dimostri, ormai, soltanto nei confronti di alcuni e non nei confronti dei numerosi teologi inquisiti, scomunicati e sospesi che, negli anni in cui Ratzinger era a capo del Sant’Uffizio - ma anche ora da papa, - non ha esitato a condannare e a perseguitare, ultimo esempio è stato il teologo gesuita Roger Haight. È dunque ormai chiaro che, mentre alcuni «scismatici ed eretici» possono essere tranquillamente (e opportunamente) riaccolti, altri vanno perseguitati e allontanati al più presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiS889_YI/AAAAAAAAAR0/T_4N7_nZQok/s1600-h/ratzinger03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 253px; height: 328px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiS889_YI/AAAAAAAAAR0/T_4N7_nZQok/s320/ratzinger03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296481977015074178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Vincono i reazionari,&lt;br /&gt;progressisti schiacciati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di don Vitaliano della Sala (da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il manifesto&lt;/span&gt;, 25 gennaio 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che il Papa abbia accolto la richiesta formulata da mons. Bernard Fellay, Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di rimettere la scomunica in cui erano incorsi i 4 vescovi lefebvriani ordinati illecitamente nel 1988 è, di per sé, una bella notizia, a prescindere dall'essere d'accordo o meno con i seguaci di mons. Marcel Lefebvre. Inutile dire che il sottoscritto non condivide molto con questo gruppo tradizionalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esclusione ha tracciato lungo la storia della Chiesa una scia rossa di sangue e di dolore, mentre si sente sempre più il bisogno di una Chiesa che, come diceva don Tonino Bello, il compianto vescovo di Pax Christi, deve essere capace di realizzare anche al suo interno una «convivialità delle differenze» tra chi la pensa in modo diverso, fatte salve le Verità di fede: solo in una logica dell'inclusività è l'avvenire anche della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riflettere sul tema dell'esclusione nella Chiesa, mi ha fatto ricordare la parabola evangelica del piccolo granello di senape che diventa un albero frondoso, «e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra» (Luca 1, 51-53): paradigma della Chiesa-altra che sempre più cattolici sognano e si impegnano a costruire. Una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio su nessuno; una Chiesa degli esclusi e non dell'esclusione, capace di accogliere, di portare tutti nel suo seno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa molto dell'Inquisizione nel medioevo; poco si sa e meno si parla dell'Inquisizione moderna, probabilmente perché solo pochi sono a conoscenza dell'impressionante tuffo nel passato che sono i processi "interni" che le varie Congregazioni vaticane intentano ogni anno contro preti, religiosi e teologi cattolici, in maggioranza progressisti, rei di non aderire, non tanto alle verità di fede e ai dogmi, quanto piuttosto alle mille pieghe delle elaborazioni del magistero pontificio, di cui si vuole ostinatamente ribadire, contro la centralità del Vangelo, la fondamentale importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno dovrebbe raccogliere i frammenti di storia di tutti i provvedimenti disciplinari, o delle precisazioni dottrinali, emanati dal Vaticano negli ultimi 25 anni contro quei sacerdoti, teologi e religiosi che hanno adottato un approccio molto più ampio e flessibile nel trattare la delicata questione dei rapporti tra annuncio evangelico, strutture religiose, contesti storico-sociali e norme morali. Ne emergerebbe, tra l'altro, la storia del tentativo di difendere la visione della Chiesa come istituzione - gerarchica, autoritaria e centralista - tutta tesa a tradurre il messaggio rivoluzionario del Vangelo in norme morali e giuridiche, e purtroppo i lefebvriani di questa chiesa sono nostalgici e paladini. Provvidenzialmente e malgrado ciò, non si è riusciti a impedire che il cattolicesimo proseguisse quel cammino di rinnovamento iniziato con la seconda metà dello scorso secolo e con il Concilio Vaticano II. Ma non possiamo evitare di porci qualche domanda: come mai si sdoganano solo i gruppi più reazionari, che appoggiano politiche di estrema destra, razziste e xenofobe, che negano l'Olocausto, che ripropongono una immagine di Chiesa slegata dalla gente e nella quale i fedeli laici non valgono nulla, una Chiesa trionfalmente alleata con i potenti, potente essa stessa, mentre al contrario si condannano e si contrastano aspramente i settori progressisti e le Teologie della liberazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Chiesa c'è chi, come i lefebvriani, può permettersi di criticare e dissentire, addirittura contestare le decisioni non solo del papa, ma di un Concilio, quello Ecumenico Vaticano II. Invece c'è chi per molto meno, per il solo fatto di porsi e porre domande, perché approfondisce scientificamente gli argomenti teologici, perché sceglie di stare dalla parte dei poveri difendendoli, denuncia le ingiustizie e accusa i potenti, viene tacciato di disobbedienza, punito, processato, cacciato: sto parlando delle centinaia di vescovi, preti, suore e laici "progressisti", inquisiti dai tribunali ecclesiastici, colpiti da provvedimenti canonici ed emarginati sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Nella Chiesa-altra che sognano i "progressisti", i "tradizionalisti" hanno non solo il diritto di esistere ma, anzi, possono essere una ricchezza; temo invece che nella Chiesa che vogliono restaurare i "tradizionalisti" come i lefebvriani, i "progressisti" siano solo un "cancro da rimuovere" a tutti i costi. Per questo il provvedimento a favore dei seguaci di mons. Marcel Lefebvre ha creato in me sconcerto, tristezza e dolore, perché rischia di acuire nel mondo cattolico una sorta di "scisma sommerso" (come scrive Piero Prini nel suo libro con questo titolo). Per fortuna il futuro del cristianesimo, nelle singole comunità e nel mondo, non è affidato solamente alla quantità di documenti stampati a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiSvlS3ZI/AAAAAAAAARs/Te2A3i00QI8/s1600-h/ratzinger02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 274px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiSvlS3ZI/AAAAAAAAARs/Te2A3i00QI8/s320/ratzinger02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296481973426118034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Il giovane Ratzinger&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="text-align: left; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Comunicato delle Comunità cristiane di base italiane&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Lefebvre, la riabilitazione è un ritorn&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;o al pre-concilio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Papa Ratzinger ha tolto la scomunica ai seguaci di Mons. Lefebvre, che non hanno mai cessato di essere ostili al Concilio e a tutte le riforme liturgiche e pastorali della Chiesa dagli anni Sessanta in poi. Lo ha fatto il 24 gennaio scorso, proprio alla vigilia del 50° anniversario della convocazione del Concilio Vaticano II da parte di papa Giovanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpisce il carattere simbolico della coincidenza: dice ancora una volta la grande preoccupazione del papa, da lui espressa a più riprese fin da quando era Prefetto dell’ex sant’Uffizio, per certi aspetti del Concilio. Affermava già nel 1984 in un’intervista a Vittorio Messori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Già durante le sedute e poi dopo, in modo sempre più vasto, circolò quello che noi tedeschi chiameremmo Konzil-Ungeist, quell’ “anti-spirito del Concilio” secondo il quale tutto ciò che è “nuovo” sarebbe sempre e comunque migliore di ciò che c’è già; un “anti-spirito” secondo il quale la storia della Chiesa sarebbe da far ricominciare dal Concilio ecumenico Vaticano II” (Jesus nov. 1984).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poiché siamo contrari a tutte le scomuniche, la riammissione dei seguaci di Lefebvre non ci scandalizza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci colpisce invece che questo “misericordioso provvedimento” sia a senso unico e che sancisca un ritorno al pre-concilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci colpisce che si mantenga il sospetto e la condanna verso le realtà ecclesiali più orientate in senso conciliare come ad esempio le Comunità Cristiane di base e i teologi della Teologia della Liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci colpisce che la riabilitazione sia avvenuta, oltre che alla vigilia dell’anniversario del Concilio, anche alla vigilia del Giorno della memoria e che tra i vescovi riabilitati ce ne sia uno che neghi la realtà dell’Olocausto, quasi alludendo a un ritorno al tempo in cui gli ebrei erano considerati responsabili della morte di Gesù e bisognosi di conversione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono in molti dentro e fuori la curia romana pronti ad annunciare la morte dello spirito del Concilio; ma lo stesso Spirito, che ha ispirato i Padri conciliari, continuerà ad impedirla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiS75W3FI/AAAAAAAAAR8/esjUZWy5yxM/s1600-h/Lefebvre.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 210px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SYDiS75W3FI/AAAAAAAAAR8/esjUZWy5yxM/s320/Lefebvre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296481976731491410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il vescovo scismatico &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lefebvre"&gt;Marcel Lefevre &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il papa, i lefebvriani, il concilio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di don Paolo Farinella (da &lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-papa-i-lefebvriani-il-concilio/"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;MicroMega&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il papa è ancora cattolico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dovrei provare soddisfazione nel dire «lo avevo detto», invece provo amarezza e rabbia. Il 14 settembre 2007, opponendomi con tutte le mie forze all’introduzione della Messa preconciliare voluta dal papa attuale, scrissi in 24 ore un libretto (Ritorno all’antica Messa, Gabrielli Editore) in cui mi dichiaravo obiettore di coscienza e mentre tutti giocavano sul folclore della «Messa in latino» dimostravo che l’obiettivo esplicito del papa era l’abolizione del concilio ecumenico Vaticano II. Qualcuno parlò di esagerazione. Oggi gli increduli di allora ne hanno la prova provata e spero che nessuno riduca ciò che sta accadendo a meri fatti interni alla Chiesa che non interessano il mondo laico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il ritorno all’anticoncilio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L’abolizione della scomunica ai quattro vescovi scismatici lefebvriani è uno stupro compiuto dal papa contro la Chiesa perché di sua iniziativa sancisce e definisce che il concilio Vaticano II non è mai esistito. Il papa infatti non chiede ai lefebvriani un atto previo di adesione al magistero del concilio come condizione per l’abolizione della scomunica, ma li riammette semplicemente come se niente fosse successo, schierandosi contro due papi che li sospesero a divinis (Paolo VI) e li scomunicarono come scismatici (Giovanni Paolo II). O i lefebvriani erano scismatici o il papa che li scomunicò compì un atto illecito, visto che le condizioni della scomunica non sono mutate. Oppure sbaglia, e alla grande, il papa di adesso. Lo stesso giorno dell’abolizione della scomunica (24 gennaio 2009), il capo degli scismatici, Fallay in due distinti comunicati ai suoi seguaci scrive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Noi siamo pronti a scrivere col nostro sangue il Credo, a firmare il giuramento anti-modernista di Pio X, facciamo nostri e accettiamo tutti i concili fino al Vaticano I. Nello stesso tempo non possiamo che esprimere delle riserve riguardo al concilio Vaticano II, un concilio «diverso dagli altri». In tutto ciò, noi manteniamo la convinzione di restare fedeli alla linea di condotta indicata dal nostro fondatore, Monsignor Marcel Lefebvre, di cui ora aspettiamo la pronta riabilitazione … Allo stesso modo, nei colloqui che seguiranno con le autorità romane, vogliamo esaminare le cause profonde della situazione presente e, nel trovare il rimedio adeguato, giungere a una restaurazione solida della Chiesa. … La nostra Fraternità desidera potere aiutare sempre di più il papa a porre rimedio alla crisi senza precedenti che scuote attualmente il mondo cattolico … Siamo anche felici che il decreto del 21 gennaio 2009 ravvisa come necessari «incontri» con la Santa Sede; questi incontri permetteranno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di esporre le ragioni dottrinali di fondo che ritiene stiano all’origine delle difficoltà attuali della Chiesa. In questo rinnovato clima, noi abbiamo la ferma speranza di giungere presto al riconoscimento dei diritti della Tradizione cattolica» (Menzingen 24 gennaio 2009. Bernard Fellay).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qualcuno mente spudoratamente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Coloro che parlano, come la Sala Stampa vaticana e il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, di gesto di clemenza e di magnanimità del papa, mentono sapendo di mentire, perché sanno troppo bene che i problemi sono dottrinali e riguardano una sola questione: «Il concilio Vaticano II è un concilio almeno come gli altri, la cui accettazione è essenziale per essere cattolici, oppure è ad libitum, a discrezione cioè della sensibilità di ciascuno, essendo solo un conciliabolo per pochi intimi?». Come conciliare le affermazioni del capo dei lefebvriani che lo stesso giorno dell’abolizione della scomunica dichiara pubblicamente che non accetteranno mai il concilio Vaticano II e il suo magistero per «ragioni dottrinali di fondo»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vi sono alternative: o mente il papa o mente il capo dei lefebvriani o mentono tutti e due. Se i lefebvriani possono archiviare e disprezzare un concilio ecumenico, è lecito ad un cattolico, restando cattolico, rifiutare per motivi dottrinali il magistero di Benedetto XVI ritenuto lesivo per la fede cattolica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i lefebvriani possono essere riammessi nella Chiesa cattolica senza dovere contestualmente accettare il magistero di un concilio ecumenico, perché il papa non compie lo stesso «gesto di misericordia» verso quei cattolici che sono stati buttati fuori dalla Chiesa per «eccesso di progressismo», colpevoli di considerare il concilio un’assise incompiuta? Che posto occupano nella chiesa i teologi e teologhe della liberazione perseguitati, vilipesi e cacciati? Se il concilio non è determinante, perché usare due pesi e due misure?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posso esigere che le mie posizioni teologiche diametralmente opposte a quelle dei lefebvriani debbano avere la stessa cittadinanza nella chiesa ponendo fine così ad un ostracismo ed isolamento che dura da oltre un quarto di secolo? Dal momento che si stanno avverando tutte le «profezie» che scrissi nel 2007 e ancora prima, non è il caso che il vescovo chieda scusa e mi restituisca quella dignità di cattolico a tutto tondo che io credo di meritare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal mio punto di vista anticipo e prevedo (come si suole dire in diritto: nunc pro tunc) che la prossima mossa di Benedetto XVI sarà la dichiarazione che la Messa tridentina dovrà considerarsi «forma ordinaria» e la Messa riformata di Paolo VI «forma extraordinaria» per giungere nel ragionevole tempo di una decina d’anni alla sua abolizione e ripristinare il clima tridentino per andare alla riscossa del mondo moderno con le truppe cammellate dei tradizionalisti, combattenti fidati per restaurare la Christianitas medievale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’antisemitismo come fondamento teologico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Uno dei vescovi scismatici e sospesi a divinis, tale Richard Williamson ha avuto l’ardire di negare l’olocausto la vigilia della sua riammissione nella comunione cattolica che per gentile concessione del papa, coincideva con la vigilia della giornata della memoria della Shoàh. Nulla avviene per caso e tutto ha un senso e una simbologia. Dopo le reazioni dentro e fuori la Chiesa, il Vaticano, la Cei e chi più ne ha più ne metta, si sono arrampicati sugli specchi per tentare di fare quadrare il cerchio, senza rendersi conto che chi nasce quadrato non può morire rotondo. Per i lefebvriani l’antisemitismo è una nota caratterizzante la loro teologia per la quale gli Ebrei sono «deicidi» e lo sono per l’eternità, a meno che non si convertano e riconoscano Gesù Cristo come loro Messia e Dio. Nella lettera di scuse inviata al papa dall’altro compare e capo dei lefebvriani, Bernard Fellay, si chiede perdono al papa, ma non al popolo giudaico e a tutti i morti ebrei nei campi di concentramento e per mano nazi-fascista. La pezza è stata peggio del buco. I lefebvriani rifiutano di sana pianta il documento conciliare «Nostra Aetate» in cui al n. 4 si parla della religione ebraica in termini positivi e si rifiuta per la prima volta il concetto di «deicidio» come colpa di tutto il popolo d’Israele, ma lasciandone la responsabilità solo alle «autorità ebraiche con i loro seguaci» del tempo di Gesù (n. 4/866).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I papi sbagliano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nella Chiesa cattolica, da un punto di vista cattolico, non possono coesistere i lefebvriani e il concilio Vaticano II. Se entrano i primi deve uscire il secondo e se resta il secondo, non possono entrare i primi. A mio avviso, infatti, i nodi dovranno ancora venire al pettine e questa riconciliazione porterà molta più frattura di quanto si possa immaginare. Prego che il papa torni suoi passi e riprenda la fede cattolica che ha abbandonato consapevolmente sulla soglia della Fraternità lefebvriana. Diversamente ci sentiamo dispensati dal riconoscere la sua autorità, come i lefebvriani hanno rifiutano e rifiutano l’autorità di Giovanni XXIII, Paolo VI e in parte di Giovanni Paolo II. Tutto ciò dimostra che la confusione regna ai vertici della Chiesa cattolica e la prova che spesso anche i papi infallibilmente sbagliano. Enormemente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4347423455457586806?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/4347423455457586806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=4347423455457586806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4347423455457586806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4347423455457586806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/01/ci-che-fu-iniziato-con-il-motu-proprio.html' title='Il ritiro della scomunica contro i lefebvriani'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SXsd5XreypI/AAAAAAAAARM/qcO7AEGT-7Y/s72-c/Cardinale_canizaresconcappa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1663992810760100960</id><published>2009-01-07T02:43:00.000-08:00</published><updated>2009-01-07T03:11:42.846-08:00</updated><title type='text'>Intervento di Antonietta Potente sull'alleanza integralista Ratringer-Pera</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Intromettendomi nel dialogo&lt;br /&gt;tra Marcello Pera e Benedetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;XVI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Antonietta Potente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono dei momenti storici nei quali le idee sembrano seguire il flusso di movimenti ondulatori e irrompere sulle rive come se non se ne fossero mai andate. Anche se coscienti dei molteplici cambi epocali, ci sono visioni del mondo che paiono preferire gli eterni ritorni delle più certe sistematizzazioni ideologiche e dottrinali, in nome di una fedeltà che rende la maggioranza numerica di noi poveri mortali, insensati e moralmente peccatori. Certamente la nostra epoca è complessa; certamente le coordinate storiche su cui ci muoviamo, a volte sembrano essere molto disordinate. Nonostante questo, ogni lettura storica che fa dell’umanità e dell’epoca attuale uno spazio di totale contraddittorietà, dove, secondo questa visione, tutti camminiamo ambiguamente, abbagliati dalla luce della superficialità, mi sembra davvero riprovevole, oltre che suscitare in me, una profonda tristezza. A chi mi riferisco? All’eco che già c’è giunto via &lt;a href="http://www.corriere.it/cultura/08_novembre_23/lettera_papa_benedetto_f01cee2c-b93f-11dd-bb2c-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corriere della Sera&lt;/span&gt;, in una lettera di Benedetto XVI&lt;/a&gt;, che raccoglie la trama principale della pubblicazione del libro del senatore e filosofo Marcello Pera, dal titolo: P&lt;span style="font-style: italic;"&gt;erché dobbiamo dirci cristiani &lt;/span&gt;(Mondadori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio e non posso ancora addentrarmi nei dettagli del contenuto del libro, ma voglio farlo riguardo alla lettera che accompagna il testo di Marcello Pera, resa pubblica il 23 di novembre, pochi giorni fa, e che probabilmente è, allo stesso tempo, cassa di risonanza e ispirazione, poiché non è la prima volta che i due autori fanno un concerto a quattro mani su temi socio-culturali e religiosi (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Senza radici&lt;/span&gt;, Mondadori 2004). Per ora, dunque, è solo la lettera di Joseph Ratzinger che provoca in me alcuni sentimenti e alcuni pensieri. Raccolgo dunque alcuni frammenti, per poi lasciare libero l’eco interiore che hanno suscitato in me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo frammento è con riferimento alle radici del liberalismo che si alimentano – secondo Ratzinger - nell’immagine cristiana di Dio. Non voglio fare un riassunto su ciò che s’intende per “liberalismo” e soprattutto sulle sue multipli sfaccettature assunte lungo la storia, ma ritengo inconsueto sentire affermare, senza ombra di critica, che il liberalismo è la condizione ideale per una cultura veramente cristiana. Forse questo mi appare ancora più strano, sapendo che Benedetto XVI sta commentando il testo di Marcello Pera, uno degli esponenti di quelle correnti politiche che hanno scalpellato gli ideali liberali fino a renderli a immagine e somiglianza di quelli dell’economia neoliberale. Il liberalismo italiano, pronipote del liberalismo anglosassone nato alla fine del secolo XVII e rappresentato, in Inghilterra, da David Hume, Adam Smith, Edmund Burke ed altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’è possibile affrettarci per trovare sintonie tra cristianesimo e liberalismo e dubitare, invece, su possibili dialoghi con culture e religioni di altre geografie storiche ed esistenziali? Com’è possibile cercare complicità, senza ombra di dubbio e senza paura, tra il messaggio cristiano e quello del liberalismo europeo e avere, invece, tanti dubbi e tanta paura quando si tratta di leggere il parto storico d’intere società e culture di fronte alla complessità e alle sue nuove esigenze vitali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’è possibile benedire e affiancarsi al sogno di chi pensa a una Costituzione europea in cui l’Europa non si trasformi in una realtà cosmopolita, ma trovi, a partire dal suo fondamento cristiano-liberale, la sua propria identità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse il concetto dell’ecumene evangelico, non corrisponde alla realtà cosmopolita di una Europa interrogata da altre culture e da altre religioni? O forse Benedetto XVI si è dimenticato che questo flusso e riflusso di persone, culture e religioni è dovuto anche agli ideali imposti di un certo liberalismo culturale e neoliberalismo economico e politico de nostri giorni, che sospingono interi popoli a sottomettersi agli imperativi sociali e ai miti culturali dei paesi così detti sviluppati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa succede? Com’è possibile che chi, come rappresentante di una confessione religiosa che dovrebbe sostenere il sogno dell’estensione del pensiero, della comprensione delle idee e della sintonia dei gesti, appoggi, invece, con convincimento, che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile? Qual è secondo Ratzinger il dialogo interreligioso in senso stretto…? Perché, forse ne esiste uno in senso largo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, il dialogo vero non si gioca nelle sfere più alte, perché la vita non è in gioco nelle sfere più alte delle nostre istituzioni, politiche e religiose, di per sé già morte. La vita è in gioco nei meandri più quotidiani di questa società europea in cui le persone cercano di dialogare non per mantenere privilegi e poteri, ma semplicemente per vivere, giorno dopo giorno. E sono questi gli ambiti in cui la fede sussiste comunque, tra cosmovisioni e gesti diversi, perché sussiste la voglia di vivere e la ricerca costante per abitare il mondo in un altro modo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ vero, forse il cristianesimo potrebbe contribuire a questo nuovo volto dell’Europa, ma mi domando quale cristianesimo? Leggendo tra le righe, mi accorgo che Ratzinger, se avesse scritto più a lungo, avrebbe fatto ulteriori distinzioni e non solo sulle religioni, ma sull’unico specifico cristiano che, secondo lui può contribuire, cioè il cattolicesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora gli altri, con le loro sapienze, esperienze, con le loro ricerche di Dio, di se stessi, della storia; questi altri che? Forse le loro evoluzioni, rivoluzioni e rivelazioni non servono, non contano, sono assurde? Ma questo mondo postmoderno è così cattivo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la teologia cattolica, non ha mai il dubbio della sua insufficienza? Quale privilegio abbiamo? Pazienza che questi dettagli non siano colti dal senatore Pera, ma un rappresentante di una chiesa e per di più un teologo: com’è possibile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SWSNiIImETI/AAAAAAAAAQ8/6H0SLt3DUR0/s1600-h/ombre.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 326px; height: 324px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SWSNiIImETI/AAAAAAAAAQ8/6H0SLt3DUR0/s320/ombre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5288507479878406450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Allora, se scruto e mi soffermo, mi ritornano in mente le parole della figlia di una mia amica (una bambina di circa 9/10 anni) che una sera mi domandò cosa significavano le ombre, nell’allegoria della caverna di Platone. E’ vero, forse c’è bisogno di ricordare quest’allegoria e tentare una semantica del testo, per capire cosa succede nella teologia della chiesa cattolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dei prigionieri sono legati in modo che possono vedere soltanto la parete di una caverna. Un grande fuoco, dal dietro, proietta delle ombre sulla parete. Che cosa vedono i prigionieri? Essi vedono le ombre proiettate dai loro corpi o da qualsiasi oggetto o sagoma che si proietti sulla parete. In poche parole, i prigionieri non possono vedere oggetti reali, ma osservano solo ombre bidimensionali proiettate da oggetti che, in realtà, non possono vedere veramente. Ed è per questo che non potendo vedere le cause reali delle ombre, i prigionieri pensano che le ombre sono l’unica vera realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che l’antico filosofo, nel proporre l’allegoria, sperava di scoprire alcune proprietà del “mondo delle forme”. Oggi, quest’allegoria è divenuta molto importante anche per la fisica e, la fisica, ci aiuta a capire che ciò che vedono i prigionieri sono immagini bidimensionali, così che, loro, pensano che il mondo è solo bidimensionale. Questo, a mio avviso è il problema del pensiero teologico e della cultura europea di matrice cristiana oggi. Pensiamo di continuare a vivere in un mondo bidimensionale di cui ci assicuriamo conoscere tutto, anche se in realtà sono solo ombre, riflessi. Ma oggi, la storia, precisamente in quest’auto-riscoperta delle identità, si mostra in tutta la sua complessità e dunque diversità. Le culture sono espressione di una molteplicità d’individui, categorie sociali, soggetti di genere diverso, visioni del cosmo. La rivendicazione che il mondo oggi fa della sua maturità e dei suoi impulsi, non è un peccato deplorevole, ma piuttosto un’ iniziativa mistica, dal di dentro dell’essere umano, che si riscopre degno di prendere iniziativa e soprattutto desideroso di non abbandonare la storia per raggiungere l’essenza di sé, della verità e del mondo intero. Il mondo, oggi, non è più bidimensionale e forse la scienza potrebbe dirci qualcosa su queste inquietudini religiose e culturali dell’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ per questo che restiamo perplessi di fronte alle opinioni di un rappresentante religioso che non sostiene l’osato sogno di chi nella storia di oggi, con fatica, osa uscire dall’idea o dall’esperienza fatta nella caverna e, uscendo, percepisce altre dimensioni. Personalmente penso che cercare altre persone, altre idee, altri lineamenti, non solo storici ma anche trascendentali per ritessere la trama della vita sociale, affettiva, spirituale e politica dell’umanità, non significa perdere l’identità del proprio credo. Mentre invece mi sembra che precluderci al dialogo è un vero e proprio precluderci al mistero, alla rivelazione, alla complicità divina con l’umanità e la sua biodiversità cosmica. Certamente questo non è un cammino facile, certamente questo non è il frutto d’incontri sociali e politici, oltre che religiosi, che si fondano sulle logiche dei privilegi, a cui la chiesa cattolica, nel mondo intero, è da sempre abituata; logiche economiche, di potere, in nome del riconoscimento della propria fede.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un parto, di veri e propri dolori di parto; sono sforzi quotidiani, di cui forse chi sta in certi luoghi e legge la storia da un certo punto di vista, si è dimenticato o non ha mai conosciuto. Vivere le diversità costa, ha dei prezzi molto alti. Certamente è più facile omologare o meglio dominare, con un pensiero unico e testimoniare le scintille del vero con un’unica esperienza. Quando è così, forse finiscono i dolori del parto della creatività umana, ma anche, finiscono i sogni di tutti quei cambi storici reali e, invece, si riconduce tutto all’eterno ritorno dell’olimpo divino dei poteri religiosi e sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, potremmo discutere fino all’infinito su questa lettura e interpretazione della storia e della vita, ma almeno facessimo memoria di qualcosa di molto semplice, che riguarda proprio le radici cosmopolite del cristianesimo primitivo, quelle raccontate dagli Atti degli Apostoli, quelle raccontate da Paolo. Forse tutti contesti ancora più bidimensionali di quelli che conosciamo noi oggi, ma che nonostante tutto, hanno permesso al cristianesimo di alimentarsi anche nelle circostanze più complesse e diverse, proprio nella sua caratteristica fondamentale di passione profonda per la riconciliazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una passione che rende la teologia più apofatica, nel suo insufficiente linguaggio e per questo in ricerca, tra visione, ascolto e nostalgia per l’assenza, l’Assente e gli assenti. Un progressivo itinerario di svelamento di linguaggi alternativi, che curino le rughe non solo dell’umanità, ma anche di questa comunità credente cattolica prigioniera delle ombre. Mi auguro che qualcuno, uscendo dalla caverna, torni e ci racconti le multipli dimensioni della realtà e così continueremo a cercare, noi stessi e Dio che, secondo la visione di Ratzinger e Marcello Pera, sembra essere così estraneo alle nostre fatiche e timide comprensioni della vita. Personalmente spero che, ancora una volta, tutti coloro che bramiamo e osiamo il mondo in un altro modo, si sia perdonati per avere amato troppo e per aver dedicato la vita a cercarci reciprocamente e a cercare. Se oggi, la figlia della mia amica, torna a rifarmi la domanda, le risponderò che ogni ombra evoca qualcosa di più, non solo quello che ci sta dietro, ma quello che ci sta davanti e che sta fuori e che lei e solo lei, per essere fedele, dovrà scoprire con altre e altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1663992810760100960?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/1663992810760100960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=1663992810760100960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1663992810760100960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1663992810760100960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/01/intervento-di-antonietta-potente.html' title='Intervento di Antonietta Potente sull&apos;alleanza integralista Ratringer-Pera'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SWSNiIImETI/AAAAAAAAAQ8/6H0SLt3DUR0/s72-c/ombre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-5112440211560246217</id><published>2009-01-02T12:04:00.000-08:00</published><updated>2009-01-02T12:30:07.112-08:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 4 gennaio 2009</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Gesù: una «parola» ebraica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vangelo di Giovanni &lt;/span&gt;1,1-8)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Logos&lt;/span&gt;?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Vangelo di Giovanni inizia con un inno cristologico (conosciuto come il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prologo&lt;/span&gt;) che accenna alle principali tematiche affrontate dall’evangelista lungo tutto suo racconto. Per esempio, vengono utilizzati i termini, che in seguito avranno una forte valenza simbolica riferiti al Cristo, luce, rivelazione, vita...&lt;br /&gt;Si tratta di un inno che risente di un forte influsso ellenistico, ovvero greco, che ci fornisce una rappresentazione del Cristo utilizzando il linguaggio filosofico tipico del mondo greco. Un linguaggio senz’altro molto suggestivo, ma che rischia di allontanarci dalla figura storica di Gesù di Nazaret. Gesù, infatti, è qui presentato come il logos che si fa carne (che in greco significa parola, ma anche ragione o discorso). Un logos preesistente, che era già «in principio» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;en arché&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;«In principio», sono le stesse parole con cui inizia la Bibbia (Gn 1,1). In questo caso, però, non si tratta di quel Dio che crea il mondo semplicemente camminando alla brezza del giorno (Gn 3,8), ma piuttosto si tratta il mistero di un Dio che genera in sé il suo figlio, raffigurato qui come la Parola creatrice. Una formulazione che, nonostante il tragico tentativo di personificare il Logos, si rivelerà oscura, faticosa e terribilmente precaria, e che darà vita a quelle interminabili dispute – cristologiche e trinitarie – che hanno dilaniato la storia della chiesa dei primi secoli.&lt;br /&gt;Il concetto di logos come manifestazione di Dio, era già presente nella cultura greca precedente a Gesù, mentre nella cultura ebraica comparve per la prima volta grazie al filosofo Filone di Alessandria (20 a.C. – 50 d.C. circa). Filone era un ebreo ellenizzato che arrivò ad introdurre una interpretazione della Bibbia a partire dalla dottrina del grande filosofo greco Platone, arrivando così a teorizzare l’interpretazione allegorica dei testi sacri. Egli si poneva il problema del dialogo tra la cultura greca del suo tempo e la cultura ebraica da cui egli stesso proveniva; fu così che arrivò ad incorporare il concetto di logos all’interno della propria teologia: l’idea di logos fu connessa al tema biblico della «parola di Dio», intesa come mediatrice tra Dio e il mondo.&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prologo di Giovanni &lt;/span&gt;solleva, da parte degli studiosi, complicate questioni di critica testuale in relazione al rapporto con il resto del vangelo. Senz’altro si tratta di un testo molto rimaneggiato ed intriso di elementi esterni, sia alla cultura ebraica, sia al resto del vangelo, ma che nello stesso tempo ne anticipa gli elementi teologici principali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SV549ekxwnI/AAAAAAAAAQs/XOQOE97ZJVA/s1600-h/crocifissione+bianca+chagall.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 288px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SV549ekxwnI/AAAAAAAAAQs/XOQOE97ZJVA/s320/crocifissione+bianca+chagall.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286796010154214002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Parola&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ebraico il termine parola si traduce con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;davàr&lt;/span&gt;, un termine che – nella tradizione biblica – indica prima di tutto una creazione, un gesto, un fatto, un evento. Tuttavia, ad un certo punto nella Bibbia questa parola subì un processo di personificazione, (lo stesso avvenne per esempio per la Sapienza, cfr. Sap 6-9). La personificazione, un processo tardo che cominciò a partire dall’elaborazione dei libri sapienziali (Pr 1-9), era un modo, per gli uomini del tempo, di indicare l’azione di Dio nella storia. Così, se da una parte la personificazione della Parola consentì di sentire Dio immediatamente vivo e operante (intendendola come persona vicina agli uomini), dall’altra parte portò, a lungo andare, ad una astrazione concettuale sempre più lontana dalla vita degli uomini, sempre meno concreta.&lt;br /&gt;Si tratta di un rischio sempre vivo che, è il caso tipico del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prologo di Giovanni&lt;/span&gt;, rischia di farci immaginare Dio come maestoso e trionfante, e la sua azione operante nella storia come un progetto già concepito e nello stesso tempo intoccabile. Tutto ciò come se fosse già determinato in un processo costituito a priori, dove gli uomini e le donne non sono liberi/e di cooperare alla creazione all’interno di una relazione di responsabilità attiva. La creazione, invece, deve essere considerata in continuo movimento e compimento. L’azione di Dio, infatti, non è certo pre-comprensibile all’interno delle nostre narrazioni umane, qualunque esse siano.&lt;br /&gt;Senza contare, poi, che la storia di Gesù, colui in cui – secondo il vangelo di Giovanni – si incarnò, personificandosi, il logos, fu –  nella sua pienezza di umanità –  la storia di un fallimento. Una storia difficilmente immaginabile e impossibile da astrarre; una storia che fu possibile (lo è tutt’oggi) vivere soltanto, vivere e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SV549veJqWI/AAAAAAAAAQ0/HZ_0oZddPd8/s1600-h/crocifissione+gialla+chagall.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 282px; height: 375px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SV549veJqWI/AAAAAAAAAQ0/HZ_0oZddPd8/s320/crocifissione+gialla+chagall.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286796014689823074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un Gesù divino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Vangelo di Giovanni «il Gesù terreno appare trasfigurato in un essere divino; lo scritto infatti si presenta espressione di una cristologia incentrata nella Parola eterna di Dio: “In principio era la Parola e la Parola era rivolta verso Dio e la Parola era divina”, fattasi “carne” nel tempo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sarx egeneto&lt;/span&gt;), cioè uomo caduco e mortale. Incarnazione finalizzata alla rivelazione, perché è Parola disvelatrice del volto nascosto di Dio: “Dio nessuno lo ha mai visto; l’unigenito essere divino (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;theos&lt;/span&gt;) che è volto verso il seno del Padre, lui ce ne ha fatto l’‘esegesi’ (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;exegesato&lt;/span&gt;)”, cioè lo ha tratto fuori dalla sua impenetrabilità (Gv 1,18), mostrandocelo come colui che “ha tanto amato il mondo umano da donargli il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada alla rovina eterna ma possieda la vita del nuovo mondo” (Gv 3,16). […] Eppure lo scritto non abbandona, del tutto, il campo storico: la Parola divina incarnata è pur sempre in nazareno» (G. Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, pag. 55).&lt;br /&gt;La divinizzazione di Gesù, la sua ipostatizzazione, la sua trasformazione in un essere divino ha finito per allontanarlo dalle persone, da quegli stessi uomini e da quelle stesse donne che probabilmente egli avrebbe potuto incontrare sulle strade della Palestina di 2000 anni fa.&lt;br /&gt;Questo processo – che è durato dei secoli – ha portato alla costituzione del Cristianesimo come vera e propria religione, con i suo dogmi, i suoi apparati, le sue organizzazioni, la sua morale e la sua dottrina. In qualche modo questo cammino ci ha allontanati dalla fede, soprattutto dalla fede di Gesù: la fede nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, la stessa fede del popolo di Israele. Si è perso di vista il fatto stesso della «ebraicità» di Yehoshua figlio di Giuseppe, allontanandosi sempre di più dalla radice ebraica della fede biblica.&lt;br /&gt;Riappropriarci di questa fede, ormai dispersa e lontana anche all’interno dell’ebraismo a noi contemporaneo, è il grande sforzo che la coerenza verso il messaggio di Gesù ci richiede pressantemente; un messaggio – non dimentichiamolo – che ci è stato tramandato attraverso l’esperienza dai suoi primi discepoli (anch’essi ebrei) e delle sue prime discepole (anch’esse ebree).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-5112440211560246217?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/5112440211560246217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=5112440211560246217' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/5112440211560246217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/5112440211560246217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2009/01/commento-al-vangelo-di-domenica-4.html' title='Commento al vangelo di domenica 4 gennaio 2009'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SV549ekxwnI/AAAAAAAAAQs/XOQOE97ZJVA/s72-c/crocifissione+bianca+chagall.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2711709409239366489</id><published>2008-12-29T10:01:00.000-08:00</published><updated>2009-01-10T10:04:27.957-08:00</updated><title type='text'>Il nuovo libro di Mauro Pesce e Adriana Destro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;L'uomo Gesù&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tracciare un ritratto di Gesù, prima di tutto come un uomo, con le sue pratiche di vita, i suoi incontri, il suo corpo, le sue emozioni e i suoi sentimenti. Questo è lo scopo del nuovo libro di Mauro Pesce, storico del cristianesimo divenuto celebre per il libro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Inchiesta su Gesù&lt;/span&gt; (firmato insieme a Corrado Augias) e dell’antropologa Adriana Destro, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’uomo Gesù&lt;/span&gt;, uscito a novembre per i tipi della Mondadori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SVkU9py27eI/AAAAAAAAAQc/LGUC7-AE-jM/s1600-h/PESCE_luomo+ges%C3%B9.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 258px; height: 397px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SVkU9py27eI/AAAAAAAAAQc/LGUC7-AE-jM/s320/PESCE_luomo+ges%C3%B9.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285278687119732194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I due autori, la cui collaborazione si inserisce nelle correnti di rinnovamento della ricerca sul Gesù storico e sulle origini del cristianesimo, soprattutto grazie all’utilizzo di un approccio antropologico (vedi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antropologia delle origini cristiane&lt;/span&gt;, 1997; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come nasce una religione&lt;/span&gt;, 2000; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Forme culturali del cristianesimo nascente&lt;/span&gt;, 2006), ci restituiscono un quadro sullo stile di vita di Gesù, proponendo, anche al lettore meno attrezzato, una ricostruzione della vicenda umana di Yehoshua ben Yosef (Gesù figlio di Giuseppe).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’operazione necessaria – come ricordano Mauro Pesce e Adriana Destro – «convinti che una lettura prevalentemente teologica della vicenda di Gesù la svuoti di gran parte della sua forza e del suo significato» (p. 207).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro, che si articola in sette capitoli, tenta di ridare una cornice concreta e umana alla vicenda di Gesù. Allontanandosi a poco a poco, per vedere chi e che cosa circondava il profeta di Nazaret, si riesce scorgere una visione di insieme, un ritratto umano e vicino anche agli uomini contemporanei. «Per scavare nella vicenda di Gesù – spiegano gli autori – abbiamo voluto accostare analisi tradizionali (storiche, filologiche, archeologiche) e ipotesi meno convenzionali (di tipo antropologico), proprio perché avevamo di fronte un mondo di incontri personali, di faccia a faccia, un mondo significativo proprio perché precario, esposto a pericoli, fatto di gente generalmente marginale che conosceva difficoltà concrete» (p. 207-208).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro ricostruisce in modo originale – compiendo anche un opera di divulgazione delle ultime ricerche sociologiche, antropologiche e storiche su Gesù – le geografie in cui Gesù si muoveva, il significato del suo camminare per le strade della Palestina e cosa questo comportava praticamente, la gente che egli incontrava e che aveva attorno come sostenitori e discepoli, il significato profondo del mangiare insieme alla stessa tavola, il rapporto con la dimensione domestica, il suo corpo, le sue emozioni e i suoi sentimenti. «Ogni giorno, Gesù ricomincia il suo cammino, riattualizza il suo progetto, sostenuto dalla speranza in Dio. La conseguenza di questo stile di vita è di ‘desacralizzare’ luoghi, attività, materiali e ambienti. Il lavoro, la proprietà e la famiglia non sono più i valori massimi cui subordinarsi, sono relativizzati e rimessi in discussione in una successione di sfide. Le cose a cui ordinariamente si tiene di più non rappresentano il centro di interesse del suo progetto o del suo stile di vita. Sono abbandonate e private dei loro caratteri di necessità» (p. 51).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Importanti, poi, le precisazioni che restituiscono la figura di Gesù, non solo alla sua storia ma anche al suo ambiente culturale, alla sua ebraicità. Il Gesù che Mauro Pesce e Adriana Destro ci riconsegnano «non aveva intenzione di fondare una propria associazione svincolata dai luoghi e dalle forme sociali (i nuclei domestici, in particolare) in cui si svolgeva la vita della gente. Voleva rivolgersi a tutta la popolazione di Israele per prepararla a entrare nel futuro regno di Dio tramite un radicale rinnovamento della vita quotidiana delle case» (p. 95). «In questo libro – dichiarano i due autori – sosteniamo che Gesù crede nel suo Dio tradizionale e non è il fondatore di un sistema religioso diverso da quello in cui è nato. Il suo stile di vita e il suo messaggio, il movimento che egli ha creato durante la sua esistenza non erano una religione, concetto peraltro assente dal giudaismo del suo tempo. Egli invitava a mutare comportamento in funzione di un profondo rinnovamento all'interno del mondo giudaico in cui viveva. Solo quando i suoi seguaci divennero in grande maggioranza non giudei, Gesù fu del tutto sottratto alla cultura giudaica. La sua dimensione umana si perse di vista quando si cominciò a considerarlo prevalentemente come un essere divino. La sua figura si trasformò allora da quella di un autentico credente quale egli era in quella di un innovatore e riformatore critico della sua cultura. Si cominciò così a perdere il senso della sua fiducia e della sua attesa nell'intervento di Dio. È a partire da questo momento che si inserisce un cuneo tra il Gesù storico e quello delle chiese successive» (p. 16). Una considerazione questa che, partendo dai risultati dell’esegesi moderna, riconosce il passo del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vangelo di Matteo&lt;/span&gt; (16,18), «Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa», come un’aggiunta successiva dell’evangelista, posteriore di almeno 50 anni. Considerazione dimostrata dal fatto che la parola ekklesia non compare mai negli altri tre vangeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù e il suo movimento sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in cammino&lt;/span&gt;, sempre sulla strada per incontrare le persone e per muoversi nel loro contesto di vita. Il Nazareno, dunque, non era all’interno di una istituzione, e questo non gli forniva nessuna garanzia, nessuna credenziale particolare nei confronti della gente che lo ascoltava. «Egli va considerato come un predicatore marginale, cioè privo di autorità riconosciuta, non legittimato dai poteri istituzionali, senza credenziali. Poteva trovare un riconoscimento solo attraverso la reazione diretta della gente. In alcuni suscitava attrazione, speranza di poter raggiungere, mediante lui, le proprie aspirazioni. In altri provocava, come abbiamo visto, interesse, dubbio o sospetto. In altri, infine, opposizione anche mortale» (p. 98). Un predicatore marginale che si faceva portatore di un grande sogno: «Gesù non promette solo emancipazione dal bisogno o egalitarismo. Promette una nuova era» (p. 99).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i capitoli più interessanti ed efficaci del libro si trova quello dedicato a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’orizzonte della commensalità&lt;/span&gt;, che risulta molto utile e riesce a ricostruire un immagine viva e nitida dello stile di vita di Gesù. «La commensalità era uno dei modi preferiti da Gesù per creare un contatto profondo e intimo con la gente. Anche all'interno del suo gruppo egli sembra celebrare i momenti più alti mediante una partecipazione coinvolgente alla mensa» (p. 110). Un «simbolo» – quello della commensalità – che gli autori dei vangeli presentano come strettamente «necessario per rendere comprensibile tutta la vicenda di Gesù» (p. 115).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’analisi della vicenda di Gesù di Nazaret e del suo ambiente di vita che ci viene presentata dai due autori, tiene fortemente conto delle più recenti acquisizioni in campo antropologico; come la tesi della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;antropopoiesi&lt;/span&gt;, formulata dell’antropologo Francesco Remotti. Un’idea che diventa la chiave di lettura per comprendere meglio l’orizzonte della commensalità del predicatore galileo. Secondo la teoria del professor Remotti, infatti, «l’individuo, nascendo in una cultura, fin dai suoi primi momenti entra in un processo di sviluppo e perfezionamento garantito dall’ambiente culturale» (nota n. 52, p. 237). Così, Gesù «nel mangiare insieme vedeva un’occasione per avvicinare e condividere la vita della gente. Si può pensare che per Gesù non ci sia una forma di aggregazione sociale altrettanto forte della riunione conviviale. Fra tutti i meccanismi partecipativi (comprese le riunioni sinagogali e del Tempio), sembra che la mensa comune sia fondamentale per la ‘costruzione degli uomini’». Il momento «principale dell’inclusione e non quello dell’esclusione, in cui devono essere inseriti i più poveri e i cosiddetti ‘peccatori’» (p. 121).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prezioso anche il capitolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emozioni, sentimenti, desideri&lt;/span&gt; che, soprattutto grazie all’utilizzo degli strumenti antropologici, avvicina il lettore all’umanità di Gesù, alla sua personalità, alle emozioni che, senz’altro, gli capitò di provare: compassione, ansia, commozione, tristezza, ira, indignazione, desiderio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea centrale del libro di Destro e Pesce ruota attorno a Gesù, che «si fa conoscere anzitutto per quello che fa. Il suo messaggio è contenuto nelle sue parole, ma non può essere ridotto a esse soltanto» (p. 109), bisogna, infatti, concentrarsi nella ricerca del contesto vitale, dell’ambiente dove egli operò e visse per comprendere appieno la sua figura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un libro utile che presenta nuovi spiragli nella ricerca su Gesù e che, al di là delle singole interpretazioni esegetiche su cui si può sempre discutere, pone delle domande interessanti e rigorose grazie all’analisi storica supportata dall’antropologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto che «Gesù era un giudeo che rimase estraneo alle aspirazioni e ai modi di vita introdotti dalla romanizzazione» e che «di fronte alla potenza culturale di Roma fece appello all’elemento più intimo e più forte della sua cultura, cioè all’idea del potere assoluto del Dio giudaico e alla necessità che Dio regnasse prendendo possesso di tutta la terra». Una «speranza nel regno di Dio, che avrebbe combattuto ed eliminato l’ingiustizia» (p. 208). Un regno imminente di cui era urgente l’annuncio affinché la gente cambiasse vita per acquisire il diritto ad entrarvi.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SVkU9py27eI/AAAAAAAAAQc/LGUC7-AE-jM/s1600-h/PESCE_luomo+ges%C3%B9.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;(&lt;span&gt;G.G&lt;/span&gt;.)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;• Mauro PESCE - Adriana DESTRO, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'uomo Gesù. Giorni, luoghi, incontri di una vita&lt;/span&gt;, Mondadori, 2008, pagine 257, 18 euro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un'altra recensione si trova &lt;a href="http://donfrancobarbero.blogspot.com/2009/01/un-grande-aiuto-per-la-fede.html"&gt;QUI&lt;/a&gt;:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le dodici tesi del libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;1. Il primo messaggio di Gesù è il suo stile di vita (itinerante, senza lavoro, senza famiglia, senza casa e senza possedimenti). Una novità del libro sta nel mettere in primo piano la pratica di vita di Gesù mentre altri libri si concentrano sulle parole di Gesù o su alcuni eventi isolati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Gesù era contrario alla romanizzazione della Terra di Israele e contro la romanizzazione ha fatto appello agli elementi centrali della sua cultura giudaica (in particolare l’idea del regno del Dio tradizionale degli ebrei su tutta la terra). Il suo annuncio del regno di Dio è una riposta giudaica creativa alla romanizzazione. La sua risposta è stata vincente, perché alla lunga il cristianesimo si è impadronito dell’Impero Romano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Gesù era un uomo di villaggio che evitava le città (che erano ellenizzate e romanizzate) e frequentava solo i piccoli centri e le strade secondarie, per spingere gli ebrei alla conversione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Gesù non crea una chiesa: il suo gruppo si incunea all’interno delle famiglie e non dà vita un’associazione autonoma e si rivolge solo agli Ebrei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Il corpo di Gesù è il luogo principale dell’incontro della gente con lui (corpo normale, ma anche corpo taumaturgico, guaritore, corpo che possiede una luce speciale che si manifesta nella trasfigurazione, corpo senza peso che cammina sull’acqua)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Non sappiamo nulla dell’immagine fisica di Gesù, cancellata dall’immagine del corpo degradato e crocifisso  e da quella del corpo risorto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Gesù evita modi di comunicazione indiretta (come la scrittura). Cerca di avere solo incontri diretti con le persone faccia a faccia e soprattutto a tavola. La commensalità  è per lui la manifestazione più alta della convivenza umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Gesù era  un uomo solo. Certo, egli cercava sempre l’incontro della gente, ma periodicamente si isolava per momenti di solitudine, per pregare e per un contatto con Dio fatto di rivelazioni e visioni. Molto dalla sua vicenda personale è rimasta perciò ignota ai suoi discepoli e ai vangeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. Gesù predicava Dio, ma gli uomini attirati dal suo messaggio e dalla sua potenza di guaritore cercavano lui. Gesù non voleva essere una guida di masse, ma le folle si coagulavano attorno a lui. Non voleva essere una guida popolare, ma lo fu contro la sua volontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10. Gesù non controllava gli avvenimenti provocati dalla sua azione, voleva che il regno di Dio si manifestasse mentre egli era ancora vivo, ma invece dovette accettare il destino doloroso della sua sconfitta e della sua morte, interpretandola come un volere di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11. Uno dei lasciti più importanti per la cultura dei secoli successivi era il suo modo di  reagire interiormente alla sofferenza degli uomini. Gesù ha insegnato ai discepoli a provare le emozioni interiori che portano ad agire a favore degli uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12. I vangeli sono documenti storicamente attendibili, e su di essi si può ricostruire con solidità la storia di Gesù.  Vanno però sottoposti alla critica storica perché contengono divergenze, non sono opere di testimoni oculari e le occasioni storiche e geografiche in cui gli eventi della vita di Gesù si svolsero sono per loro in genere incerte. Non solo i vangeli canonici, ma molte opere cristiane antiche sono utili per ricostruire la vicenda storica di Gesù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2711709409239366489?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/2711709409239366489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=2711709409239366489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2711709409239366489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2711709409239366489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/12/il-nuovo-libro-di-mauro-pesce-e-adriana.html' title='Il nuovo libro di Mauro Pesce e Adriana Destro'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SVkU9py27eI/AAAAAAAAAQc/LGUC7-AE-jM/s72-c/PESCE_luomo+ges%C3%B9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-6387573691451929433</id><published>2008-12-07T05:32:00.001-08:00</published><updated>2008-12-07T06:01:16.803-08:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 7 dicembre 2008</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cominciare (e continuare) a gridare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Come è scritto nel profeta Isaia:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,&lt;br /&gt;egli ti preparerà la strada.&lt;br /&gt;Voce di uno che grida nel deserto:&lt;br /&gt;preparate la strada del Signore,&lt;br /&gt;raddrizzate i suoi sentieri,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». &lt;/span&gt;(Marco 1,1-8)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/STvU7wy-svI/AAAAAAAAAQM/a4IlbJgqyO0/s1600-h/arcobaleno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 303px; height: 368px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/STvU7wy-svI/AAAAAAAAAQM/a4IlbJgqyO0/s320/arcobaleno.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277045511570764530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Inizia la buona notizia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Inizio dell’&lt;span style="font-style: italic;"&gt;euanghélion &lt;/span&gt;di Gesù»: con queste parole comincia il Vangelo di Marco, il racconto della vicenda storica di Gesù. Marco – che può essere considerato l’inventore del genere letterario «vangelo» – inizia la buona notizia (l’evangelo) e lo annuncia alla sua comunità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da una parte la buona notizia consiste nell’annuncio di Gesù, della sua vicenda storica, del suo messaggio e della sua predicazione (che è stata essenzialmente l’annuncio del Regno di Dio); dall’altra parte questa buona notizia annunciata dall’evangelista riconosce già una speranza in Gesù: egli è il «Cristo, Figlio di Dio», cioè il messia, colui che è stato unto dal Signore per una missione speciale, atteso dal popolo di Israele per «portare il lieto annunzio ai miseri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio» (Is 61,1-2).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marco fa di questo appellativo, Figlio di Dio, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;leitmotiv&lt;/span&gt; di tutto il suo vangelo. Egli è interessato a stabilire l’identità di Gesù, dall’inizio del vangelo fino al riconoscimento dell’ufficiale pagano ai piedi della croce che dice: «Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio» (Mc 15,39b). La parola «inizio» utilizzata da Marco richiama comunque l’idea di una realtà che incomincia e continua, al di là della vicenda storica di Gesù e della sua missione messianica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Preparare la strada&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Subito dopo il titolo, Marco fa un’ampia citazione biblica, un collage di tre passi del Primo Testamento: il verso 2 («Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada») riprende e fonde Esodo 23,20 e Malachia 3,1; il verso 3 («Voce di uno che grida nel deserto…») corrisponde a Isaia 40, 3.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste citazioni servono a Marco per mettere direttamente in relazione la venuta di Gesù con i momenti cruciali della storia di Israele, la storia della salvezza; i momenti in cui Dio è intervenuto in favore del suo popolo: la liberazione dalla schiavitù egiziana (Esodo), la liberazione dalla schiavitù babilonese e il ritorno in patria (Isaia), la restaurazione escatologica (Malachia).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marco dunque ripropone queste promesse e le fa sue, e della sua comunità. Egli vede in Gesù il messia che ricapitolerà tutte queste promesse di Dio compiendo definitivamente la promessa finale, l’instaurazione del Regno di Dio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma questa citazione biblica, con cui Marco inizia il suo vangelo, può essere riferita anche all’opera di Giovanni il Battista, vicenda elencata subito dopo. Egli, infatti, può essere visto come il «precursore» di Gesù, il banditore che «grida nel deserto» per «preparare la strada» al «Signore», colui che si mette alla testa di tutti gli esuli per condurli alla liberazione definitiva. In questo senso Giovanni viene visto, nella tradizione cristiana, come una figura funzionale a Gesù, che ne prepara l’avvento. L’annunciatore è in funzione dell’annunciato e così, se nella citazione di Isaia la strada che bisogna preparare è per Dio («il Signore»), in Marco colui che deve venire è Gesù.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Battista&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio per queste ragioni di identificazione tra Giovanni e il «banditore» di Isaia, egli viene presentato come colui che «battezza &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel deserto&lt;/span&gt;» («Voce di uno che grida &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel deserto&lt;/span&gt;…»). Un’altra identificazione che viene fatta è quella tra Giovanni ed Elia: infatti, anche Elia viene descritto come «uomo peloso e cinto ai suoi fianchi da una cintura di cuoio» (II Libro dei Re 1,8), mentre in Zaccaria (13,4) la veste tipica dei profeti era «il mantello di pelo». Dunque Giovanni è «il profeta» per antonomasia, e nello stesso tempo quell’Elia che si attendeva come precursore della venuta escatologica di Dio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la descrizione di Giovanni, l’evangelista presenta il contenuto del suo annuncio: sta per venire il più forte con la pienezza dello Spirito. L’immagine del «più forte» evoca le speranze messianiche dell’eroe divino che salva il popolo e lo libera.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il battesimo d’ora in poi sarà fatto con lo Spirito Santo, e non con l’acqua. Questo fa capire che il personaggio atteso appartiene ai «tempi ultimi», i tempi in cui era prevista l’effusione dello Spirito secondo le profezie (Gl 3,1 ss.; Is 44,3).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una voce che grida…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Voce di uno che grida…». In queste parole è contenuta una delle più belle immagini della bibbia, della profezia biblica. Due diverse interpretazioni sono state date a questa citazione riportata in Marco. Nel testo di Isaia la citazione viene riportata come:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Una voce grida: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel deserto preparate la via del Signore!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Raddrizzate i suoi sentieri…».&lt;/span&gt; (Is 40,3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il profeta, infatti, annuncia di preparare il rientro in Palestina dopo l’esilio babilonese, di prepararsi per un viaggio difficoltoso tra deserto, steppa e alture. Questo dunque è un grido di gioia, che deve essere sentito da tutto il popolo. Un grido di speranza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella versione di Marco il testo viene citato cambiando la punteggiatura di una virgola, di due punti, e diventa:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Voce di uno che grida nel deserto: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;preparate la strada del Signore, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;raddrizzate i suoi sentieri» &lt;/span&gt;(1,3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Marco – come abbiamo già visto – il precursore, l’annunciatore messianico è colui che «grida nel deserto», Giovanni il Battista, e questo viene reso attraverso un espediente letterario tipico della cultura ebraica, fatta di citazioni e rimandi, sempre all’interno del testo e della tradizione biblica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma viene da chiedersi: chi, nel deserto, può ascoltare la voce di uno che grida? Anche se grida, chi può sentirlo? Sono forse le urla di un disperato o di un pazzo? Questi interrogativi ci pongono di fronte ad un’angoscia. L’angoscia che Gesù stesso provò nel Gestémani, quando ormai aveva compreso che il suo grido era rimasto inascoltato, fino all’abbandono, al tradimento di chi, come Giuda, voleva subito il suo posto nel Regno, un tornaconto immediato; e al rinnegamento di chi, come Pietro, avrebbe dovuto essere il testimone privilegiato del suo messaggio – secondo la tradizione il fondamento della «sua» chiesa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tradimenti, pervertimenti, rinnegamenti che appartengono prima di tutto alle strutture chiesastiche; a chi vuole farsi portatore e difensore delle cosiddette «radici cristiane» della cultura occidentale; a chi pensa che il messaggio evangelico sia secondario rispetto alla «tradizione». Una tradizione che, invece di essere un fiume di acqua viva e fresca, è diventata un rigagnolo fetido e mortifero, inquinato da ogni sorta di nefandezza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono questi tradimenti che hanno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pervertito &lt;/span&gt;(come diceva Ivan Illich) il messaggio della fede nel Dio di Gesù. La perversione di chi per salvaguardare i propri interessi scellerati arriva ad affermare la negazione della libertà di amare, che è la libertà del samaritano. Una perversione che ha camminato lungo tutta la storia e che è giunta fino a noi: dai roghi delle streghe e degli eretici fino alla condanna degli «amori diversi» e all’alleanza con quei poteri «diabolici» che uccido uomini e donne perché gay, perché lesbiche, perché trans. Non dobbiamo pensare però che questi tradimenti appartengano soltanto alle strutture istituzionali: il rischio di tradire e pervertire il messaggio dell’evangelo è sempre vivo anche nei singoli individui.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E anche se la parola profetica resta un grido nel deserto, una voce inascoltata, non bisogna astenersi dal pronunciarla ricordando il messaggio di Gesù. Lo stesso messaggio a causa del quale fu condannato a morte, e alla morte di croce. Ed è sulla croce che, in definitiva, si ripropone il grido della profezia, un grido che tuttora resta inascoltato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-6387573691451929433?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/6387573691451929433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=6387573691451929433' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6387573691451929433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6387573691451929433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/12/cominciare-e-continuare-gridare-inizio.html' title='Commento al vangelo di domenica 7 dicembre 2008'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/STvU7wy-svI/AAAAAAAAAQM/a4IlbJgqyO0/s72-c/arcobaleno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1517641708877600791</id><published>2008-11-14T13:53:00.001-08:00</published><updated>2008-11-14T13:58:01.702-08:00</updated><title type='text'>Gli ottant'anni di Giovanni Franzoni</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Franzoni e la chiesa dei poveri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Marco Simoni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si chiama «Il laboratorio di religione» la riunione di Giovanni Franzoni con i bambini, la domenica prima della messa. Non c’è alcuna dottrina da imparare, piuttosto da riflettere sul significato della scelta di fede e delle responsabilità che porta con sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SR30P56OvyI/AAAAAAAAAQE/z5RnG-Dfg_M/s1600-h/Franzoni+-+comunit%C3%A0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 362px; height: 313px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SR30P56OvyI/AAAAAAAAAQE/z5RnG-Dfg_M/s320/Franzoni+-+comunit%C3%A0.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268635693173620514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho un ricordo di ore veloci, passate ad ascoltare e discutere sui temi più diversi. Una volta Giovanni, come sempre l’abbiamo chiamato in comunità mentre per alcuni è sempre dom Franzoni, ci spiegava la distinzione tra profeti autentici, vicini alle persone semplici, e i profeti pagati dal principe, dal potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche da bambino, ero interessato al mio tempo e non capivo perché Dio avesse mandato profeti solo nell'antico Israele. Giovanni accolse l’obiezione e passammo alcune settimane a farci raccontare e leggere di profeti contemporanei: tra gli altri, don Milani, monsignor Romero, Martin Luther King. Giovanni Franzoni siede certamente tra loro, anche se è ben più giovane compiendo solo ottant’anni in questi giorni. Nessuno tra quelli che la conoscono avrebbe dubbi sul valore profetico della sua vita, della sua fede, del suo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Comunità di base di San Paolo a Roma, di cui è tra i fondatori, la messa è servita collettivamente. Ci sono molte voci autorevoli, ma ogni voce ha il suo spazio, anche se appena arrivata. Non c'è un pastore fisso, o una gerarchia strutturata. Chi vuole può alzarsi e condividere le sue preghiere o il suo pensiero sulle letture della Bibbia e sui fatti del tempo corrente. Naturalmente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si recita il Padre Nostro e si spezza il pane, come fanno i cristiani in tutto il mondo. La comunità, mi spiega Giovanni Franzoni, è parte della Chiesa, ma sta ai suoi margini. È appena tollerata dalla Curia romana, ma ha molti amici e fratelli sparsi in tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando, nel 1974, si è dimesso da abate di San Paolo fuori le mura, una carica che ha il rango di delegato diretto del Papa, la comunità si riunisce in dei locali molto semplici al 152 di via Ostiense a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riflessione del Concilio Vaticano II, punto di partenza di questa esperienza, aveva un senso carico di valore per l'impegno politico e sociale. La chiesa dei poveri non poteva non porsi il problema delle cause che generavano marginalità e oppressione. Non bastava più la purezza dogmatica, era necessaria l’azione. Era il tempo della teologia della liberazione, dei cristiani di base, esperienze che più recentemente hanno contribuito al movimento «Noi siamo Chiesa» che chiede alle gerarchie maggiore partecipazione, apertura e tolleranza, il sacerdozio femminile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere col Vangelo in una mano e il quotidiano nell’altra, era uno dei motti tipici degli esordi. Eppure i cattolici in politica, osservo, sono associati ai conservatori, alla destra. Non è vero, mi corregge Giovanni Franzoni, Joe Biden, il vice di Obama, per esempio è un cattolico aperto e progressista. Tuttavia, insiste, è giusta una grande prudenza nell’usare la propria fede come una bandiera. Noi non vogliamo strumentalizzare l’aggettivo «cristiano» per una posizione politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta di fede non è razionale, ma deriva da una esperienza religiosa personale. L’esperienza di fede porta all'assunzione di responsabilità, mala responsabilità politica e sociale va impiegata laicamente, anche perché il percorso sarà condiviso con persone di altri fedi o nessuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ottant’anni Giovanni Franzoni continua ad essere impegnato come sempre. Sta lavorando al quarto volume della sua opera omnia, porta avanti un progetto per costruire una centrale fotovoltaica ed eolica in un ospedale di Gaza. C’è poi la comunità e il laboratorio con i bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli chiedo di dire qualcosa alle persone che lo hanno ascoltato e letto, rimanendone ispirate e mosse. Non sono per l’amore da ricambiare, mi dice, sono per l'amore solare. Sono per l’irradiazione e non il circolo chiuso. Se qualcosa ho dato, vorrei che chi ha ricevuto trovi il modo di dare a sua volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice: bisogna rievocare le motivazioni, coltivare l’autonomia personale, e la maturazione delle proprie scelte. In questo tempo dominato dalla paura e dall’angoscia, non abbiamo bisogno di leader, ma di responsabilità. A ottant’anni si pensa a quando si verrà meno, conclude sorridendo.&lt;br /&gt;Spero che ciò non abbia alcun impatto sull’impegno collettivo, il cui motore deve ormai essere indipendente da me. Come esseri umani dobbiamo cercare di costruire qualcosa di positivo, sempre ridendo, e rimanendo capaci di ascoltare la felicità della natura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;(da&lt;span style="font-style: italic;"&gt; l'Unità&lt;/span&gt; di sabato 8 novembre 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A Giovanni Franzoni vanno i migliori auguri della redazione di &lt;/span&gt;Teologia e Liberazione.&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Grazie a Giovanni per la sua testimonianza, la sua ironia e il suo impegno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1517641708877600791?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/1517641708877600791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=1517641708877600791' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1517641708877600791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1517641708877600791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/11/franzoni-e-la-chiesa-dei-poveri-di.html' title='Gli ottant&apos;anni di Giovanni Franzoni'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SR30P56OvyI/AAAAAAAAAQE/z5RnG-Dfg_M/s72-c/Franzoni+-+comunit%C3%A0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2062419424629870498</id><published>2008-11-06T13:45:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T13:56:00.885-08:00</updated><title type='text'>Relazione su "le omosessualità" di Norbert Reck</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Le omosessualità»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;I contributi della ricerca per una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teologia_Queer"&gt;teologia queer&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di seguito pubblichiamo la relazione letta dal teologo Norbert Reck, responsabile dell’edizione tedesca della rivista internazionale di teologia &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Concilium&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, al Convegno su «&lt;a href="http://www.queriniana.it/fileriv.asp?id=CNC0314"&gt;Concilium 1/2008&lt;/a&gt;: Le omosessualità. I contributi della ricerca teologica al dibattito sulle omosessualità», tenutosi a Milano il 4 ottobre 2008, (traduzione di Stefano Ventura tratta da &lt;a href="http://www.gionata.org/"&gt;www.gionata.org&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SRNmW8bxXBI/AAAAAAAAAP0/ECR0cEtsJdw/s1600-h/queergod.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 246px; height: 367px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SRNmW8bxXBI/AAAAAAAAAP0/ECR0cEtsJdw/s320/queergod.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265664933692005394" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 153, 153);font-size:78%;" &gt;Copertina del libro "The Queer God",&lt;br /&gt;della teologa &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcella_Althaus-Reid"&gt;Marcela Althaus-Reid&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando preghiamo con la preghiera del Signore “Venga il tuo Regno”, chiediamo che il Regno della giustizia di Dio divenga realtà nella nostra vita oggi. Non chiediamo a Dio di essere portati via da questo mondo cattivo. Dopo tutto, questo mondo ha avuto inizio come creazione di Dio, e Dio ci ha messi qui per vivere come fratelli e sorelle.&lt;br /&gt;Questo è quello che crediamo e certamente questo da forma al nostro modo di guardare al mondo. Le nostre domande riguardano principalmente la giustizia e cosa passiamo fare per realizzare la giustizia in questo mondo. Pertanto Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;è sempre stato un forum per i teologi che si occupavano dei campi della teologia della liberazione, della teologia politica, e della teologia femminista.&lt;br /&gt;Così è stato chiaro per noi che non volevamo pensare l’omosessualità con un atteggiamento pastorale. Non volevamo guardare alle persone omosessuali come a esseri deplorabili con problemi specifici che hanno bisogno del nostro aiuto. Non volevamo produrre un “minority report” [1].&lt;br /&gt;Invece, le nostre domande erano domande circa la giustizia: volevamo sapere perché i gay e le lesbiche sono considerati così moralmente deficitari dagli insegnamenti della Chiesa, perché i gay e le lesbiche sono spesso perseguitati e addirittura uccisi, o bruciati vivi. Perché tanto odio? Perché tanta paura? Che cosa è tanto cattivo nelle persone che hanno relazioni omosessuali?&lt;br /&gt;Certamente tutto ciò non ha nulla a che fare con i valori etici. L'etica riguarda il rispetto reciproco e non l'uso della violenza contro l'altro. Questo è vero per tutti gli esseri umani indipendentemente dal sesso. L'etica razionale non ci dice nulla circa l'omosessualità. E questo ci conduce alla domanda più importante, probabilmente. Perché facciamo una differenza tra le cosidette persone eterosessuali e quelle cosiddette omosessuali?&lt;br /&gt;Si noti: non volevamo produrre più testi che si chiedessero se i gay e le lesbiche dovessero essere tollerati o no. Ne abbiamo avuto abbastanza di testi del genere in passato, e non hanno portato da nessuna parte. E ne avevamo avuto abbastanza di studi di biblisti, che ci dicevano che i testi biblici non dicono assolutamente nulla circa l'"omosessualità". Ma queste considerazioni non ci conducevano da nessuna parte. La Chiesa ufficiale rimaneva indifferente.&lt;br /&gt;Pertanto volevamo iniziare con nuove e differenti domande. Perché facciamo differenza tra le cosiddette persone eterosessuali e quelle  omosessuali? Quando tutto questo è iniziato? Perché è importante per alcune persone operare questa distinzione?&lt;br /&gt;E' necessario per l'immagine di noi stessi avere un gruppo di persone che possiamo considerare "differenti"? E' necessario guardare dall'alto in basso le persone come differenti, immorali , e anormali - solo per essere in grado di vedere noi stessi come morali e normali?&lt;br /&gt;Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;è una rete internazionale di studiosi. I membri del nostro comitato editoriale vivono in ogni parte del mondo, in Europa, in Nord e Sud America, in Africa, Asia, ed in Australia e Oceania. Pertanto ci confrontiamo costantemente con visioni del mondo molto differenti tra loro.&lt;br /&gt;Per questo motivo c'è molto dibattito e ragionamento tra di noi. Succede molto raramente che i membri di Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;siano tutti d'accordo su un problema specifico. Normalmente siamo in disaccordo. Normalmente ci sono molte discussioni tra di noi. Normalmente ognuno di noi pensa di essere nel giusto e che gli altri sbaglino. E normalmente questo non è del tutto vero.&lt;br /&gt;E questo è ciò che abbiamo fatto quando abbiamo iniziato ad esaminare alcuni argomenti legati alla questione. Cerchiamo di raccogliere gli articoli da tante più parti del mondo possibile. Perché abbiamo imparato che non è mai sufficiente presentare soltanto un punto di vista su una questione. Da qui il nome Concilium: un concilio è una assemblea per una consultazione, Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;significa discussione: non violenta e rispettosa. E sì, questo implica anche una visone di come trattarci reciprocamente nella chiesa.&lt;br /&gt;Così abbiamo chiesto a numerosi autori in tutto il mondo di scrivere sulle relazioni omosessuali nella loro parte del mondo e relativamente all'insegnamento della Chiesa. Abbiamo avuto una breve discussione se bisognasse chiedere soltanto a gay e lesbiche di scrivere articoli per Concilium.&lt;br /&gt;Ma presto siamo concordemente arrivati alla conclusione che volevamo sia le persone gay/lesbiche che etero per scrivere circa le relazioni omosessuali. Ciò che chiamiamo “omosessualità" non è un problema per le lesbiche ed i gay soltanto, riguarda la vita di ogni persona.&lt;br /&gt;Oltre a questo, era chiaro che volevamo testi non-discriminatori e rispettosi. Oltre a questo non ponevamo altre condizioni. Quello che abbiamo ricevuto, rappresenta un intero spettro di opinioni, alcune più liberali, altre più radicali, c'è stato anche il tentativo di essere rispettosi pur all'interno della cornice ortodossa del Cattolicesimo Romano ortodosso. Chiaramente, noi, gli editori di questo numero, non abbiamo ottenuto tutto quello che speravamo (per esempio ci sarebbe piaciuto vedere un articolo sull'omofobia in Africa, ma non abbiamo trovato una persona che ne volesse scrivere).&lt;br /&gt;E non siamo completamente d'accordo con ciascun articolo. Ma siamo convinti che valga la pena pensare a ciò che ogni articolo dice e discuterne. La nostra speranza è che questa raccolta di articoli possa dare nuovi impulsi alla discussione che negli anni ha girato infruttuosamente a vuoto.&lt;br /&gt;Non parlerò delle idee di ciascun singolo articolo. Se si è interessati all'opinione dell'America Latina, del Sud Africa o dell'Oceania, si dovrebbe acquistare una copia di Concilium, ovviamente. Quello di cui vorrei parlare è che cosa noi, gli editori, abbiamo imparato preparando questo numero. Menzionerò tre punti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1. L' "omosessualità" non è un fenomeno sempre esistito. E' piuttosto recente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il desiderio omoerotico è noto in tutte le culture ed in ogni tempo. Ma il modo in cui le persone hanno vissuto questo desiderio, differisce da epoca a epoca e da cultura a cultura. E ciò che chiamiamo "omosessualità" è un fenomeno relativamente recente - ed un fenomeno occidentale.&lt;br /&gt;La sessualità in generale appare in differenti costruzioni culturali. In alcuni paesi islamici africani per esempio è considerato normale che un uomo sposi diverse mogli. In Tibet ci sono regioni in cui una donna può avere molti mariti, di solito sposando due o tre fratelli, e in Europa Occidentale si crede che sia normale sposare un solo partner, di solito un partner del sesso opposto.&lt;br /&gt;Comunque, le relazioni omosessuali sono oggi possibili in Occidente, e l'idea p che due persone approssimativamente della stessa età possano vivere insieme come una coppia con gli stessi diritti e responsabilità.&lt;br /&gt;Altre culture, come in alcuni paesi latinoamericani, immaginano che le relazioni omosessuali abbiamo bisogno che un partner sia più maschile e l'altro più femminile. E nei primi secoli si credeva che le relazioni tra persone dello stesso sesso fossero normali solo tra un uomo adulto e sessualmente attivo ed un adolescente imberbe e passivo.&lt;br /&gt;In Oceania, in molte isole del Pacifico, esistono non due, ma tre generi. Per esempio sull'isola di Samoa, si crede che ci siano uomini, donne e fa’afafine.&lt;br /&gt;I fa’afafine [2] possiedono un pene, ma non sono considerati maschi. Alcuni fa’afafine vestono come le donne, ma altri fa’afafine preferiscono abiti maschili. I fa’afafine quando svolgono qualsiasi lavoro sia necessario nella casa, come cucinare, cucire, pulire etc. ma possono anche lavorare fuori, coltivando o tagliando alberi. Alcuni fa’afafine vivono  insieme ad un partner maschile, alcuni vivono con una donna ed alcuni fa’afafine credono che possono essere felici solo con un altro fa’afafine.&lt;br /&gt;Ovviamente, le opinioni Samoa sui generi non hanno nulla a che fare con l'omosessualità. Si deve affermare che le relazioni sessuali a Samoa sono semplicemente differenti. I tre generi sono tradizionalmente parte della cultura di Samoa e per lungo tempo  i fa’afafine sono stati rispettati come gli altri generi.&lt;br /&gt;Il cambiamento avvenne, quando i missionari protestanti arrivarono sull'isola nel XIX sec. Con i loro concetti occidentali in mente, credettero che i fa’afafine fossero omosessuali. Ed iniziarono a dire alle persone che era peccaminoso essere un fa’afafine.&lt;br /&gt;Dopo decenni il rispetto per il terzo genere è diminuito. Ci sono ancora fa’afafine a Samoa, ma molti di loro lasciano l'isola per trovare un posto dove possano vivere la loro vita secondo i loro sentimenti e le loro aspirazioni.&lt;br /&gt;Potrei continuare a raccontarvi storie sulle costruzione della sessualità in altre culture - e ne troverete ulteriori esempi in Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;- solo per mostrare che le relazioni tra persone dello stesso sesso non assumono necessariamente la forma dell' "omosessualità".&lt;br /&gt;Ciò che nei paesi occidentali industrializzati crediamo sia la "naturale" forma del piacere tra persone dello stesso sesso è solo una possibilità tra molte. Così dovremmo chiedere: che  cos'è quindi l' "omosessualità"? La mia risposta è il mio secondo punto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2. L' "omosessualità" è un'invenzione del XIX sec&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu Karl-Maria Benkert, uno scrittore austro-ungarico, che coniò il termine "omosessualità" nell'anno 1869. L'idea di Benkert era di sostituire il più vecchio termine "sodomia" e le sue implicazioni teologico - morali. Intendeva davvero fare qualcosa di utile per gli amanti dello stesso sesso. Ma come avere ragione delle condanne teologiche che sono cresciute durante così tanti secoli?&lt;br /&gt;La soluzione nel XIX sec. sembrò a portata di mano: la medicina e la biologia erano scienze emergenti, ed era abbastanza affascinante scoprire basi biologiche per tutte le caratteristiche degli esseri umani. Così la ragione della diversità delle donne, degli ebrei o dei neri veniva rintracciata in una loro supposta condizione biologica differente.&lt;br /&gt;E poiché l’alterità delle donne, degli ebrei e dei neri si credeva radicata nei loro geni ed ormoni, non si poteva fare nulla per modificarla. La loro diversità andava accettata. E non c’era alcuna base per l’uguaglianza! L’emancipazione non aveva alcun senso, perché non si può dominare il dato biologico.&lt;br /&gt;Si noti: questa modalità di pensiero ha avuto implicazioni politiche sin dall’inizio. In essa possiamo rintracciare le origini del razzismo. E fu questa mentalità che Karl-Maria Benkert vide la soluzione al problema dell’attrazione per lo stesso sesso.&lt;br /&gt;Come molti suoi contemporanei era convinto che il piacere omosessuale aveva le sue basi in una condizione biologica. Se era la biologia, quando un uomo amava un uomo e una donna una donna, allora non poteva essere un peccato!&lt;br /&gt;Il peccato non è forse un atto volontario? Una volontaria trasgressione dei comandamenti di Dio? Allora non poteva essere un peccato, quando in alcuni casi la biologia obbligava alcuni uomini a desiderare altri uomini! Il desiderio omosessuale non era un peccato, ma una anormalità psicofisica.&lt;br /&gt;Con questo in mente, Benkert aveva solo bisogno di trovare un termine che suonasse moderno e scientifico per comunicare l’idea di una disposizione innata. E la scoprì nel neologismo greco - latino “omosessualità”. “Omosessualità” non implicava più una condanna morale. Ma conteneva la nozione di una alterazione psicofisica.&lt;br /&gt;Benkert - e molti altri - erano convinti che questo nuovo termine potesse essere un progresso per l'emancipazione degli uomini attratti da altri uomini e per le donne attratte da altre donne. Ora essi erano omosessuali, era una disposizione.&lt;br /&gt;Non si poteva fare nulla per contrastarla - era semplicemente lì. I sodomiti erano peccatori, ma gli omosessuali erano innocenti. Essi semplicemente si conformavano ai loro geni od ormoni. Si poteva anche affermare: "Gli omosessuali sono innocenti perché sono vittime della loro biologia".&lt;br /&gt;Sciami di psichiatri condividevano l'eccitazione per questo nuova invenzione. La scoperta dell'omosessualità portò loro un nuovo gruppo di clienti che potevano essere trattati con ormoni, elettroshock, ipnosi e così via. Dallo stabilire l'alterazione psicofisica degli omosessuali, al definirli come malati, il passo fu breve.&lt;br /&gt;Sino al 1974 quando l'America Psychiatric Association rimosse l'"omosessualità" dal loro elenco ufficiale dei disordini psichiatrici.&lt;br /&gt;L'Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l' "omosessualità" dall'ICD  (International Classification of Deseases, Classificazione Internazionale delle Malattie, NdT) soltanto nel 1992.&lt;br /&gt;Così il nuovo termine di Benkert ha fatto una grande carriera. Fino ad oggi, tutti usano questo termine, addirittura il Vaticano. E quando usiamo la parola "omosessuale" oggi, intendiamo delle persone che sono in qualche modo differenti - geneticamente, ormonalmente o psicologicamente. I pensatori razzisti dicono, "sono differenti, e per questo dobbiamo combatterli". I pensatori liberali dicono "sono differenti, e per questo dobbiamo tollerarli".&lt;br /&gt;E anche le persone che chiamano se stesse "omosessuali" credono di essere esse stesse diverse, in qualche modo di natura diversa, forse di specie diverse.  Credono che in qualche modo devono accettare ciò che è dentro di loro, anche se non gli piace. Mi chiedo quanti suicidi di adolescenti sono dovuti a questo concetto dell' "omosessualità".&lt;br /&gt;Così l' "omosessualità"  iniziata come un'idea di liberazione, ha mostrato sempre di più i suoi lati repressivi. Ha implicato la nozione che il desiderio per lo stesso sesso non è una preferenza personale o una potenzialità dell'amore, ma una disposizione, un destino e un peso, che deve essere accettato.&lt;br /&gt;Erwin Haeberle, un sessuologo tedesco - americano, disse una volta  che dobbiamo ammettere che le grandi idee dei nostri predecessori in realtà non erano grandi, ma deludenti illusioni di un secolo razzista. La costruzione dell'omosessualità intendeva portare libertà, ma alimentò l'idea che gli omosessuali sono persone di un tipo diverso.&lt;br /&gt;Questo mi porta all'ultimo punto: le scoperte trascurate della sessuologia. Noi, gli editori di Concilium, ci siamo fatti l'impressione che la discussione tra le chiese e i gruppi di emancipazione gay/lesbici non rispecchi lo stato di avanzamento delle scienze del sesso. Entrambe le fazioni, il Vaticano come i gruppi di emancipazione gay/lesbici si appoggiano ai concetti di diversità del secolo diciannovesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3. Le scienze del sesso raccontano una storia differente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorrerebbe dire molte cose al riguardo, ma sarò quanto più breve possibile. Menzionerò solo due nomi: Sigmund Freud e Alfred Kinsey. Anche lo psicoanalista Sigmund Freud utilizzò il termine omosessualità, ma si oppose fermamente agli avvocati ottocenteschi dell'omosessualità come disposizione. La sua ricerca clinica lo portò in realtà a seguire la seguente intuizione: "La ricerca psicoanalitica si oppone in maniera piuttosto decisa a qualsiasi tentativo di separare  gli omosessuali dalle altre persone come un gruppo con una peculiare disposizione.&lt;br /&gt;Studiando l'eccitazione sessuale diversa da quella avvertita manifestamente, si scopre che tutti gli esseri umani sono in grado di scegliere persone dello stesso sesso come oggetti di desiderio e che lo hanno fatto inconsciamente." (Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;edizione italiana: p.24)&lt;br /&gt;Ciò che Freud ci dice dopo anni di ricerca è qualcosa che era perfettamente noto prima dell'era di Benkert: ogni essere umano è capace di provare attrazione sessuale per il proprio sesso.&lt;br /&gt;Ed in effetti provano tali emozioni, sia inconsciamente che consciamente. Non esiste qualcosa come una disposizione speciale. Gli omosessuali non sono un gruppo specifico, che possa essere separato dagli altri come una specie a se stante.&lt;br /&gt;Sembra che Freud fosse tanto a disagio da queste scoperte quanto la maggior parte dei suoi contemporanei. E così egli ascrisse il desiderio per lo stesso sesso, che aveva trovato in ogni individuo, ad una specifica fase dello sviluppo umano. Freud non fornì mai la prova che il desiderio per il proprio sesso fosse "nomale" in certi stadi dello sviluppo e patologico in altri.&lt;br /&gt;Quando il sessuologo americano Alfred Kinsey iniziò la sua indagine sul reale comportamento sessuale degli americani, si imbatté nel fatto che solo il 5% di quel comportamento era inequivocabilmente ed esclusivamente eterosessuale. E che c'era un altro 5% che era inequivocabilmente ed esclusivamente omosessuale. Non c'era alcuna collocazione inequivocabile per il restante 90%. Questo significa che il 95% aveva avuto esperienze con il proprio sesso.&lt;br /&gt;Kinsey concluse che categorie separate come "omosessuale" ed "eterosessuale" non si potevano rintracciare nella realtà dei fatti. La maggior parte delle persone conosceva entrambi i tipi di comportamento . "Soltanto la mente umana inventa categorie e tenta di forzare in fatti in caselle.  Il mondo vivente è un continuum in ciascun suo aspetto" (Concilium, edizione italiana, p.23)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In accordo con queste due intuizioni, vedo due conseguenze:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Ciascuno conosce sentimenti e desideri per il proprio stesso sesso. E ciascuno conosce desideri ed emozioni per il sesso opposto. Potremmo non esserne sempre consapevoli, poiché siamo abituati a costruire le nostre identità sessuali lungo la stretta divisione eterosessuale/omosessuale.&lt;br /&gt;Ma la scienza del sesso non ci fornisce alcuna prova che le persone con desideri per lo stesso sesso appartengano ad una specie diversa. Possono esserci persone che una tendenza più forte verso il sesso opposto. Proprio come ci sono persone che preferiscono il vino rosso ed altri che preferiscono il bianco.&lt;br /&gt;Non c'è ragione di creare le due specie dei "bevitori di rosso" e dei "bevitori di bianco". Gli omosessuali non sono una minoranza. Non c'è una aberrazione. Sono parte del continuum dell'umanità.&lt;br /&gt;Questo è un problema anche per la statistica: molti dei cosiddetti omosessuali hanno rapporti col sesso opposto. Alcuni di loro continuano addirittura a fare sesso con uomini e con donne. Sono davvero omosessuali?&lt;br /&gt;E cosa dire delle persone che sono sposate e fanno sesso solo con la propria moglie o il proprio marito, ma tutte le loro fantasie sessuali girano attorno a trovare il piacere con qualcuno dello stesso sesso. Sono davvero eterosessuali?&lt;br /&gt;Questa è la ragione per cui abbiamo discusso  dando a questo numero di Concilium&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;il titolo: le sessualità.  Perché nel mondo reale, c'è sempre stata una combinazione di molte differenti attività. Ma avremmo perso il punto centrale della nostra domanda: perché soprattutto le relazioni con lo stesso sesso sono discriminate?&lt;br /&gt;E così abbiamo chiamato questo numero "le omosessualità"  - indicando con il plurale, che c’è molto di più di un solo "fenomeno omosessuale" nel mondo. Ed esattamente perché ci sono così tanti differenti combinazioni di desiderio sessuale tra gli esseri umani, che troviamo così tanti modi differenti di costruire le nostre vite sessuali in tempi e culture differenti.&lt;br /&gt;Re David nella Bibbia non era un omosessuale quando stava insieme a Jonathan. E non era eterosessuale, quando era insieme a Betsabea. Non conosceva questi due termini restrittivi, non viveva secondo questi termini. Era parte del continuum umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Tutti abbiamo desideri per lo stesso sesso, ma viviamo in una cultura che condanna ancora tali sentimenti. Che cosa significa questo per le persone, che hanno imparato a considerarsi eterosessuali? Significa che proveranno paura ogni volta che questi desideri emergeranno al loro interno. Le radici dell'omofobia sono qui.&lt;br /&gt;L'omofobia è la paura di scoprire in se stessi desideri per il proprio sesso. E in una cultura che condanna questi sentimenti, si ha bisogno di un gruppo di "altri", che possa essere chiamato queer [3], froci [4], sodomiti , peccatori e così via.&lt;br /&gt;Fin quando ci sarà una minoranza da colpire per la sua diversità, potremo dire a noi stessi "sono normale".&lt;br /&gt;Possiamo rintraccia qui anche le radici dell'attività discriminatoria della Chiesa Cattolica. Tutti sperimentano emozioni per il proprio sesso, e questo è vero in particolare nei seminari e nei monasteri.&lt;br /&gt;In questi contesti particolari, questi sentimenti provocano paura. La paura di non essere normali. La paura di essere un peccatore. Per dimostrare alle loro comunità di essere "nomali", molti sacerdoti e monaci iniziano a discriminare i gruppi dei "diversi", accusandoli di essere "froci [5]", queer e peccatori.&lt;br /&gt;Gesù ebbe un approccio differente. Lui e si suoi discepoli non hanno ma preteso di essere normali. Dichiaravano di essere degli outsider e dei perdenti: prostitute, esattori delle tasse, ubriaconi e così via. Oggi diremmo: non erano normali, erano "queer". E questo è il punto di inizio della teologia queer. Il Vangelo è la buona notizia sull'amore di Dio per tutta la gente "queer".&lt;br /&gt;Per concludere, vorrei condividere un pensiero teologico: credo sia importante sapere che "eterosessualità" e "omosessualità" sono categorie create dall'uomo. Dio non ha creato "eterosessuali" e "omosessuali". Dio ci crea uguali, e Dio ci ha creati come esseri sessuali. E la sessualità è il desiderio di essere vicino a qualcuno, di toccare qualcuno, di amare qualcuno. Dio ha voluto che ci amassimo reciprocamente.&lt;br /&gt;E' stato detto che viviamo in una cultura in cui non possiamo realizzare ogni nostro sentimento per tutte le persone. Parte dei nostri sentimenti sono stati repressi dalla nostra cultura, così che non possiamo apprezzare l'intero dono della creazione di Dio.&lt;br /&gt;La teologia - per come la intendo - ha il dovere di dirci che il desiderio sessuale non è una disposizione, non è un fardello che debba essere accettato.&lt;br /&gt;Il desiderio sessuale è una meravigliosa abilità umana per raggiungere un altro essere umano. E' una abilità che ci da la forza di lavorare per la giustizia e la solidarietà su questo pianeta. E questo pianeta ne ha davvero bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;_________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[1]  Rapporto di minoranza, ovvero il rapporto scritto da una minoranza su un argomento , NdT.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[2]  Scelgo di considerare questa parola maschile, evidenziando come la lingua italiana manchi di un genere neutro  e sessualizzi implicitamente ogni aspetto della realtà: mi sembra che questo, qui e ora, sia un ottimo esempio di come la cultura, ed il linguaggio che ne è espressione, possa essere arricchita attraverso l'incontro con l'altro, in questo caso anche solo raccontato. NdT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[3]  Letteralmente “storto” o “sbagliato” come opposto a straight – “diritto” o “giusto”. La copia di termini queer/straight connota sia omosessuale/eterosessuale che sbagliato/giusto  - ovviamente giusto e diritto è il polo eterosessuale… Nel resto del testo ho scelto di no tradurlo, sia perché è ormai di uso comune sia per mantenere l’ambiguità di queer come diverso, essere fuori, sbagliato ma anche escluso. NdT.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[4]  Faggot nel testo, NdT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[5]  Faggot nel testo, NdT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Norbert Reck è redattore responsabile dell’edizione tedesca della rivista Concilium, insegna teologia e filosofia presso la Katholischen Stiftungs-fachhochschule di Monaco. È autore radiofonico e referente per le attività educative di carattere religioso di alcune testate. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni teologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2062419424629870498?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/feeds/2062419424629870498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34739898870266858&amp;postID=2062419424629870498' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2062419424629870498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2062419424629870498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/11/una-teologia-queer.html' title='Relazione su &quot;le omosessualità&quot; di Norbert Reck'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SRNmW8bxXBI/AAAAAAAAAP0/ECR0cEtsJdw/s72-c/queergod.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2725827928822116360</id><published>2008-10-14T04:26:00.000-07:00</published><updated>2008-10-17T03:45:03.472-07:00</updated><title type='text'>Lezione di congedo di Gianni Vattimo 14/10/2008</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSSthShsPI/AAAAAAAAALs/JY1AVWxBEOU/s1600-h/Vattimo03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 255px; height: 379px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSSthShsPI/AAAAAAAAALs/JY1AVWxBEOU/s320/Vattimo03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256987975776055538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gianni Vattimo, maestro del pensiero de&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;bole.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Cosa capita quando un filosofo ma soprattutto un professore come Gianni Vattimo - come egli stesso vuole essere ricordato – si congeda dall’Universit&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;à di Torino?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Certamente rappresenta una grande perdita. Una perdita culturale, effettiva, didattica – soprattutto per gli studenti. Vattimo ha sempre dedicato tutto se stesso all’insegnamento, ai suoi studenti; è stato un animatore effervescente del clima universitario torinese. Ci mancheranno le sue lezioni, la sua chiarezza, la sua ironia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Alla sua lezione di congedo, tenutasi nell’aula magna del Rettorato martedì 14 ottobre 2008, una folla di studenti, discepoli, docenti… ha voluto far sentire la sua vicinanza al padre del «pensiero debole» (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;una forte teoria dell'indebolimento come unica via dell'emancipazione&lt;/span&gt;). Ma Vattimo ha subito precisato: «congedo fino ad un certo punto» e ha aggiunto «spero comunque che sia l’ultimo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Nella sua lezione, «La verità e l’evento: dal dialogo al conflitto», il professore ha ripercorso il lavoro compiuto negli ultimi mesi, analizzando, a partire da Heidegger, come si costruisce la verità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;«Oggi si parla tanto di dialogo - ha detto Vattimo - un concetto in bocca a tutti i potenti, in realtà nessuno fa niente davvero per cercare di dia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;logare con l'altro, con il nemico. Anche Bush ha detto di aver attaccato l'Iraq perché voleva il dialogo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per Vattimo «bisogna rilanciare il conflitto, in luog&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;o di un dialogo-panacea che non serve a nessuno, bisogna avere il coraggio di stare da u&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;na parte, sperando che sia quella giusta. Ed io ora, so di stare dalla parte dei poveri e di chi non ha voce».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La riflessione di Vattimo è molto significativa come chiave di lettura della modernità. L’idea che «l’essere come tale abbia –  fortunatamente – il desti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;no di dissolversi» sta alla base del pensiero debole (la kenosis), che a detta di Vattimo - ma anche nostra - rappresenta «l’unica filosofia cristiana attualmente sul mercato». E ha aggiunto, non senza un tocco di narcisismo e di ironia: «solo per questo dovrebbero farmi papa».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;L’incontro non è stato privo di commozione. Alla fine della lezione è scoppiato un lungo, forte e sentito applauso. (g.g.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStUEU8KI/AAAAAAAAALc/4oYNcfuIUog/s1600-h/vattimo01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 261px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStUEU8KI/AAAAAAAAALc/4oYNcfuIUog/s320/vattimo01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256987972226838690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di seguito pubblichiamo il testo della lezione «La verità e l’evento: dal dialogo al conflitto» (comparsa su &lt;/span&gt;La Stampa&lt;span style="font-style: italic;"&gt;) e la lettera di saluto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; al mastro di Alessandro Baricco, dove lo scrittore descrive efficacemente cosa ha voluto dire per lui – mka così è stato per tutti i suoi allievi – avere Vattimo per maestro (da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;la Repubblica&lt;span&gt; - &lt;/span&gt;Torino&lt;span style="font-style: italic;"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Finché c'è conflitto c'è speranza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;L'ultima lezione all'Università di Torino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Gianni Vattimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché «dal dialogo al conflitto»? Non è forse l’ermeneutica - quell’orientamento filosofico a cui sulle tracce di Pareyson, Gadamer, e prima Heidegger e Nietzsche, ho sempre cercato di ispirarmi - per l’appunto una filosofia del dialogo? Anni fa, anche in base all’esperienza di dibattiti americani dove l’ermeneutica era diventata semplicemente il nome di tutta la filosofia «continentale» (da Habermas a Foucault a Derrida e Deleuze) sostituendo esistenzialismo e fenomenologia, avevo proposto di parlare di ermeneutica come nuova koiné, nuovo idioma comune di larga parte della filosofia contemporanea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStdf7fTI/AAAAAAAAALk/DVLjGOHh5MI/s1600-h/vattimo02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 396px; height: 287px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStdf7fTI/AAAAAAAAALk/DVLjGOHh5MI/s320/vattimo02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256987974758530354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa diffusione, per dir così, dell’ermeneutica l’ha anche fatalmente «diluita»; io pensai allora di opporre una più dura accentuazione dell’inevitabile esito nichilistico dell’ermeneutica presa sul serio. Che ogni esperienza di verità sia interpretazione non è a propria volta una tesi descrittivo-metafisica, è una interpretazione che non si legittima pretendendo di mostrare le cose come stanno - anzi non può affatto pensare che le cose, l’essere, «stiano» in qualche modo; interpretazione e cose, ed essere, sono parti dello stesso accadere storico; anche la stabilità dei concetti matematici o delle verità scientifiche è accadimento; si verificano o falsificano proposizioni sempre soltanto all’interno di paradigmi che non sono a loro volta eterni, ma epocalmente qualificati, sono «eventi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla nozione di evento di Heidegger io aggiungevo - credo sempre in fedeltà al suo insegnamento - una più esplicita filosofia della storia dell’essere di origine nietzschiana: se guardiamo alla storia dell’essere come si è data e si dà a noi occidentali (cittadini dell’Abendland, la terra del tramonto) la lettura più ragionevole che possiamo darne è quella proposta da Nietzsche con la sua idea di nichilismo: la storia nel corso della quale, come riassume Heidegger, alla fine dell’essere come tale non ne è più nulla. Appunto dell’essere come tale: l’on è on di Aristotele, l’essere come struttura stabile che sta al di là di ogni contingenza e garantisce la verità immutabile di ogni vero ha invece il «destino» di camminare indefinitamente verso il non-esser-più l’essere come tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco dunque il senso dell’esito nichilistico dell’ermeneutica. Che non significa non avere più criteri di verità, ma solo che questi criteri sono storici e non metafisici; certo non legati all’ideale della «dimostrazione», ma piuttosto orientati alla persuasione - la verità è affare di retorica, di accettazione condivisa; come è del resto anche la proposizione scientifica, che vale in quanto è verificata da altri, dalla cosiddetta comunità scientifica, e niente di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché, ancora, dal dialogo al conflitto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posso confessare senza difficoltà che sono diventato sensibile a questo problema - che riassumo in questo titolo - per ragioni che non hanno anzitutto a che fare con questioni interne alla teoria, ma che sono invece fin troppo evidentemente legate a quella che con espressione dello Hegel dell’estetica chiamerei, alquanto pomposamente, la «condizione generale del mondo». Della quale prendiamo coscienza a partire dal senso di fastidio che ci suscita sempre più nettamente ogni richiamo al dialogo. Non solo nella recente politica italiana, dove i contendenti litigano rimproverandosi reciprocamente di non voler dialogare, con effetti che sarebbero comici se non ne andasse del destino del Paese. In verità, se riflettiamo sulle ragioni dell’insofferenza per la retorica del dialogo ci rendiamo conto che stiamo solo esprimendo una rivolta ben più ampia e più filosoficamente rilevante, e cioè la rivolta contro la «neutralizzazione» ideologica che domina ormai ovunque la cultura del primo mondo, l’Occidente industrializzato. Si tratta di quello che spesso è stato chiamato il pensiero unico, il quale si identifica in ultima analisi con ciò che i politici chiamano - quando lo nominano - il Washington consensus, al di fuori del quale non c’è che il terrorismo con tutti i suoi derivati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero unico nel quale siamo immersi ha il merito di averci fatto capire - in molti sensi sulla nostra pelle - che l’oggettivismo metafisico, oggi declinato soprattutto come potere di scienza e tecnologia, non è altro che la forma più aggiornata - e più sfuggente - del dominio di classi, gruppi, individui. Neutralizzazione e potere degli esperti di ogni tipo sono la stessa cosa. È l’esperienza che, anche nel piccolo orizzonte della società italiana, facciamo quando vediamo la scomparsa delle differenze tra destra e sinistra. Una scomparsa che del resto è generale, almeno nel mondo occidentale della razionalità capitalistica, per quanto quest’ultima sia sempre più visibilmente irrazionale e manifesti senza alcun pudore la sua essenza puramente predatoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripeto in breve i passi impliciti in quanto detto fin qui. La verità, se non è rispecchiamento di un ordine eternamente dato di essenze e strutture, è accadimento, e accadimento dialogico. Verità si dà quando ci mettiamo d’accordo. Ma il dialogo sarà davvero sempre così pacifico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La retorica odierna del dialogo ha molti caratteri per essere sentita come una maschera del dominio - ed è così che la viviamo di fatto nella nostra insofferenza crescente verso di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Heidegger ci ha insegnato che la verità di una proposizione qualunque si prova solo all’interno di un paradigma storico, il quale non è semplicemente l’articolarsi di una struttura eterna (natura dell’uomo, primi principi ecc.) ma accade, nasce, ha un’origine, il cui modello egli vede nella nascita dell’opera d’arte. La quale è un luogo di accadere della verità in quanto (pensiamo a Dante, alla Bibbia, a Shakespeare) è l’apertura di un orizzonte storico, la nascita di un linguaggio e di una nuova visione del mondo. E quel che costituisce la base della forza inaugurale dell’opera d’arte, dice Heidegger, è il fatto che essa mantiene aperto il conflitto tra «mondo» e «terra». Due termini che vanno intesi l’uno, il mondo, come l’orizzonte articolato, il paradigma, che l’opera inaugura e dentro cui ci fa «abitare»; l’altro, la terra, come quella riserva di sempre ulteriori significati che, come dice il termine stesso, sono legati alla vita - della natura e della persona - e che costituiscono sempre un alone oscuro da cui proviene la spinta a progettare, a cambiare, a divenire altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la «terrestrità» non si lascia chiudere dentro la stabilità di un dialogo felice, che istituirebbe la verità come nascita armoniosa di un nuovo paradigma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si può cercare di uscire dall’oggettivismo metafisico - apologetico, «realistico» - senza venir coinvolti in un conflitto da cui soltanto può scaturire la verità-evento. La libertà - la progettualità umana in cui soltanto si annuncia l’essere come tale - è sempre minacciata dalla metafisica (cioè dalla violenza del dominio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, cercare di pensare l’essere non vuol dire altro, oggi per noi, che opporsi alla neutralizzazione, prendere partito. Con chi e per cosa non è poi una scelta tanto difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l’essere è pensato come progettualità e libertà, si dovrà ovviamente scegliere di stare con quelli che più progettano perché meno hanno: il vecchio proletariato marxiano, non titolare metafisico della verità perché libero di vedere il mondo fuori delle ideologie; ma portatore dell’essenza generica perché più di ogni altro individuo, gruppo,classe, è definito dal progetto, cioè autenticamente ex-sistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, questo discorso è tutt’altro che un congedo - anche se forse qualcuno, viste le conclusioni poco «innocenti», potrebbe essere tentato di salutarlo, finalmente, come tale. C’è ancora un sacco di lavoro, non solo teorico, da fare. Dunque, piuttosto un arrivederci, forse in altre sedi, ma speriamo con la stessa importuna passione progettuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStoO3HWI/AAAAAAAAAL0/Se2r_fsXdlo/s1600-h/vattimo04.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 350px; height: 273px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStoO3HWI/AAAAAAAAAL0/Se2r_fsXdlo/s320/vattimo04.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256987977639730530" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Grazie, caro Vattimo sei stato un maestro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Alessandro Baricco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Vattimo, troppo tardi ho scoperto che oggi salirai in cattedra per l´ultima lezione all´Università. Troppo tardi per smontare tutto e riuscire a venire lì, come mi sarebbe piaciuto fare. Peccato. A conti fatti, non se ne incrociano poi molti, di veri maestri, in una vita, e tu per me lo sei stato, un vero maestro, e in un modo che non ho mai dimenticato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStoBpYjI/AAAAAAAAAL8/YcTK52YV-xk/s1600-h/Vattimo05.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 349px; height: 261px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSStoBpYjI/AAAAAAAAAL8/YcTK52YV-xk/s320/Vattimo05.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256987977584304690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Secondo me, se hai vent´anni e ti piace lo spettacolo dell´intelligenza, finire in un´aula a sentire un vero filosofo, è il massimo. A me è successo per quattro anni, alle tue lezioni, e da lì ho contratto la convinzione che la filosofia resta l´esercizio più alto, se solo quello che cerchi è l´ordine delle idee, il rigore delle visioni, il virtuosismo dell´intelligenza: è uno sport estremo, da vette ultime, e chi c´è passato sa che non c´è nulla di paragonabile alla vista che c´è da lassù. Tutto il resto è pianura. Colline, ogni tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi hai insegnato molte cose, ma adesso mi viene in mente la chiarezza. Tu spiegavi, e noi capivamo, non c´era santo. Io penso di aver capito anche Schelling, spiegato da te (non vorrei esagerare, ma qualcosetta riuscivi a farla capire perfino di Fichte). Eri elegante nella linea delle argomentazioni, e limpido nel nominare le cose. Quando il gioco si faceva duro, non avevi paura di usare degli exempla, e non ti faceva schifo andarli a scovare dovunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo di aver capito l´etica kantiana quando molto seriamente ci hai fatto presente che alle tre di notte, in una città deserta, davanti a un semaforo rosso, ti fermi solo se sei un fesso: o se sei Kant. Noi ascoltavamo, e intanto, senza accorgercene, capivamo che la chiarezza, nella filosofia, non era lo scopo, ma il punto di partenza, la precondizione senza cui il pensiero non si metteva in moto. Era come mettere i pezzi sulla scacchiera. La partita vera, era il casino che c´era dopo. Si rideva molto, alle tue lezioni, e anche questo era un insegnamento. Beh, molto forse no, ma considerato che il tema era il vivere per la morte di Heidegger o quell´allegrone di Adorno, tu ci infilavi un umorismo che non eravamo sicuri fosse previsto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembravi credere che ogni impennata dell´intelligenza andasse accompagnata dall´antidoto dell´ironia: è una cosa che non mi sono più tolto di dosso. Ancora adesso non riesco a fare lezione senza infilarci qualche battuta e non mi riesce di scrivere un libro che non faccia, anche, ridere. Se era solo un vezzo, un lascito della tua vanità di showman, me ne frego: a me sembrava un modo di stare al mondo, o quanto meno nel mondo del pensiero: aveva l´aria di essere un modo giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quegli anni lavoravi a fondare il pensiero debole (ossimoro, lo so, lo so). Tu ci credevi, quindi noi ci credevamo. Poi, in tutto il tempo che è passato dopo, mi è successo un sacco di volte di ascoltare o leggere gente che ricordava quell´impresa teorica con sufficienza, o ironia, e perfino con immotivabile rancore. Avevano il tono di quelli che qualcuno gli aveva versato lo champagne sul tappeto. Io non so, non ho più gli strumenti per giudicare: ma vorrei dirti che per molti di noi il pensiero debole, e la pratica dell´ermenutica, sono stati una scuola a cui abbiamo imparato a pensare con violenza flessibile, e ci siamo abituati all´idea che leggere il mondo fosse un modo, forse l´unico, di scriverlo. Questo ci ha resi differenti, in qualche modo, e, credo, immensamente più adatti a ricevere le mutazioni che il pianeta aveva in serbo per noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sa che adesso te ne andrai in giro a far lezione ai quattro angoli del mondo, a spiegare Schelling a sudamericani o giapponesi che, come noi, di Schelling non hanno mai capito un tubo. Beati loro, beato te. Mi ricordo che avevi un gesto tutto tuo, quando iniziavi la lezione: parlando, mettevi una mano nella tasca della giacca, e rimestavi un po´ lì dentro, intanto che la spiegazione decollava. Poi c´era un momento in cui tiravi fuori la mano della tasca, e c´era sempre un gettone telefonico, delle monete, cose così: le posavi sulla cattedra, ordinate. Forse era il tuo modo di spiegare anche al più deficiente di noi quello che veramente stavi facendo in quel momento. Stavi mettendo in ordine per noi la paghetta intellettuale che poi ci saremmo spesi nel corso di una vita. Oggi è il giorno giusto per dirti che con quelle monete mi son comprato un sacco di cose, e che erano preziose, e leggere. Perfino il gettone telefonico lo era: prezioso, leggero. E allora stay hard, stay hungry, stay alive, come dice il boss (sarebbe Springsteen: non è mai stato chiaro fin dove arriva la tua cultura musicale.) E ogni fortuna, per te, maestro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2725827928822116360?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2725827928822116360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2725827928822116360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/10/lezione-di-congedo-di-gianni-vattimo.html' title='Lezione di congedo di Gianni Vattimo 14/10/2008'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPSSthShsPI/AAAAAAAAALs/JY1AVWxBEOU/s72-c/Vattimo03.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-8561635244046264642</id><published>2008-10-11T04:46:00.000-07:00</published><updated>2008-10-11T04:53:18.344-07:00</updated><title type='text'>Incontro della Sinistra cristiana - la relazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:180%;" &gt;Cristiani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;perché la sinistra ha ancora bisogno di noi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dalla relazione introduttiva al Convegno della &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/siamo-tutti-vittime-di-una-disfatta.html"&gt;Sinistra cristiana&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;di Raniero La Valle&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono discorsi che non si possono improvvisare, alcuni per farli ci vuole una vita. Sarebbe tempo che i politici si mettessero a scrivere i loro discorsi, per far sì che il pensiero preceda la parola. In verità parlare senza leggere è considerata una virtù del buon politico; è un ingrediente del successo in tempi di grandi comunicatori. Nella campagna elettorale americana si vedono i candidati che parlano a lungo fissando negli occhi le telecamere; in realtà leggono il gobbo, che è un modo di leggere senza farsene accorgere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPCTa9LOJbI/AAAAAAAAALU/7VL-SdGRDt8/s1600-h/ombrello+arcobaleno.JPEG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 382px; height: 245px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPCTa9LOJbI/AAAAAAAAALU/7VL-SdGRDt8/s320/ombrello+arcobaleno.JPEG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5255862856448878002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Una volta leggevo in Senato il mio discorso. Si discuteva la legge 194 sull'aborto. Era un discorso delicato, perché come cristiani della Sinistra indipendente noi non volevamo solo agitare una bandiera - quello si poteva fare anche parlando a braccio - ma volevamo fare una legge equilibrata, che non tradisse nessun principio, ma che ci facesse uscire dalla logica punitiva della legge penale. Perciò leggevo il mio discorso. E a un certo punto il presidente del Senato, Fanfani, mi interruppe e mi disse: sen. La Valle, lei fa tante citazioni, ma dovrebbe conoscere anche il regolamento del Senato, che vieta di leggere i discorsi in aula. Infatti nel regolamento c'era una norma bizzarra di questo genere, non so se ci sia ancora; forse era il residuo di un tempo in cui in Parlamento si andava solo per parlare, perché a decidere ci pensavano gli altri; un po' come si vorrebbe fare oggi offrendo qualche seggio agli esclusi come "diritto di tribuna", una tribuna fatta per i tromboni. Quella norma del regolamento era giustamente in disuso, ed era la prima volta, che io sappia, che un presidente redarguiva un senatore perché aveva preparato il suo discorso. Ma è chiaro che era un modo per prendere le distanze da quello che dicevo, non un cavillo regolamentare; anche quando si presiede il Senato si fa politica, non ci si limita a un ruolo di garanzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi, era, indetta dalla Nazioni unite, la giornata della Satyagraha , che è la ricerca gandhiana della verità e dell'amore, altrimenti detta nonviolenza. Io ricordo la commozione di Dossetti, quando fece sosta presso la tomba di Gandhi a Nuova Delhi, durante un viaggio in India. Dossetti è uno dei maestri che sta nella nostra tradizione; e quella visita alla tomba di Gandhi non era solo un omaggio a un altro grande maestro, era stabilire una comunione, forse una preghiera in comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gandhi non è solo il liberatore dell'India; prima ancora è stato difensore e redentore degli immigrati, quando egli stesso era immigrato in Sudafrica, e come avvocato indiano era considerato meno che niente. Gandhi lottò non solo per sé, ma per dare dignità e parità di diritti agli immigrati: ed è proprio lì, nel ricco e bianco Sudafrica nero che egli ha cominciato ad essere quello che poi sarebbe diventato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo bisogna accogliete gli immigrati: perché in ogni immigrato che sbarca a Lampedusa o che viene dall'Est ci potrebbe essere un Gandhi, ci potrebbe essere un liberatore del suo popolo o di molti popoli. Anzi è proprio questa la nuova obiezione di coscienza da fare, contro le leggi antixenite ; e le chiamo antixenite, e non xenofobe, perché non sono affatto leggi dettate dalla paura, ma sono leggi dettate dal razzismo, dall'odio e dal rifiuto, esattamente come lo erano le norme antisemite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la nuova obiezione. In Italia non si può fare più l'obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio, perché quando l'obiezione passò da concessione del potere a diritto del cittadino, per buttare l'obiezione buttarono via l'esercito di leva. Non si può fare e non si deve fare l'obiezione fiscale, perché quella l'ha fatta il governo, l'ha fatta la destra diffamando le tasse, definendo come un furto o come un borseggio ogni prelievo fiscale; lo ha fatto trasformando le elezioni in un referendum anticostituzionale sull'Ici; la destra non toglie le tasse, ma le delegittima, allo scopo di togliere allo Stato tutte le sue risorse, tutti i soldi per la spesa pubblica e così poter dire, per ragioni di cassa e non per ragioni ideologiche, che non si possono fare politiche sociali, che bisogna licenziare 87 mila insegnanti, che bisogna svuotare l'Istituto superiore per la sanità, che non ci sono i soldi per i comuni, non ci sono soldi per salvare l'Alitalia, non ci sono soldi per la cultura, per il teatro, per l'editoria e così finalmente riuscire a chiudere anche Liberazione e il Manifesto . L'attacco della destra al denaro pubblico è un attacco al cuore dello Stato. Senza denaro, e sperperando il poco denaro che si ha, non vivono le città. Senza più soldi, dopo l'amministrazione del dottore che cura Berlusconi, Catania era ridotta al buio e sepolta dalla spazzatura, anche se nessuno lo diceva e lo faceva vedere, perché non c'era da far perdere a Prodi le elezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora l'obiezione da fare è quella contro le leggi ingiuste che vietano di dare ospitalità allo straniero. Nella nostra laicità, se c'è una cosa che diciamo "sacra", cioè che non si può toccare, è l'ospitalità: ma così è in tutte le culture, o almeno lo era. Noi dobbiamo fare obiezione ospitando e dando asilo agli stranieri come facemmo ospitando gli ebrei nelle nostre case e nelle nostre chiese quando, altrettanto come ora, l'ospitalità era un delitto. Naturalmente non serve fare un'obiezione spericolata, che rischi di provocare la confisca delle nostre case come minacciano le leggi razziali del governo. L'art. 5 del decreto legge sulla sicurezza che introduce nella legislazione sullo straniero la norma anti-ospitalità, dice che si commina la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la confisca dell'immobile a chi dà alloggio a uno straniero irregolare "a titolo oneroso al fine di trarne ingiusto profitto". Dunque per fare obiezione senza esporsi alla vendetta penale, basta ospitare lo straniero gratuitamente e senza "ingiusto" profitto, magari premunendosi col farne apposita dichiarazione presso un notaio. Così la norma finirà per colpire solo quelli che speculano sulla pelle dello straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché è così importante il rapporto con lo straniero, e non solo in Italia?&lt;br /&gt;Perché il problema globale e imprescindibile di oggi è la riconciliazione di tutti i popoli che sono l'uno all'altro stranieri; il problema è che ciascuno ritrovi la sua patria, ma la trovi oltre i suoi confini, al di là del fiume, là dove sono altri uomini e donne, altri figli e figlie come lui; se questo non si farà, non ci sarà pace sulla terra, e forse un giorno non ci sarà nemmeno la terra. È stato dato già 2000 anni fa l'annunzio della caduta del muro tra giudei e greci, cittadini e barbari, romani e sciti; è venuto il momento di dare attuazione a questo annuncio. Se non fa questo, la politica è perduta. È perduta in America, è perduta in Europa, è perduta in Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un barlume di luce è venuto in questi giorni da Israele quando il primo ministro uscente, Olmert, per la prima volta ha detto che non esiste l'ipotesi del grande Israele, dal mare al Giordano; che se Israele vuole rimanere uno Stato ebraico, e non divenire uno Stato in cui gli ebrei siano una minoranza, deve contrarsi per far posto accanto a sé a uno Stato palestinese; e per questo è stato presentato alla Knesset un disegno di legge che offre forti incentivi economici ai coloni ebrei insediati nei territori occupati, perché rientrino dentro i vecchi confini di Israele del 1967. Ciò significa dire: fin qui abbiamo sbagliato. È la rottura di un tabù, riguardo alla terra - Eretz Israel - finora vissuto in Israele come un assoluto religioso. Ma se non si rompe questo tabù, non c'è alcuna soluzione per la questione palestinese (vedete fin dove arriva la laicità!); e se le religioni per prime non tolgono la copertura religiosa alle sacre are, ai sacri fiumi e ai sacri confini della Patria, ancora di più i popoli si contrapporranno gli uni agli altri, gli Stati gli uni agli altri e le culture le une alle altre, e non potrà esserci pace, e nemmeno diritto, e quindi nemmeno politica, su scala mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò è importante l'obiezione di coscienza che nega obbedienza a tutto ciò che è contro la straniero, che si tratti di armi o di basi offensive, di leggi, di sanzioni o di dazi, di apartheid e di sfruttamento.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così veniamo alla nostra iniziativa, perché è sorta e perché ha osato presentarsi con questo nome: per giustificarne l'esistenza basterebbe questo compito, che è di lottare per l'unità internazionale, politica, pacifica, della intera famiglia umana. Mai l'umanità è stata così divisa come in questi tempi di globalizzazione. E questo ci getta nel cuore della crisi di oggi, una crisi che non è solo nostra, ma di tutti, non è della nostra o di altre nazioni, ma è una crisi globale. Il Dio Mammona ci sta per tradire. Non solo c'è la crisi della speculazione finanziaria che dai santuari dell'America e dell'Inghilterra si sta diffondendo in tutto il sistema, e anche da noi. Come dice Jeremy Rifkin ci sono tre crisi: la crisi del credito, perché si tratta di ripianare venti anni di spese pazze fatte con denaro virtuale, la crisi energetica perché il petrolio è agli sgoccioli, e la crisi del riscaldamento climatico, contro cui nessuno sa cosa fare. Sono tre elefanti, dice, che si muovono tutti e tre in una piccola stanza, con effetti devastanti. Occorre una riforma radicale del sistema ( Repubblica del 30 settembre). Come riconoscono ormai anche i più accaniti fautori del mercato, è la crisi della stessa globalizzazione e dell'attuale modo di produzione e di sviluppo. Ma al di là dell'ordine economico, la crisi investe l'intero sistema delle relazioni umane. Come interpretare questo tempo della crisi? Io ricordo che proprio Dossetti, osservando lo stato del nostro Paese e del mondo, disse una volta: non c'è più la colla. Cioè non c'è più il legame sociale che fa stare insieme sistemi complessi. E infatti se noi guardiamo alle radici più profonde della crisi, noi vediamo che esse stanno in questo venir meno della capacità, della voglia e della gioia di vivere insieme, che è ciò in cui consiste la comunità politica, la polis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infatti non ci sono più o sono stati licenziati i grandi strumenti di aggregazione. Qualificandole come obsolete, sono state licenziate le ideologie. Come troppo invadenti sono stati licenziati i partiti. La scuola è rovesciata in azienda, per liquidare, come si dice esplicitamente, don Milani; il movimento della pace non può più nemmeno esporre in pubblico le proprie bandiere; la Chiesa si mobilita per battaglie certamente legittime, ma che non aggregano e anzi dividono; la Costituzione, fatta a pezzi, non è più la casa comune di tutti gli italiani; e sul piano internazionale il diritto è abbandonato, le convenzioni di Ginevra sono ricusate, l'Onu vilipesa, le regole non ci sono più. Deregulation è stata l'ultima e definitiva ideologia del Novecento.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare invece per ridare una chance alla politica? Che fare per ristabilire il legame sociale, per ritrovare la colla, per prendere le vie della giustizia, prima di rotture irreparabili, prima che l'amore finisca? Molti tentativi di riaggregazione sono finora falliti. Proviamoci allora come cristiani, con tutti gli altri che sono per la giustizia. Sappiamo che è una cosa temeraria. Perché giustamente non si usa più mettere la religione in mezzo alle cose politiche, perché ciò appare in contrasto con la laicità, e di fatto lo è, se a farlo sono le Chiese. Ma soprattutto è una cosa temeraria perché non impunemente ci si può dire cristiani; è un nome che non ci decora, ma che ci giudica, e richiederebbe da chiunque accetti di unirsi a questo titolo una capacità superiore di indignazione e di mitezza, di coraggio e di pazienza, di intransigenza e di indulgenza, di cui non so se tutti saremo capaci.&lt;br /&gt;(...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può darsi che ci sbagliamo. Ma questa non è la proposta di una ideologia, tanto meno è la rivendicazione di una identità; è il ricorso a un rimedio: un pharmacon, come ha detto qualcuno. Un antidoto alla frantumazione sociale, in funzione di unità, e un antidoto anche all'appropriazione strumentale della fede, di cui la destra al potere fa largo uso, lei con i suoi atei devoti. Il pharmacon per gli antichi era insieme medicina e veleno. L'antidoto reca in sé una particella della tossina che vuole combattere. Non ci vogliono certezze, ci vuole umiltà per correre questo rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una convocazione alla giustizia, dei cristiani che come tali sono laici, e dei laici anche se non sono cristiani. Non tanto per un incontro tra loro (questo già avviene in molti altri luoghi, ad esempio nel Partito democratico) quanto per dare aiuto all'incontro degli altri, per mettersi al servizio della società tutta intera, per rimettere in funzione quella colla che si è perduta, e che il denaro non è riuscito a rimpiazzare. Se deve essere, come abbiamo detto, un "Servizio politico", questo è nella direzione di una mediazione alta, che non è né il dialogo che un giorno si fa e l'altro si nega, né l'accordo tattico che snatura i contraenti, né il compromesso deteriore; ma è lo sforzo di promuovere i modelli sociali più alti, le soluzioni più attente agli interessi e ai valori di tutti; una mediazione alta, proiettata sulle cose da fare, nella quale ogni singola parte possa trovare una ragione e crescere essa stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò nell'ambito della sinistra, di cui rivendichiamo la dignità, pur nelle sue divisioni, ma anche oltre la sinistra. La contraddizione tra destra e sinistra certamente non può essere oscurata. In politica non esistono cose che non sono "né di destra né di sinistra", e se ci fossero sarebbero anch'esse di destra perché pretenderebbero sottrarsi alla verifica della critica e al vaglio della giustizia. Noi assumiamo questa contraddizione, e perciò la nostra scelta di campo è a sinistra, ma la assumiamo con dolore, perché in Italia il conflitto è stato portato al parossismo da un sistema istituzionale ed elettorale che si è impiccato al bipolarismo, e che ha trasformato la dialettica tra destra e sinistra in una spaccatura verticale tra due Italie che si detestano e si odiano e rendono impossibile perfino il pensiero di un bene comune. La dialettica politica va mantenuta, ma questa lacerazione va sanata. Per questo ci vuole una mediazione alta. Ma essa non va affidata al buonismo, bensì a una riforma del sistema elettorale e politico che dia una più ricca articolazione e proporzionalità alla rappresentanza, che non cancelli le minoranze, che ristabilisca uno snodo tra governo e parlamento perché, se i governi passano, i parlamenti restino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Liberazione 11/10/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-8561635244046264642?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8561635244046264642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8561635244046264642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/10/incontro-della-sinistra-cristiana-la.html' title='Incontro della Sinistra cristiana - la relazione'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SPCTa9LOJbI/AAAAAAAAALU/7VL-SdGRDt8/s72-c/ombrello+arcobaleno.JPEG' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-7693591875558269287</id><published>2008-10-02T13:49:00.000-07:00</published><updated>2008-10-02T13:52:25.164-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 5 ottobre 2008</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Diventare testata d'angolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di g.g.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La pietra che i costruttori hanno scartata&lt;br /&gt;è diventata testata d'angolo;&lt;br /&gt;dal Signore è stato fatto questo&lt;br /&gt;ed è mirabile agli occhi nostri?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Mt 21,33-43)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa parabola di Gesù si inserisce in un contesto e in una situazione sociale che doveva essere ben conosciuta dai suoi contemporanei. All’epoca, la zona collinosa della Galilea era proprietà di ricchi latifondisti stranieri che affittavano i loro poderi agli agricoltori del luogo. Il fatto, dunque, appare verosimile. Infatti, secondo le leggi del tempo sull’eredità, un podere, alla morte del proprietario senza eredi, passava nelle mani del primo occupante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al centro dell’episodio, ricco di suggestioni veterotestamentarie, c’è il regno di Dio e il rapporto del popolo infedele (i vignaioli) con gli annunciatori e i profeti del regno (i servi e il figlio). Non solo i vignaioli disobbediscono, ma bastonano, uccidono, lapidano gli inviati di Dio e – alla fine – fanno fuori addirittura il messia, avidi di impossessarsi di una vigna (di un regno) che non è loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il castigo di Dio per il popolo infedele, che non è in grado di far fruttare la vigna da cui si aspettava giustizia («si aspettava giustizia ed ecco violenza, si aspettava rettitudine ed ecco oppressione», cfr. Is 5, 1-7), consiste nella caduta in rovina della vigna e nella morte stessa dei profeti e dell’inviato di Dio. Il castigo diventa la sconfitta stessa di Dio, l’invio di un messia che si rivelerà un messia di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giustizia, il rispetto per il diritto di tutti, soprattutto dei poveri, non trova spazio. Dio non riesce a stabilire la sua volontà a causa dell’infedeltà del suo popolo. L’oppressione dei poveri viene presentata come un omicidio. I vignaioli sono omicidi non solo perché uccidono i servi e il figlio ma perché calpestano il diritto, predano il povero. Sono omicidi perché non sono in grado di far fruttare la giustizia che Dio chiede. Pertanto «vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto Dio stesso viene sconfitto, si trova nell’impotenza. Ma Dio non è in grado di badare alla vigna, di garantire un’amministrazione equa, di inviare servi in grado di essere rispettati e ascoltati dai vignaioli? Dio non può imporre la sua volontà? Davanti a questa parabola, non possono non sorgere queste domande. Esse sono le domande della salvezza, sono le domande che ammutoliscono e angosciano il cuore dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù promette che Dio affiderà il regno ad un popolo che lo farà fruttificare. Probabilmente questo popolo viene identificato dalla comunità del vangelo di Matteo con la chiesa stessa. Un interpretazione che, forse, viene fatta propria anche oggi dalla chiesa e da tutte quelle comunità fatte da coloro che si credono perfetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna purtroppo constatare che resta terribilmente difficile, a tutt’oggi, identificare quel popolo in grado di far fruttificare il regno, di cogliere dalla vigna frutti di giustizia e di rettitudine. Si può forse dire che qualunque servo, profeta o messia inviato da Dio, non può che essere condannato, umiliato, bastonato, ucciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fatti, tutti i giorni ci mostrano questo massacro. L’uccisione degli uomini e delle donne che spargono sulla terra il seme del regno di Dio, che si impegnano e lottano quotidianamente per vivere, per vivere e basta. Vivere è molto più difficile e molto meno banale di quanto si possa pensare. La vita è un parto che si compie ogni giorno nelle piccole cose. Un parto doloroso, come tutti i parti delle donne e della Terra. Vivere non è facile perché ogni giorno incontriamo almeno un vignaiolo omicida che intende rubarci la giustizia di Dio e che ci picchia, ci uccide fuori e dentro, nella mente e nel cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è banale perché se sei donna devi conquistarti ogni giorno il rispetto dei “maschi” che pensano di essere il centro e il metro del mondo, della realtà e delle cose. Non è facile perché se sei gay, lesbica, trans, devi avere tutti i giorni il coraggio di essere quello che sei, e non quello che gli altri, i “normali”, pensano che tu debba essere perché la “natura è così e basta”. Non è banale perché se sei rom, immigrato, clandestino; se sei giallo, nero o rosso, tutti i giorni devi avere il coraggio di camminare sotto gli sguardi taglienti e giudicanti dei “bianchi”, della gente per bene. Non è facile perché se sei povero – sia che tu viva nel Nord o nel Sud di questo mondo – devi tutti i giorni combattete per dare da mangiare ai tuoi figli e alle tue figlie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora «speriamo di riuscire ad essere almeno questo miserabile resto di vinti, di soli, di stanchi, di eunuchi, di pazzi, di moribondi», come diceva Sergio Quinzio, perché «se non è bastata la croce di Dio perché irrompesse la consolazione e la gloria, mi sgomenta pensare dove si dovrà scendere. Forse si dovrà arrivare al punto in cui non si potrà avere più neppure la forza di parlare, tanto si sentirà vano tutto, tutti i nostri arzigogoli per argomentare circa la salvezza mai ancora venuta, da millenni» (S. QUINZIO, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dalla gola del leone&lt;/span&gt;, Milano 1980, pp. 37, 46).&lt;br /&gt;In tutto questo sta lo scandalo della pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io non morirò, anzi vivrò,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e racconterò le opere del Signore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Certo, il Signore mi ha castigato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma non mi ha dato in balìa della morte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Apritemi le porte della giustizia;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;io vi entrerò, e celebrerò il Signore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questa è la porta del Signore;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i giusti entreranno per essa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ti celebrerò perché mi hai risposto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e sei stato la mia salvezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La pietra che i costruttori avevano disprezzata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;è divenuta la pietra angolare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questa è opera del Signore,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;è cosa meravigliosa agli occhi nostri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questo è il giorno che il Signore ci ha preparato;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;festeggiamo e rallegriamoci in esso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;O Signore, dacci la salvezza!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;O Signore, facci prosperare!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Salmo 118, 17-25)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-7693591875558269287?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7693591875558269287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7693591875558269287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/10/commento-alla-lettura-biblica.html' title='Commento al vangelo di domenica 5 ottobre 2008'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2076839157576144884</id><published>2008-09-28T04:52:00.001-07:00</published><updated>2008-10-02T11:56:27.333-07:00</updated><title type='text'>Intervista a Leonardo Boff</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Oggi la mia lotta è per l'ambiente»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vittorio Bonanni&lt;br /&gt;Torino (nostro inviato)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sperare è un diritto, senza la speranza il futuro degli uomini e delle donne, intesi sia come singoli che come entità collettiva, viene completamente meno. E mai come adesso il destino dell'intero pianeta, e dunque la speranza in un mondo migliore, sembra essere legato alla questione ambientale, che mette al centro la mancanza di attenzione per la Terra, per le sue risorse, oggetto da decenni di una vera e propria rapina. Per tutte queste ragioni Leonardo Boff, teologo brasiliano, uno dei più importanti esponenti della Teologia della liberazione insieme a suo fratello Clodovis e al peruviano Gustavo Gutierrez, amico e consigliere del presidente del Paraguay Fernando Lugo, invitato a "Torino Spiritualità", la cui edizione 2008 è dedicata appunto alla speranza, ha affrontato nella sua lectio magistralis il tema dei cambiamenti climatici e delle continue aggressioni agli ecosistemi. Abbiamo colto l'occasione della sua presenza nel capoluogo piemontese per affrontare con lui questo nodo così delicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SN9wLqoaP7I/AAAAAAAAALM/pLoFBxOEcjo/s1600-h/Leonardo+Boff.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SN9wLqoaP7I/AAAAAAAAALM/pLoFBxOEcjo/s320/Leonardo+Boff.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5251039036261941170" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Professor Boff, nella sinistra si discute da decenni quale sia la contraddizione principale, quella che può funzionare come leva per il cambiamento. Una volta era quella capitale-lavoro, poi è subentrata appunto quella tra l'uomo e l'ambiente, senza dimenticare che anche quella tra i sessi è un altro elemento importante, senza il quale è difficile pensare ad un "altro mondo". E' lecito pensare ad una gerarchia tra questi tre elementi o ce n'è uno che prevale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste tre contraddizioni che lei ha citato sono tutte vere, ma è anche vero che sono tutte strettamente connesse tra di loro. Credo tuttavia che adesso la grande contraddizione, quella principale, per rispondere alla sua domanda, è tra una forma di produzione e di consumo che implica una devastazione delle risorse della terra, una minaccia all'equilibrio del pianeta e a tutte le forme di vita, e un'altra forma di produzione che non metta al centro l'accumulazione ma la sostenibilità di tutte le forme di vita. Scrive Edward Wilson, uno dei più noti biologi viventi, nel suo libro Creazione: come salvare la vita nella Terra : «Negli ultimi secoli, gli esseri umani, nel loro affanno di dominare la natura e conquistare tutto il mondo, hanno aggredito tutti gli ecosistemi con tanta intensità da provocare l'inizio della sesta estinzione di massa». Io credo che queste due visioni del mondo siano in contraddizione tra loro: una vede la terra come oggetto, che non ha spirito, che si può sfruttare senza limiti, un approccio che ha prodotto il riscaldamento del pianeta. E un'altra visione della Terra, più antica, tipica dei popoli originari e fatta propria da alcuni pensatori moderni, astrofisici e biologi, che vedono il nostro pianeta come un superorganismo altamente complesso. La prima visione vede insomma la Terra come un baule pieno di cose da prendere, di risorse illimitate da sfruttare, la seconda invece come un essere vivente da rispettare, Gaia o Pacha Mama, come la chiamano le popolazioni andine. La prima ha prodotto la crisi attuale, la seconda può portare ad una soluzione globale, ad una produzione capace di non danneggiare il capitale comune. E' questa la contraddizione principale. Per avere un'idea più chiara basta immaginare il Titanic che affonda, la priorità è salvarsi, le altre esigenze vengono dopo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;Resta il fatto che i governi, ma anche le popolazioni, in particolare nel mondo ricco, occidentale, non riescono o non vogliono prendere atto di questo scenario. La partita sembra insomma complicatissima. A quali soggetti ci si deve rivolgere?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Serve certamente, come la definisco io, un'Alleanza per la vita, una Casa comune. Anche perché gli Stati-nazione non sono più strutture adeguate per poter affrontare tutto e non c'è abbastanza saggezza che consenta di capire tutto ed agire. Tutti devono essere coinvolti, industriali, chiese, per poter arrivare ad una sorta di "coscienza comune". E credo che le scienze e le religioni possano lavorare insieme per evitare la tragedia e trasformarla in una crisi di mutamento verso un altro paradigma civilizzatore più amichevole nei riguardi della natura e più rispettoso della Terra. Per arrivare a questo è necessario porre però quattro precondizioni: come ho già detto, un'altra visione del nostro pianeta, inteso appunto come Gaia; il superamento dell'antropocentrismo; una ridefinizione dell'essere umano dinanzi alla Terra ed infine il recupero della razionalità sensibile e della ragione cordiale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che cosa intende per superamento dell'antropocentrismo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se prendiamo come punto di partenza la necessità di considerare la Terra come un essere vivente appare chiaro che l'essere umano non può più essere collocato al centro della creazione, come un re o una regina che domina e sottomette tutto. La Terra non gli appartiene, è lui che appartiene alla Terra. L'essere umano è solo un membro di una grande comunità con un'unica differenza. E' un essere etico, che ha un senso dell'etica, che sta dentro la natura ma nello stesso tempo sta fuori e che dunque può essere, contemporaneamente, angelo custode del pianeta ma anche un satana. Oggi, se vuole sopravvivere, ha il compito di diventare guardiano della creazione e di trasmettere questa creazione, conservata e arricchita, alle future generazioni. Come recita la Carta della Terra, un documento sulla tutela del pianeta che l'Unesco ha fatto proprio perché venisse divulgato in tutte le scuole: «Lo spirito di solidarietà umana e di parentela con tutte le forme di vita viene rafforzato quando viviamo con rispetto il mistero dell'esistenza, con gratitudine e umiltà il dono della vita».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei ha parlato del recupero di una razionalità sensibile. E' una critica al dominio della scienza, del "logos" insomma, su altri aspetti della natura umana?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certamente tutta la nostra cultura è stata costruita basandosi troppo su una razionalità strumentale ed analitica. La quale indubbiamente ci ha portato grandi vantaggi ma anche potenzialità distruttive enormi e ha messo nell'angolo l'altro aspetto dell'essere umano, quel "pathos" che vuole dire affettività, sensibilità e sentimenti. Oggi siamo coscienti che le strutture ultime dell'essere umano sono fatte di desideri, di affetti, di sogni e di utopie. Come sostengono filosofi come Daniel Goleman negli Stati Uniti, Michel Maffesoli in Francia o Adela Cortina in Spagna, la sensibilità e la cordialità sono forme di comunione con la realtà, dalla quali nasce il nostro sentimento di appartenenza. E oggi se non leghiamo la ragione analitica ad una dimensione di cordialità e di sensibilità difficilmente possiamo attivarci per salvare la Terra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bisogna lavorare per costruire una nuova moralità, non crede?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che deve partire recuperando un'"etica della cura", la quale, come ha dimostrato Martin Heidegger, è l'essenza dell'essere umano, senza la quale la stessa esistenza sarebbe impossibile. Ora è arrivato il momento di prendersi cura delle cose e della Terra. L'espressione orientale della cura è la "compassione", forse il maggior contributo che il buddismo ha offerto all'umanità. E questo è il secondo punto di una nuova etica planetaria. La compassione non è un sentimento minore di "pietà". La compassione, come la intende il buddismo, comporta due dimensioni: la prima riguarda il rispetto per l'altro, l'obbligo di non invadere il suo spazio e di non dominarlo. La seconda significa condividere la passione dell'altro, soffrire insieme a lui, rallegrarsi con lui, camminare insieme e costruire la vita in sinergia con lui. Questo atteggiamento deve essere vissuto nei confronti della natura, della Terra e di quei milioni di affamati che soffrono nel mondo della globalizzazione. Il terzo punto riguarda l'etica del rispetto e della venerazione nei confronti di ogni essere della natura e il quarto l'etica della responsabilità universale. Tutti dobbiamo assumere la responsabilità del sistema-vita. Il filosofo tedesco Hans Jonas, nel suo libro Principio Responsabilità ha così definito l'intenzione di questa etica: «Agisci con tanta responsabilità che le tue azioni siano buone per tutte le forme di vita».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-weight: bold;"&gt;Professor Boff, siamo a Torino in un'iniziativa dedicata appunto alla Spiritualità. Come si può legare questa dimensione ai temi che abbiamo finora affrontato?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bisogna innanzitutto sottolineare che la spiritualità non è monopolio delle religioni. E' la dimensione del profondo umano, con lo stesso spirito di cittadinanza dell'amore, del sesso, del potere e dell'intelligenza. Lo spirito è quel momento della coscienza in cui l'essere umano si sente parte e particella del tutto. Che appare quando ci domandiamo: da dove vengo? Verso dove vado? Quale è il senso della mia vita? Che posso sperare oltre la morte? Queste domande che stanno sempre nell'agenda di ognuno di noi, rivelano la dimensione spirituale dell'essere umano che ci consente di percepire i messaggi che vengono dall'universo e dalle cose e di capire che un cordone ombelicale ci unisce alla Terra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Liberazione del 27/09/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://azionedelpopolo.blogspot.com/2008/09/prendersi-cura-della-terra.html"&gt;QUI&lt;/a&gt;  la sintesi dell'intervento di Leonardo Boff a Torino, giovedì 25 settembre 2008.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2076839157576144884?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2076839157576144884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2076839157576144884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/09/intervista-leonardo-boff.html' title='Intervista a Leonardo Boff'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SN9wLqoaP7I/AAAAAAAAALM/pLoFBxOEcjo/s72-c/Leonardo+Boff.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-8594503586089076169</id><published>2008-09-10T15:03:00.000-07:00</published><updated>2008-09-10T15:10:23.978-07:00</updated><title type='text'>Il nuovo libro di don Franco Barbero</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Omosessualità e Vangelo, Franco Barbero risponde»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SMhElMH2r7I/AAAAAAAAAK8/_2fI_gE9v_4/s1600-h/barbero_libro2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 267px; height: 403px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SMhElMH2r7I/AAAAAAAAAK8/_2fI_gE9v_4/s320/barbero_libro2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5244517171772960690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nelle chiese cristiane gay e lesbiche credenti sono protagonisti di una grande novità. Dicono apertamente con le parole e con i fatti che tra esperienza omosessuale e vita cristiana non esiste alcuna inconciliabilità. La loro è una rivoluzione d’amore e in quanto tale non violenta. Le persone omosessuali vivono le loro relazioni e partecipano a pieno titolo alla vita della comunità cristiana. Lo fanno da cristiani e da cattolici, come i loro fratelli e le loro sorelle eterosessuali. Perché la comunità non può accogliere con gioia la testimonianza del loro amore? Perché la celebrazione di questo amore non può avere la dignità di matrimonio? Gli interrogativi sono tanti e sono tutti sentiti, vivi, autentici. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Barbero"&gt;Franco Barbero&lt;/a&gt; risponde. «Queste lettere, un assaggio tra migliaia e migliaia che ho ricevuto e ricevo, sono per me uno dei “luoghi del dialogo”. Su di esse ho versato tante lacrime, ho pregato, riflettuto, studiato. Soprattutto ho cercato di ascoltare e di imparare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;. Pasquale Quaranta (a cura di), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Omosessualità e Vangelo. Franco Barbero risponde&lt;/span&gt;, Il Segno dei Gabrielli editori, Negarine di San Pietro in Cariano, 2008, p. 160, euro 14.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Per ricevere direttamente il libro: &lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:info@gabriellieditori.it"&gt;info@gabriellieditori.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Leggi la RECENSIONE di Delia Vaccarello &lt;a href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/06/il-nuovo-libro-di-don-franco-barbero.html"&gt;QUI.&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-8594503586089076169?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8594503586089076169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/8594503586089076169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/09/il-nuovo-libro-di-don-franco-barbero.html' title='Il nuovo libro di don Franco Barbero'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SMhElMH2r7I/AAAAAAAAAK8/_2fI_gE9v_4/s72-c/barbero_libro2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-6550886724683213387</id><published>2008-08-21T02:48:00.000-07:00</published><updated>2008-08-21T02:54:21.121-07:00</updated><title type='text'>Le memorie di Hans Kung</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La mia battaglia per la libertà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Giovanni Franzoni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SK07I-X2AGI/AAAAAAAAAKs/ipXWv0X_pLk/s1600-h/hans_kung.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 403px; height: 219px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SK07I-X2AGI/AAAAAAAAAKs/ipXWv0X_pLk/s320/hans_kung.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5236906967069753442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mia battaglia per la libertà , primo volume delle memorie di Hans Küng, è a disposizione dei lettori italiani grazie alla casa editrice Diabasis (pp. 554, euro 28).&lt;br /&gt;Per comprendere l'anima del discorso di Küng, attualmente solo al primo volume, è importante cogliere nel titolo due indicazioni fondamentali: il teologo non parla genericamente di un percorso personale di crescita ma parla di "battaglia" (nell'edizione originale si parla di Erkämpfte Freiheit , cioè di libertà "conquistata", espressione che non sarebbe stato male riportare anche nella traduzione italiana). Bisogna inoltre rilevare - e questa è la seconda indicazione - che la battaglia è indicata come "mia" (nel testo originale questo è affidato all'integrazione del titolo con Erinnerungen , cioè "ricordi", il che nella traduzione appare solo come un sottotitolo).&lt;br /&gt;Senza insistere nel sottilizzare sulla traduzione si potrebbe concludere che quella di Hans Küng è stata una battaglia che lui ritiene di aver vinto, conquistando una libertà di pensiero e di costruzione teologica, contro alcuni o contro alcune forme istituzionali che ne hanno contrastato l'acquisizione. I ricordi, che spesso assumono la forma biografica e in questo modo potrebbero indurre su una strada sbagliata, in realtà si aggregano intorno alla libertà come scelta fondamentale di vita, per cui la libertà conquistata è la sua libertà.&lt;br /&gt;Assunte queste due considerazioni si comprende l'ampiezza e insieme il limite delle memorie contenute nel primo volume. Se la libertà, nell'accostarsi al messaggio evangelico con rigore e con profondo rispetto è una ricchezza conquistata e saldamente tenuta, come spenderla perché diventi ricchezza di tutti e da libertà del teologo divenga liberazione di quei poveri cui si riferisce il vangelo delle beatitudini?&lt;br /&gt;Il passaggio da libertà individuale a liberazione collettiva è quanto ci possiamo aspettare dal secondo o forse da un terzo volume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Famiglia e ambiente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Riassumere il contenuto della ricca esposizione di ricordi - dall'infanzia alla maturità - sarebbe un invito alla pigrizia e un esonero alla lettura; una prima sottolineatura penso, peraltro, che sia utile. Uscendo da una serena rivisitazione del contesto sociale, politico e familiare della sua adolescenza, in cui tra i fumi di invasioni e di guerre suscitate dal nazismo, le figure eroiche , di difensori della libertà, che appaiono a un giovane svizzero, sono quelle di Churchill e De Gaulle.&lt;br /&gt;Hans Küng affronta lo scenario medieval-barocco del cattolicesimo che gli viene proposto. Questo passaggio è importante perché è un momento di svolta nel suo orientamento fondamentale per il suo futuro di uomo e di credente. Da una parte una comunità parrocchiale tradizionalista e tutta gongolante nel godersi il parroco - protonotario apostolico - pomposamente addobbato con paramenti vescovili che incarna una forma di religione sociale senza le inquietudini di una ricerca di fede. Dall'altra parte un'altra figura di giovane sacerdote - Franz Xavier Kaufmann - che condivide la vita con i giovani, ha sempre la porta aperta per loro. «Un pastore dell'anima che in molte cose è anche un pastore del corpo». Il segreto di questa guida tra i giovani sta nel rappresentare ancora attuale la figura di Gesù. «In lui agisce lo stesso spirito di colui che già duemila anni fa non ha dato peso alla veste spirituale e all'affaccendarsi clericale… che non ha interrogato e valutato nessuno, in tono inquisitorio, sulla sua professione di fede, ma che ha la capacità di scrutare il cuore. Che, contrario a ogni devozionalismo esagerato, non ha costruito alcuna posizione di potere sacrale, ma si è posto al servizio degli uomini». Affascinato da questa figura di prete, Hans Küng imboccherà la via della vocazione sacerdotale e arriverà a Roma per studiare al famoso collegio Germanicum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Curriculum ecclesiastico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Pontificio Collegio Germanico e Pontificia Università Gregoriana sono le inevitabili istituzioni per un giovane germanofono che vuole studiare a Roma. Non sembra peraltro che il nostro abbia subito come coazione questo bagno nella romanità in epoca pacelliana.&lt;br /&gt;In pieno Concilio Vaticano II, il patriarca dei melchiti cattolici, Massimo IV Saigh, parlando in francese invece che in latino - unico fra tanti a ostentare disamore per Roma, fino a disprezzare la lingua latina - ebbe a dire: «Ho studiato teologia per quattro anni a Roma e ne ho dovuti spendere dieci per dimenticare quello che mi avevano insegnato». Paolo VI non se ne ebbe, e scelse lui, in una cerimonia in rito bizantino - presieduta dal patriarca che aveva fatto un secco intervento contro l'assistenzialismo ai poveri, che lascia la povertà a se stessa e altrettanto la lotta dei poveri per non essere più poveri - di deporre la tiara di platino, simbolo della cumulazione del potere temporale col potere spirituale del papa, proprio sulle sue ginocchia. Küng ha una diversa versione dell'evento probabilmente perché, non essendo i periti presenti in aula conciliare, l'ha conosciuto solo indirettamente da voci. In questa occasione Roma seppe fronteggiare Antiochia con dignità. Nessun papa, nonostante il riflusso postconciliare, ha mai più indossato la tiara.&lt;br /&gt;I tedeschi, invece, spesso assai critici su alcuni aspetti del cattolicesimo romano, non hanno mai odiato la latinità e hanno accettato Roma, nella sua ricchezza e nella sua ambiguità. Paradigma di mondanità, di dotta ignoranza, di astuzia politica ma anche custode di memorie preziose.&lt;br /&gt;Poiché sono anch'io del '28, abbiamo avuto per i tre anni di filosofia alla Gregoriana gli stessi professori, le stesse dormite alle lezioni di padre Dezza, che allora insegnava Metafisica, e gli stessi sussulti ai tentativi di padre Arnou, professore di Teodicea, che si permetteva di allargare l'attenzione dal rigido insegnamento di San Tommaso, all'esistenzialismo. Hans Küng, per la tesina di licenza in filosofia, scelse Sartre e lo studio dell'esistenzialismo umanista dell'autore di L'être et le néant . Le opere di Sartre, proprio nel 1948, sono state messe all'Indice dal Sant' Uffizio ma con una sottile distinzione il giovane Hans propone di mettere in scena, in Collegio, una pièce teatrale di Sartre: Les mouches . La rappresentazione non è proibita! L'idea non passa ma il giovane studente, pur essendo d'accordo nell'obbiettare a Sartre che l'uomo non è solo libertà, concorda col filosofo nell'affermare che la libertà definisce l'uomo. «Contro ogni falsa sicumera e sazietà borghese - asserisce Küng - mi sembra che Sartre abbia ragione nel dire che l'uomo che non è ciò che è, è perduto. Egli sarà tale e quale egli stesso si è progettato». La scelta del giovane studente avrà aspetti diversi da quella di Sartre ma concorda sul fatto che la scelta fondamentale, a monte di ogni altra scelta, è la scelta di essere se stessi nel mondo.&lt;br /&gt;Dalla licenza in filosofia, nel curriculum degli studi ecclesiastici alla Gregoriana si passa alla teologia. Qui, per i primi anni, pur manifestando qualche insofferenza e un profondo tedio, il giovane Hans si allinea sull'insegnamento scolastico dei padri Tromp, Zapelena e Hürth finché, dopo aver affrontato il problema di coscienza col padre spirituale, non prende la decisione di seguire soltanto le lezioni utili.&lt;br /&gt;Si apre così lo spazio per leggere Rahner e il grande teologo protestante Karl Barth. Su Barth farà la tesina di licenza e anche la tesi di laurea, benché padre Boyer - prefetto degli studi - lo avesse avvisato che un teologo protestante poteva essere letto ma non citato, e doveva cambiare strada se voleva avere la "lode". E lui disobbedì; cambiò strada , lasciando Roma e la Gregoriana e andando a Parigi.&lt;br /&gt;La sua ammirazione per il pensiero teologico del teologo protestante è grande; dopo la lettura dell'undicesimo volume della Dogmatica ecclesiale di Barth, Küng annota sul suo diario «semplicemente grandioso!». E ancora oggi, dopo 53 anni, riassume il grande disegno barthiano; affermata «la divinità del Totalmente Altro, della Trascendenza, della infinita differenza qualitativa tra Dio e tutte le creature, è ormai diventata sempre più importante l'affermazione dell'umanità di Dio e dell'uomo alla luce del farsi uomo di Dio, in Cristo». Dio non può essere imprigionato in alcuna religione perché la religione è un affaccendarsi umano e clericale mentre la fede è risposta di abbandono. Ma il tema scottante che divide i cattolici dal luteranesimo è appunto quello della giustificazione. Per fede o per le opere?&lt;br /&gt;A Parigi Hans Küng avrà la desiderata vittoria, ottenendo il dottorato - con lode - con una tesi sulla giustificazione (per fede e non per opere di religione ndr ) cui lo stesso Barth aveva consentito di aggiungere, come prefazione, una sua "lettera all'autore". La tesi fu pubblicata e recensita favorevolmente in Germania - anche dal dott. Joseph Ratzinger - ma il Sant'Uffizio aprì sul nome di Küng il fascicolo n. 399/57i, rimasto fino ad oggi aperto e il giovane teologo rimase col fiato sospeso nel timore che fosse messa all'Indice dei libri proibiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il dottor Küng&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il giovane dottore riceve presto un incarico pastorale come vice-parroco a Lucerna ma le sue aspirazioni vanno assai oltre e precisamente nella direzione di una abilitazione per conseguire un incarico di insegnamento: dopo vari contatti e varie ipotesi una lettera del prof. Volk di Münster in Westfalia (Germania) gli apre la possibilità dell'abilitazione e lascia Lucerna per la nuova destinazione.&lt;br /&gt;Ma un altro evento lo avvia verso un terreno di ricerca che si dimostrerà estremamente attuale e fecondo. Nell'autunno del 1958 con una telefonata, Karl Barth lo invita a Basilea a tenere una conferenza in quella Facoltà teologica protestante: tema proposto la Giustificazione. A Küng sembra strano tenere una conferenza sulla giustificazione proprio davanti a Barth e propone un altro tema. La chiesa protestante si ispira alla Riforma luterana ma la riforma della chiesa è un una tantum oppure la chiesa est sempre reformanda ? E se la chiesa è sempre da riformare per raggiungere l'ideale evangelico è pensabile che anche la chiesa cattolica sia riformabile e reformanda .&lt;br /&gt;Barth accetta e la conferenza sulla chiesa, «sempre da riformare» (19 gennaio 1959), è un successo ma rimane un interrogativo angosciante: è disponibile la chiesa cattolica a riformarsi e a convergere verso l'evangelo e verso l'unità dei cristiani? Ed ecco il colpo di fulmine. Giunge per il mondo la notizia che papa Giovanni XXIII, il 25 gennaio ha annunciato un Concilio ecumenico. Tutti credevano, almeno nella Curia romana e dintorni, che dopo il Vaticano I, in cui si era proclamata l'infallibilità del papa, sarebbe stato inutile un Concilio, perché tutto si poteva risolvere a Roma. Qualsiasi dubbio o controversia applicativa, imposta dal mutare dei tempi, sarebbe stata portata a Roma. E: Roma locuta, causa finita . Ed ecco questo strano papa contadino, anche lui con un dossier giacente da anni presso il Sant' Uffizio, che ti convoca un Concilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il professor Küng e la preparazione del Concilio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il 1960 diventa per il trentaduenne teologo un anno pieno. Da un lato, essendo stato invitato a concorrere per la cattedra di Teologia fondamentale alla prestigiosa Università di Tubinga, deve mettere a punto i suoi scritti; d'altra parte partecipa, con altri teologi e sollecitato dai vescovi tedeschi, alla elaborazione di idee e proposte per il Concilio. Comincia così a scrivere un libro su Concilio e ritorno all'unità di cui presenta il manoscritto al cardinal Döpfner - che sarà uno dei quattro moderatori del Concilio - che ne è soddisfatto. Fra le proposte l'introduzione della lingua corrente nella liturgia latina, la necessità del trasferimento di competenze dalla curia romana ai vescovi locali, la revisione della figura dei laici nella Chiesa che non appartengono alla chiesa ma sono la Chiesa, la revisione della disciplina sul celibato ecclesiastico obbligatorio nella Chiesa latina. L'abolizione dell'Indice dei libri proibiti. Presenta le sue idee anche al cardinal Montini che obbietta e distingue ma non si adira. Sarà un vero riformatore se sarà papa?&lt;br /&gt;Queste proposte, in fondo abbastanza moderate, Hans Küng le affida ad un altro libro Strutture della Chiesa , in cui si comincia a impostare il problema dell'infallibilità del papa e dei Concili, libro che andrà ad appesantire il dossier 399/57i del Sant'Uffizio ma che non gli impedisce di essere scelto come perito per seguire a Roma il vescovo Carl J. Leiprecht di Rottenburg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Seguendo il Concilio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I periti seguirono il Concilio con un animo di speranza e di fiducia per il futuro della Chiesa e delle Chiese nel mondo. Certo è presente un fronte estremamente ostile a qualsiasi cambiamento reale - i cardinali Ottaviani, Ruffini, Siri, Browne, Spellman e non pochi altri - che peraltro è messo in minoranza dagli episcopati di chiese diffuse per tutto il mondo e rappresentanti una vera cattolicità finora considerata come marginale e colonizzata. «Nonostante il partito romano, la libertà del Concilio - afferma Küng - è un'esperienza irrepetibile per tutti i partecipanti. Quanti sono coloro che nella loro vita, la sperimentano qui per la prima volta nella libera comunione dei vescovi!…ora questa libertà audacemente percepita nel Concilio diventa il presupposto sia per un rinnovamento della chiesa, sia per una riunificazione dei cristiani separati».&lt;br /&gt;La prima votazione, sullo schema di riforma liturgica, passa con 2162 voti favorevoli e 46 contrari. Così si scopre che la dura e rumorosa opposizione raccoglieva solo il 3% scarso dei consensi.&lt;br /&gt;Il lavoro del Concilio va avanti favorevolmente ma, dopo la morte di papa Giovanni, l'opposizione cerca di guadagnare spazio, utilizzando delle forzature di Paolo VI sulla libertà del Concilio. Il papa sottrae alla materia del dibattito due argomenti fondamentali: la disciplina del celibato ecclesiastico e la contraccezione.&lt;br /&gt;Nella terza sessione si registra una settimana nera (14 - 19 novembre 1964) in cui il decreto sulla libertà religiosa viene bloccato e rinviato in commissione con stupore di tutti e indignazione degli americani, alla Costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa vengono imposte, per autorità del papa, alcune note previe, che salvaguardano, rispetto al principio di collegialità, il potere sovrano e assoluto del papa: contro la volontà del Concilio, che considera Maria nella Chiesa e non sopra la Chiesa, Paolo VI proclama Maria Mater Ecclesiae , per le pressioni dei polacchi.&lt;br /&gt;Comunque, nella quarta sessione, passa il decreto per la libertà religiosa che farà impazzire l'estrema destra di Lefevre e quello sugli ebrei, riscattati ormai definitivamente dall'infame accusa di "popolo deicida". Nella Gaudium et spes la modernità non è più vista come diabolica invasione ma come sfida alla chiesa per aggiornare il suo messaggio al mondo.&lt;br /&gt;Chiuso il Concilio, l'8 dicembre del 1965, Hans Küng conclude che nonostante i compromessi e le omissioni si è aperta per la chiesa una nuova epoca piena di speranza «un'età del rinnovamento costruttivo in tutti gli ambiti della vita ecclesiale, dell'incontro comprensivo e della collaborazione con la restante cristianità, con gli ebrei, le altre religioni e con il mondo moderno in genere»…e poi annuncia: «di tutto ciò parlerò nel secondo volume che, se Dio vuole, racconterà i decenni in cui l'accento principale si è sempre più spostato dalla libertà alla verità. La verità che può essere annunciata, difesa e vissuta solo nella veracità».&lt;br /&gt;Non resta che attendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Liberazione del 20/08/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-6550886724683213387?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6550886724683213387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/6550886724683213387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/08/giovanni-franzoni-la-mia-battaglia-per.html' title='Le memorie di Hans Kung'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SK07I-X2AGI/AAAAAAAAAKs/ipXWv0X_pLk/s72-c/hans_kung.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4045987386269307085</id><published>2008-07-28T04:21:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:35.397-08:00</updated><title type='text'>Dibattito sul Manifesto della sinistra cristiana sul sito degli atei - uaar</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Torna a farsi sentire la sinistra cristiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Cosa pensa chi cristiano non è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nei giorni scorsi il &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.uaar.it/news/2008/07/27/torna-farsi-sentire-sinistra-cristiana/"&gt;sito dell'Unione degli atei, agnostici, raz&lt;/a&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.uaar.it/news/2008/07/27/torna-farsi-sentire-sinistra-cristiana/"&gt;ionalisti&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; ha riportato la notizia dell'estensione del "Manifesto della sinistra cristiana" (&lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/siamo-tutti-vittime-di-una-disfatta.html"&gt;vedi notizia&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;). Il sito ha riportato il testo linkando il nostro blog. Ci teniamo pertanto a fare alcune precisazioni e a portare il nostro contributo al vivo dibattito che si è generato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SI273y1GzgI/AAAAAAAAAKk/r2noskD3opA/s1600-h/Ultima+cena_bolivariana_venezuela1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 413px; height: 127px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SI273y1GzgI/AAAAAAAAAKk/r2noskD3opA/s320/Ultima+cena_bolivariana_venezuela1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228041309658729986" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Precisazione.&lt;/span&gt; Prima di tutto occorre fare una precisazione in merito all'estensione del «Manifesto della sinistra cristiana». Il sito dell'Uaar ha linkato il testo del «manifesto» dal nostro blog. Il nostro blog aderisce e appoggia il manifesto - non per niente lo ha rilanciato - ma non è un estensore «ufficiale» e diretto del testo. Pertanto ogni altro contenuto presente sul blog (il «Credo» di Frei Betto, per esempio) non è necessariamente da imputare in alcun modo ai firmatari del «manifesto», così come gli altri interventi presenti su Teologia&amp;amp;Liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sembrava doverosa questa precisazione in quanto alcuni commentatori hanno collegato altri contenuti presenti nel nostro blog direttamente al «Manifesto della sinistra cristiana». Non vorremmo mai mettere in bocca ad altri parole da loro mai pronunciate. Il testo del «manifesto» si può trovare, ed è stato pubblicato, anche su altri siti e/o altre testate (Adista - &lt;a href="http://www.adistaonline.it/"&gt;www.adistaonline.it&lt;/a&gt;; Liberazione – &lt;a href="http://www.liberazione.it/"&gt;www.liberazione.it&lt;/a&gt;, ecc).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nel merito della questione.&lt;/span&gt; Per quanto riguarda la discussione, entrando nel merito della questione, ci preme sottolineare alcune cose. Una volta precisata l’estraneità delle parole di Frei Betto rispetto al «manifesto» (la posizione a margine del post sul «manifesto» non indica nessun apparentamento tra i due testi) si può procedere esprimendo alcune considerazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. È giusto e legittimo domandarsi se i cristiani (così come gli atei, i buddisti, o altri) abbiano o meno il bisogno di costituire un gruppo di lavoro politico, una rete o un cartello di associazioni o persone che possano intervenire a livello politico. Questa è una questione irrisolta nella storia della politica del nostro Paese, e anche nella storia del Cristianesimo. Un problema che ha sempre accompagnato la storia di questa religione e i suoi rapporti con il potere (monarchico o democratico che sia), si pensi per esempio alla lettera A Diogneto (II sec. E.V.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. È vero che esiste un problema, in seno alla chiesa di base, riguardo il posizionamento di alcuni esponenti del clero (don Ciotti, don Gallo...) rispetto alle gerarchie – non è l’esempio di Enzo Mazzi o di Giovanni Franzoni, persone che hanno pagato di persona il loro dissenso nei confronti della gerarchia cattolica. Molti preti preferiscono «buttarsi nel sociale» per evitare di dover prendere pubblicamente delle posizioni contrarie alle gerarchie. Ciò non toglie la preziosità del loro lavoro sociale e politico. Chi, invece, prende posizione pubblica contro le logiche di potere imperanti in Vaticano viene emarginato, scomunicato, sospeso, dimesso... (È l’esempio di don Enzo Mazzi, don Franco Barbero, dell’abate benedettino Giovanni Franzoni... e di tanti altri). Proprio quest’ultimi sono messi a tacere ed emarginati dalle gerarchie perché si sono posti ai margini della chiesa aperti al dialogo e all’accoglienza del diverso, dell’altro. Basti vedere la scarsissima risonanza che hanno le Comunità di base o il movimento «Noi Siamo Chiesa» sui media, critici direttamente verso le posizioni delle gerarchie ecclesiastiche; gruppi che hanno sempre combattuto per un rinnovamento della teologia, per la laicità dello Stato e l’abrogazione del Concordato fascista, ecc – unendo questi impegni di natura ecclesiale ad una forte presenza nel sociale e nel politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Le gerarchie non interverranno su questo progetto della Sinistra cristiana (cristiana e non cattolica – si badi bene a non confondere le due cose!); semplicemente verrà messo a tacere e si cercherà di far calare un velo di indifferenza e di silenzio sui possibili esiti di questa iniziativa. Questa, forse, è una delle motivazioni che hanno spinto gli estensori e i firmatari del «manifesto». Infatti, il vero problema – pragmatico – è che i cristiani a sinistra passano sempre inosservati e si è portati a pensare che non c’è ne siano, che siano tutti concentrati al centro o a destra. Questa è l’immagine «unanimista» che le gerarchie vogliono far passare (Ruini primo fra tutti). Il compito dei cristiani di base è proprio quello di testimoniare la molteplicità dei punti di vista, la diversità, la «convivialità delle differenze». Bisogna mostrare la realtà nella sua relatività, nella sua complessità, scardinando le logiche di potere che vorrebbero ridurre tutto «ad unum». In questo senso il «manifesto» è da considerarsi positivo e politico nel vero senso della parola – nessuno ha intenzione di formare un nuovo partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Purtroppo, spesso, questi tentativi di «conversazione» (come direbbe Rorty) sono visti anche dagli atei come tentativi di intromissione da parte di frange progressiste (avanguardie della gerarchia?) con il compito di aprire degli spazi, delle brecce, in tutti i campi della società. Non è il caso dei movimenti di base, portatori di istanze e critiche radicali. Marcello Vigli, per esempio, ricorda spesso questo aspetto. Da anni impegnato per la laicità dello Stato, della scuola, contro il Concordato, Vigli ha sempre avvertito un certo sospetto nei suoi confronti all’interno degli ambienti laici dove si è impegnato per portare avanti queste lotte. Un «sospetto» dovuto alla sua fede - non religione - alla sua appartenenza alle Comunità di base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto del «manifesto» è importante perché vuole scardinare questa concezione della spartizione netta, di conformismo categorico – almeno così lo leggiamo noi. In questo senso è molto più utile alla «politica» ecclesiale che a quella dello Stato. È molto più utile perché vuole sradicare la percezione che si ha comunemente del mondo cristiano, del suo «assolutismo», del suo dogmatismo, della sua unanimità a tutti i costi - soprattutto in Italia per via della Chiesa cattolica romana.&lt;br /&gt;In questo senso la lotta dei cristiani di base ha bisogno anche della riflessione del mondo ateo, agnostico, razionalista. Grazie al dialogo, infatti, è possibile far vedere a chi ha gli occhi puntati con un cannocchiale su un unico punto di vista che, non solo i cannocchiali sono tanti, ma anche i punti di vista sono molteplici, differenti. Credere non significa avvallare una forma politica, un potere specifico - vaticano o no - ma camminare insieme scoprendo, giorno per giorno, l’insegnamento di Gesù, un uomo, ebreo, di Nazaret vissuto nella Palestina di 2000 anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per l’attenzione e per i contributi, sempre preziosi.&lt;br /&gt;Un saluto cordiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;g.g.&lt;br /&gt;Teologia&amp;amp;Liberazione (teologiaeliberazione.blogspot.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4045987386269307085?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4045987386269307085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4045987386269307085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/dibattito-sul-manifesto-della-sinistra.html' title='Dibattito sul Manifesto della sinistra cristiana sul sito degli atei - uaar'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SI273y1GzgI/AAAAAAAAAKk/r2noskD3opA/s72-c/Ultima+cena_bolivariana_venezuela1.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4770455642804510667</id><published>2008-07-11T07:36:00.001-07:00</published><updated>2008-07-11T07:41:00.969-07:00</updated><title type='text'>Manifesto della sinistra cristiana: ritorno alla politica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per una sinistra cristiana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo tutti vittime di una disfatta della politica che, dopo la rimozione del muro di Berlino, vissuta come la vittoria ultima di una parte sull'altra, ha rinunciato a fare un mondo nuovo preferendo rilanciare il vecchio, a cominciare dal suo ancestrale sovrano "diritto alla guerra". Ciò facendo i poteri dell'Occidente hanno abdicato alla responsabilità di guidare il corso storico, mettendo tutto nelle "mani invisibili" del Mercato, del quale si sono fatti sudditi, guardiani e sacerdoti. E questo lo dice pure Tremonti, dal fondo del pensiero reazionario Ma poiché il meccanismo così innescato ha creato isole di ricchezza in un oceano di naufraghi, incrementando povertà, insicurezza e disordine, la politica si è fatta polizia per domare terroristi e riottosi, alzando il livello di violenza preventiva e repressiva e mettendo sotto i piedi verità, diritto, Costituzioni e Convenzioni internazionali, ivi comprese quelle umanitarie. E questo non lo fa solo Tremonti, lo hanno fatto classi dirigenti di destra e di sinistra, anche in regimi inutilmente bipolari.&lt;br /&gt;Oggi non solo c'è bisogno di tornare alla politica da cui molti con giusto disappunto si sono allontanati, come hanno fatto due milioni e mezzo di nuovi astenuti nelle ultime elezioni, ma c'è bisogno di una politica "altra"; né del resto alla vecchia politica questo ritorno sarebbe possibile, né ad essa possibile l'approdo dei giovani; c'è bisogno di una ricostruzione della politica come un "essere per gli altri", a cui tutti sono chiamati. Perciò rivolgiamo questo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appello alle donne e agli uomini che vogliono operare per la giustizia per un ritorno alla politica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proponiamo pertanto di promuovere con il nome di Sinistra cristiana una rete di Gruppi, di aggregazioni e di servizi "per la Costituzione, la laicita' e la pace": cioè per l'unità degli uomini nella giustizia e nel diritto, per la responsabilità comune di "credenti" e "non credenti", per la crescita del mondo. Dire Sinistra cristiana non significa qui riferirsi alla pur positiva esperienza che ebbe questo nome dal 1938 al 1945, né crearne oggi una nuova, ma fare appello a quella sinistra cristiana che è già nel Paese ed è nascosta nel fondo di molti di noi. Ciò comporta una scelta di campo di sinistra, cosa che in un'Italia drasticamente divisa in due sole parti politiche non significa più sposare una determinata ideologia, ma assumere il peso della contraddizione, mentre della sinistra rivendica la dignità, contro tutte le delegittimazioni e diffamazioni.&lt;br /&gt;Si tratterebbe di dar vita ovunque sia possibile, nel territorio nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, a un "Servizio politico" che da un lato abbia lo scopo di favorire la partecipazione politica dei cittadini, offrendo loro, indipendentemente dalle rispettive opinioni, dei servizi e degli aiuti per agevolarli nell'adempimento dell'art. 49 della Costituzione; dall'altro che abbia lo scopo, come parte tra le parti, di promuovere in modo associato iniziative, corsi e scuole di formazione politica, riattivare canali di comunicazione coi giovani, elaborare culture, soluzioni e proposte legislative, intervenire nel dibattito pubblico e, se necessario, partecipare anche direttamente all'azione politica per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale e instaurare la giustizia e la pace tra le nazioni, sempre promuovendo alternative costruttive e nonviolente nei conflitti; e ciò entrando nelle contraddizioni in atto, tra cittadini e stranieri come tra uomini e donne, tra regolari e clandestini, tra necessari ed esuberi, e cercando di ristabilire i legami tra il quotidiano, la cultura, la politica e una speranza nuovamente credibile; sapendo che se non subito si può cambiare il mondo, si può intanto cambiare il modo di stare al mondo.&lt;br /&gt;La definizione di questa rete di Gruppi e di iniziative come "Servizio politico", intende non solo identificare il criterio della politica nel servizio e non nel potere, ma anche riprendere la radicale illuminazione secondo la quale il vero modo per evitare che nella vita collettiva gli uni siano nemici degli altri, è che tutti si riconoscano servi gli uni degli altri.&lt;br /&gt;Il nome di Sinistra cristiana, poi, non comporta un'identificazione confessionale, che in nessun modo può confondersi con una divisa politica, ma intende alludere a un mondo di valori, tutti negoziabili, ossia non imposti, purché prevalgano l'amore e la libertà, vuole indicare come discriminante il principio di eguaglianza e, nel conflitto, significa fare la scelta dei poveri delle vittime e degli esclusi. Si tratta dunque di un nome nuovo che si riferisce tuttavia a una ricca e variegata tradizione di impegno politico che va da Murri a Sturzo a Dossetti, dai cristiani della Resistenza ai "professorini" della Costituente, da Rodano a Ossicini a Gozzini, dalla cruenta testimonianza di Moro a quella della salvadoregna Marianella Garcia Villas, che hanno attraversato il Novecento italiano.&lt;br /&gt;Quanti intendono associarsi a questo appello sono invitati a farsi promotori delle relative iniziative nelle realtà a cui ciascuno appartiene, salvo poi ogni possibile coordinamento. E se per ottenere risultati è necessario coinvolgere molti, anche due o tre che si riuniscano per queste cose già compendiano tutto il significato dell'azione.&lt;br /&gt;Per un incontro di carattere nazionale, da convocarsi a settembre, si può prevedere fin da ora di mettere all'ordine del giorno, come primissime urgenze, il ritorno alla rappresentanza proporzionale senza snaturamenti maggioritari, e l'affermazione del principio che i diritti sono uguali per tutti: dove la proporzionale è la condizione per non dare troppo potere a qualunque "sovrano del popolo" e perché anche una minoranza possa continuare a rivendicare diritti uguali per tutti contro maggioranze che li neghino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Raniero La Valle, Patrizia Farronato, Giovanni Galloni (ex vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura), Rita Borsellino, Adriano Ossicini (presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica), Carla Brusati Barbaglio, Mimmo Gallo (magistrato di Cassazione), Giuseppe Campione (ex-Presidente della Regione siciliana), Boris Ulianich (storico del cristianesimo), Annamaria Capocasale (segretaria della Scuola "Vasti"), Roberto Mancini (ordinario di filosofia teoretica all'università di Macerata), Amelia Pasqua, don Mario Costalunga, Laura Brustia, Francesco De Notaris, Agata Cancelliere, Giovanni Franzoni, Renata Ilari, Giovanni Avena (direttore editoriale di Adista), Emilia Carnevale, Giulio Russo(responsabile del Centro di servizi per il volontariato), Nicola Colaianni, Padre Nicola Colasuonno (direttore di Missione oggi), Donatella Cascino, Pasquale Colella, Franco Ferrara, Padre Alberto Simoni (direttore di Koinonia), Bernardetta Forcella, Giovanni Benzoni, Angelo Bertani, Enrico Peyretti, Francesco Comina, Chiara Germondari, Ettore Zerbino, Alessandro Baldini (Comitati Dossetti per la Costituzione), Claudio Bocci, Antonio Cascino, Anna La Vista, Federico D'Agostino, Pasquale De Sole, Franco Ferrari, Gianvito Iannuzzi, Luca Kocci, Angela Mancuso, Gianfranco Martini, Giuseppe Mirale, Francesco Paternò Castello, Maria Antonietta Piras, Fiammetta Quintabà, Corrado Raimeni, Maurizio Serofilli (Comitati Dossetti per la Costituzione), Gabriella Saccami Vezzami, Luca Spegne, Maria Rosa Tinaburri, Paola e Claudio Tosi, Angelo Cifatte, Piero Pinzauti, Nanni Russo, Alessandra Chiappino (presidente dell'Istituzione Servizi educativi, scolastici e per le famiglie di Ferrara), Enrico Grandi (prof. anatomia patologica all'Università di Ferrara), Franco Borghi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aderire all'appello: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;manifestosinistracristiana@adista.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I firmatari saranno poi invitati a una riunione costituente per decidere come condurre il seguito dell'iniziativa&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4770455642804510667?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4770455642804510667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4770455642804510667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/siamo-tutti-vittime-di-una-disfatta.html' title='Manifesto della sinistra cristiana: ritorno alla politica'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-2805599283359712434</id><published>2008-07-09T05:06:00.001-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:35.614-08:00</updated><title type='text'>Giovanni Franzoni racconta le dimissione del '73</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;Lo sapete che diedi le dimissioni &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;da abate di San Paolo per colpa dello Ior?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vi racconto di quando nel '73 diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p style="font-family: georgia; text-align: left;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Franzoni"&gt;Giovanni Franzoni&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SHSqlRoypiI/AAAAAAAAAKc/XADRv40yJEI/s1600-h/Franzoni+-+giovane.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 327px; height: 393px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SHSqlRoypiI/AAAAAAAAAKc/XADRv40yJEI/s320/Franzoni+-+giovane.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220985425395623458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Secondo il secolare insegnamento della morale cattolica, l'interesse sul denaro prestato era proibito perché equiparabile all'usura. Solo ai Monti di pietà era consentito di prendere qualcosa per retribuire il personale addetto; ma mai era consentito prendere interesse. Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche; con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;Col nascere dello Stato Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che, pur non avendo sportelli accessibili ai miseri mortali, accetta depositi e compie operazioni finanziarie. Riformato da Giovanni Paolo II nel 1990, dopo gli scandali intorno alle gigantesche operazioni finanziarie compiute da mons. Paul Marcinkus, che ne era stato presidente, e che portarono al fallimento del Banco Ambrosiano e alla morte tragica di Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri, ormai, quasi certamente, non suicida ma assassinato da gente del clan della Magliana.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;L'ombra dello Ior ritorna però, di tempo in tempo, ad oscurare il cielo di Roma e della Chiesa cattolica nonché le coscienze dei credenti. Succede così che una signora - Sabrina Minardi - dichiarando di aver avuto in custodia Emanuela Orlandi, chiama di nuovo in causa Marcinkus e il clan della Magliana e scatena l'ipotesi di disseppellire il corpo di Enrico De Pedis, boss del clan, sepolto nella chiesa di Sant'Apollinare e quindi in zona extraterritoriale di competenza del Vaticano. Alle domande dei giornalisti circa un così alto privilegio (solo i papi e i sovrani sono sepolti nelle chiese), il custode di Sant'Apollinare pare abbia risposto che De Pedis era stato un generoso benefattore. Viene da domandarsi, ma se muore - fra cento anni - Bill Gates, dove lo seppelliranno? Accanto a San Pietro?&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;Non è mio compito fare l'investigatore e quindi lascio agli inquirenti di chiarire le cose. Ciò che mi tocca e mi turba è il fatto che tante coscienze, laiche o religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al fatto religioso.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci, dalla collaborazione con alcuni confratelli della Conferenza episcopale italiana e del Comitato italiano dei Superiori Maggiori. La mia situazione era già delicata per le provocazioni e gli assalti squadristici in Basilica, dei cattolici ultra-conservatori. Avevo avuto, senza esito, una visita canonica e due visite apostoliche. Infine fui chiamato in Vaticano da mons. Mayer, segretario della Congregazione dei religiosi, che mi disse: «Ormai i due terzi della sua comunità preferirebbero le sue dimissioni. Lei che è così democratico dovrebbe tenerne conto. Comunque il Santo Padre, nella sua liberalità, desidera che lei resti al suo posto, a due condizioni: tutti gli atti interni all'abbazia siano concordati col Consiglio degli anziani e tutti gli atti esterni col Vicariato». Accettai e, tornato a San Paolo, convocai i miei collaboratori nell'estensione della lettera pastorale La terra è di Dio dicendo che bisognava sospendere perché se avessi avuto il controllo del Vicariato l'avrebbero limata e resa irriconoscibile.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;Una notte di aprile, lo Ior compì una spregiudicata operazione sul dollaro, tanto da meritare una nota di deplorazione da organismi di vigilanza bancaria. Arriva la domenica e un giovane studente va al microfono per la preghiera dei fedeli e dice: «Signore! Ti prego! Fai che se avrò un figlio, possa crescere in una Chiesa che non sia deplorata perfino dal sistema bancario internazionale!». Lunedì mi richiama Mayer: «Ma lei aveva promesso! Non controlla le preghiere dei fedeli?». «Posso provare, risposi, ne parlerò in comunità». Convoco la comunità e si accende una animata discussione sul che fare. A un certo punto si alza Vincenzo Meale e dice: «Padre abate, è inutile che stiamo qui a chiacchierare, poi chi paga è solo lei. Vogliono fare come il ministro degli Interni farebbe con un prefetto. Lei ha aperto una porta per la nostra fede. Loro non vogliono chiuderla: vogliono usare lei come una maniglia che chiude la porta che ha aperto. Mi dia retta, obbedisca. Però voglio sinceramente dire che con questo, la mia esperienza di fede si chiuderebbe». Risposi «Ho capito». E sciogliemmo l'assemblea. Il giorno dopo andai da Mayer e gli dissi: «Io sapevo fere l'abate in un certo modo, se non può andare è meglio che concordiamo le dimissioni». Concordammo la data del 12 luglio e così ebbi il tempo di finire La terra è di Dio e di pubblicarla. Non porto rancore personale verso lo Ior ma mi resta l'amaro in bocca, perché certe istituzioni uccidono la fede e poi, sotto la maschera del trionfalismo di piazza, praticano il culto della personalità e la superstizione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;da Liberazione 09/07/2008&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-2805599283359712434?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2805599283359712434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/2805599283359712434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/lo-sapete-che-diedi-le-dimissioni-da.html' title='Giovanni Franzoni racconta le dimissione del &apos;73'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SHSqlRoypiI/AAAAAAAAAKc/XADRv40yJEI/s72-c/Franzoni+-+giovane.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1953751394010561052</id><published>2008-07-03T14:32:00.001-07:00</published><updated>2008-07-06T09:31:44.429-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 6 luglio 2008</title><content type='html'>&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La profezia appartiene ai piccoli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». (Matteo 11, 25-30)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Questa preghiera di Gesù è come un sussulto di gioia. L’evangelista Matteo la inserisce in un contesto in cui Gesù viene ostacolato e i suoi oppositori non lo comprendono. Nonostante il rifiuto, Gesù esprime il suo sì gioioso al Padre e al suo disegno. La parola di Gesù che annuncia il Regno viene rifiutata dai capi religiosi del popolo, ma allo stesso tempo viene accolta dalla gente semplice e ignorante – qui sta la vera forza dell’annuncio del Galileo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;La missione di Gesù si sta rivelando un fallimento. Tuttavia gli unici che sembrano accogliere il suo messaggio sono i semplici. Gesù non può fare altro che domandarsi il perché di questo. Egli riconosce, in qualche modo, la presenza salvifica di Dio in questo momento storico. Con stupore, Gesù constata che i sapienti, cioè i farisei e i maestri della legge, sono tagliati fuori, mentre i piccoli d’intelligenza, cioè il popolino semplice e ignorante delle prescrizioni della legge mosaica, diventano i beneficiari dell’avvenimento di grazia. Sono questi ultimi, tagliati fuori dal rapporto «diretto» con Dio, che riconoscono davvero la presenza di Dio nella storia.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Solo i «piccoli», infatti, sono abituati a vivere e, quindi, a riconoscere il valore della vita e la presenza del Padre. Essi non sono sacerdoti, non sono funzionari di Dio, non sono gli addetti ai lavori. Sono persone semplici che vivono, soffrono, amano, conoscono cosa significa procurarsi il necessario per vivere lavorando, conoscono le difficoltà della vita e possono provare su di esse la loro fede.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Gesù fa questa scoperta stupefacente: i «grandi» sono chiusi nella loro autosufficienza, mentre i «piccoli» sono capaci di aprirsi umilmente al dono di Dio. Questa scoperta è per lui fantastica, tanto da dover innalzare a Dio un canto, una preghiera di lode per ringraziarlo del suo amore: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Dio è presente nella storia in maniera inedita, nuova, inattesa. La sua azione non si può prevedere. Dio non si fa ridurre all’interno di schemi costruiti e preconfezionati da quelli che di mestiere fanno i teologi, i sacerdoti, i dottori. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Questa affermazione appare così vera oggi! Ci troviamo di fronte a situazioni dove, di fronte alla precarietà, all’incertezza, alla confusione, le autorità tradizionalmente detentrici del potere interpretativo, sacerdotale, salvifico (le chiese, le gerarchie...) tendono a chiudersi, ad arroccarsi sui propri baluardi, a non transigere su quelli che chiamano «valori non negoziabili». Eppure non si accorgono che le sfide che la modernità pone – che in fin dei conti sono le sfide della vita di oggi – potrebbero essere il luogo della profezia, della presenza di Dio nella storia, oggi. Non si accorgono nemmeno che è inutile nascondersi dietro un dito ma accorre affrontare le situazioni con coraggio. Non basta scappare e tacciare tutto quello che non appartiene alla propria tradizione religiosa di «relativismo»!&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Questi che si credono «sapienti e intelligenti» hanno gli occhi chiusi, le ali tarpate, le mani rattrappite, le orecchie tappate, il naso otturato. Non vogliono vedere Dio presente nelle donne, nelle nuove forme di amore che pretendono – giustamente – anche un riconoscimento politico e sociale. Non vogliono vedere la grazia nella possibilità dell’uomo di esplorare e comprendere il cosmo, la natura, la vita. Non vogliono riconoscere l’esigenza di un nuovo modello economico di sviluppo che sia giusto, che non mieta vittime innocenti a causa della fame, a causa della ricchezza di quel 15% del pianeta che si ritiene «fortunato» invece che colpevole. Questi «intelligentoni» non hanno il coraggio della partecipazione consapevole, della democrazia, non hanno neppure il coraggio profetico di condannare la guerra senza «se» e senza «ma». &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Sostanzialmente, oltre alla conservazione del potere che è tipica dell’istituzione, costoro hanno paura del diverso, della novità, della possibilità, della molteplicità. Non mi riferisco solo alle gerarchie cattoliche – senza con questo voler togliere loro la responsabilità che gli spetta – ma anche a tutti coloro che vorrebbero vivere in pace, tranquilli, senza l’inquietudine di scoprire che la realtà è molto più complessa di come appare a prima vista. Mi riferiscono a coloro che vorrebbero nascondere i gay, che li vorrebbero in giacca e cravatta – danno meno fastidio certo! – mi riferisco a chi ha paura dello straniero, a chi vorrebbe schedare su base razziale, addirittura, i bambini.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Ma Gesù ha scoperto che Dio è più grande di tutte queste cose, che abbraccia tutti senza riserve. Ha scoperto quanto l’amore travalica le barriere sociali, sessuali, razziali... Quando gli uomini e le donne faranno la stessa scoperta che ha fatto Gesù?&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Il giogo che questi «intelligenti», potenti e grandi della storia, hanno caricato sulla nostra schiena è insopportabile. Al tempo di Gesù i dottori della legge e i farisei avevano imposto al popolino pesi troppo pesanti da portare. Infatti avevano costruito attorno alla legge di Dio una fittissima siepe di prescrizioni minuziose che, sotto il peso di un’osservanza rigida e scrupolosa, soffocavano lo slancio obbediente della libertà dell’uomo. Gesù si mostra un maestro diverso, come diversa è la legge (il giogo) che ci insegna: leggera, non onerosa. Egli propone di diventare suoi discepoli. Discepoli di un maestro «non violento né altero». Egli non si impone con violenza; al contrario è solidale con gli umili e con i poveri. Il suo giogo facile da portare consiste nell’imitarlo sulla strada dell’amore del prossimo, un amore compassionevole e misericordioso. Così egli promette ai suoi discepoli profonda pace nella loro vita.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Anche noi, oggi, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere questa presenza di Dio nella nostra storia. Non possiamo demandare il compito agli altri. A volte siamo bloccati e incapaci di vedere le cose belle che Dio rivela ai piccoli. I nostri occhi fanno fatica a distogliersi dagli accadimenti dolorosi, dalle violenze, dalle ingiustizie. Oggi è il tempo della profezia. Non possiamo più aspettare i «profeti»; questi ormai sono passati. Troppe volte, anche nelle nostre comunità, si sente il rimpianto per gli uomini e le donne a cui il Signore ha affidato il compito della profezia nel passato; «ah come era bello quando c’era questo o quel profeta: lui sì che non aveva paura di dire le verità scomode!». Basta rimpianti! Dobbiamo avere il coraggio di prendere, di assumere, questa profezia nella nostra vita; di farla nostra, di non aspettare che venga qualcun’altro a raccontarcela, a raccontarla. Ognuno nel suo piccolo, con la libertà che Dio ci ha dato, deve riscattare la profezia. Il coraggio della profezia spetta solo a noi, e si realizza all’interno delle nostre piccole vite, ogni giorno.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Un anno fa Frei Betto (domenicano e teologo della liberazione brasiliano) elaborò una «nuova» professione di fede che qui voglio proporvi: &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio liberato dal Vaticano e da tutte le religioni esistenti e che esisteranno. Il Dio che è antecedente a tutti i battesimi, pre-esistente ai sacramenti e che và oltre tutte le dottrine religiose. Libero dai teologi, si dirama gratuitamente nel cuore di tutti, credenti e atei, buoni e cattivi, di quelli che si credono salvati e di quelli che si credono figli della perdizione, e anche di quelli che sono indifferenti al mistero di ciò che sarà dopo la morte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio che non ha religione, creatore dell’universo, donatore della vita e della fede, presente in pienezza nella natura e nell’essere umano. Dio orefice di ogni piccolo anello delle particelle elementari, dalla raffinata architettura del cervello umano fino al sofisticato tessuto dei quark.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio che si fa sacramento in tutto ciò che cerca, attrae, collega e unisce: l’amore. Tutto l’amore è Dio e Dio è il reale. E trattandosi di Dio, non si tratta dell’assetato che cerca l’acqua ma del’acqua che cerca l’assetato. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio che si fa rifrazione nella storia umana e riscatta tutte le vittime di tutti i poteri capaci di far soffrire gli altri. Credo nella teofania permanente e nello specchio dell’anima che mi fa vedere gli altri diversi dal mio io. Credo nel Dio, che come il calore del sole, sento sulla pelle, anche se non riesco a contemplare la stella che mi riscalda.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio della fede di Gesù, Dio che si fa bambino nel ventre vuoto della mendicante e si accosta nell’amaca per riposarsi dalle fatiche del mondo. Il Dio dell’arca di Noé, dei cavalli di fuoco di Elia, della balena di Giona. Il Dio che sorpassa la nostra fede, dissente dei nostri giudizi e ride delle nostre pretese; che si infastidisce dei nostri sermoni moralisti e si diverte quando il nostro impeto ci fa proferire blasfemie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio che, nella mia infanzia, piantò una acacia in ogni stella e, nella mia giovinezza, si mise in ombra quando mi vide baciare la mia prima innamorata. Dio festeggiatore e bisboccione, lui che creò la luna per adornare la notte della delizia e l’aurora per incorniciare la sinfonia del volo degli uccelli all’albeggiare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio dei maniaci-depressi, dell’ossessione psicotica, della schizofrenia allucinata. Il Dio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;dell’arte che denuda il reale e fa risplendere la bellezza pregna di densità spirituale. Dio ballerino che, sulla punta dei piedi, entra in silenzio sul palcoscenico del cuore e, cominciata la musica, ci afferra fino alla sazietà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio dello stupore di Maria, del camminare laborioso delle formiche e dello sbadiglio siderale dei fiorellini neri. Dio spogliato, montato su un asino, senza una pietra dove appoggiare il capo, atterrato dalla sua stessa debolezza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio che si nasconde nel rovescio nella ragione atea, che osserva l’impegno dei scienziati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;per decifrare il suo gioco, che si incanta con la liturgia amorosa dei corpi che giocano per ubriacare lo spirito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo nel Dio intangibile all’odio più crudele, alle diatribe esplosive, al cuore disgustoso di quelli che si alimentano con la morte altrui. Dio, misericordioso, si fa quatto fino alla nostra piccolezza, supplica un soave messaggio e chiede una ninna nanna, esausto davanti alla profusione delle idiozie umane.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Credo, soprattutto, che Dio crede in me, in ognuno di noi, in tutti gli esseri generati per il mistero abissale di tre persone unite per amore e la cui sufficienza traboccò in questa creazione sostenuta, in tutto il suo splendore, dal filo fragile del nostro atto di fede.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-style: italic; font-family: georgia;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify; font-style: italic;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Frei Betto, Un nuovo credo, nostra traduzione dallo spagnolo)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1953751394010561052?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1953751394010561052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1953751394010561052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/07/in-quel-tempo-ges-disse-ti-benedico-o.html' title='Commento al vangelo di domenica 6 luglio 2008'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4942905515456832907</id><published>2008-06-21T14:37:00.001-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:35.882-08:00</updated><title type='text'>Documento redatto dal gruppo dei credenti omosessuali di “Noi siamo chiesa” Emilia Romagna</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: georgia;font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Noi, omosessuali cristiani e la nostra chiesa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SF11FJ5mN5I/AAAAAAAAAKE/1hQCo0517So/s1600-h/albero_luce.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 209px; height: 238px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SF11FJ5mN5I/AAAAAAAAAKE/1hQCo0517So/s320/albero_luce.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5214452674982197138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nel corso del convegno intitolato "Omosessualità nel cristianesimo: approcci alternativi" , organizzato  dal movimento “Noi siamo chiesa” dell'Emilia Romagna, il 20 Giugno 2008, è stata data lettura di un'interessante documento elaborato dal gruppo dei credenti omosessuali di Noi Siamo chiesa dell’Emilia Romagna “una riflessione che nasce dall'esperienza diretta  di chi vive la condizione omosessuale e vuole andare oltre le discriminazioni”, affinchè le nostre comunità cristiane "si facciano promotrici di questa rivoluzione di mentalità" poichè il superamento dei pregiudizi e dell’ingiusto trattamento delle persone omosessuali passa necessariamente da una loro accoglienza nelle comunità dei credenti. Osiamo anche affermare che l’accoglienza è il primo coraggioso passo in quella direzione, quando riesca a far conoscere le persone e a metterle in comunione".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni fa veniva emesso nella Diocesi di Innsbruck un documento sulla pastorale nei confronti delle persone omosessuali, frutto di un gruppo di lavoro costituito dall’allora vescovo Alois Kothgasser, oggi arcivescovo di Salzburg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo documento, che risente già di dieci anni di evoluzione teologica successiva, è sul piano pastorale molto al di là delle aspettative che possiamo avere sulla nostra chiesa e anche in direzione opposta a quella che, negli ultimi decenni, ha preso la chiesa cattolica romana, soprattutto in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, omosessuali cristiani appartenenti a Noi Siamo Chiesa dell'Emilia Romagna, leggiamo in questo documento parole che ci restituiscono conoscenza, sapienza e comunione nella chiesa, a differenza dei documenti del Magistero (in particolare le dichiarazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1975 e del 1986, assieme con le encicliche Humanae Vitae e Familiaris Consortio) che ci restituiscono misconoscenza, insipienza e disprezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo, invitiamo a rileggere il documento di Innsbruck, ad assumerlo e ad adottarne le linee guida, nella consapevolezza di essere in forte ritardo nei confronti della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In forza delle conoscenze acquisite ad oggi dalle scienze umane – che la moderna teologia ha assunto pienamente rileggendo anche l’intera questione della sessualità, la natura relazionale di Dio e la priorità della coscienza individuale – possiamo affermare che l’omosessualità, come ogni orientamento sessuale, è variante naturale della sessualità iscritta nella relazionalità umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se a tutt’oggi non sono ancora stati chiariti pienamente la genesi e lo sviluppo dell’omosessualità, così come anche dell’eterosessualità e di ogni variante dell’orientamento sessuale, possiamo considerare l’orientamento sessuale, quale esso sia, come componente dell’autenticità della persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È importante sottolineare, peraltro, la perniciosa influenza che, sull’autentico sviluppo della persona, hanno i pregiudizi omofobi presenti nelle nostre società. Essi hanno costituito un tormento fin dai primi anni della crescita e ci hanno ostacolato nel normale sviluppo e floridità.&lt;br /&gt;Alcuni di noi hanno conquistato a fatica un’emancipazione e una maturità piena, mentre altri ancora in età adulta portano dentro sofferenza per le conseguenze di quei patimenti. Non possiamo tacere che gli stessi pregiudizi omofobi, interiorizzati già in tenera età dalle/gli stesse/i omosessuali, sono in grado di generare nevrosi, psicosi, somatizzazioni varie, ed aumentano di due volte il rischio di suicidio nell’età adolescenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tutto questo noi siamo consapevoli e testimoniamo che la nostra omosessualità si iscrive pienamente nell’autenticità della nostra vita, a livello interiore, interpersonale e nel rapporto positivo con Dio. Lo stesso potrebbe avvenire senza problemi a livello sociale ed ecclesiale, se non esistesse l’omofobia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo punto di vista appare prioritaria la lotta ai pregiudizi e alle discriminazioni. Non vogliamo farci illusioni: il replicarsi delle frasi offensive e delle immagini stereotipate su gay e lesbiche è un fenomeno che non può certo essere contrastato efficacemente, anche a fronte di campagne di informazione e sensibilizzazione (semmai ce ne fossero), senza un’attiva partecipazione di molte persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stessi mezzi di informazione, la televisione e la pubblicità, si fanno solo cassa di risonanza degli stereotipi esistenti, senza cercare la verità dei fatti e rendere la vita reale delle persone, mantenendo al contempo troppe ambiguità sul collegamento omosessualità–pedofilia, che va rigettato sempre e comunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quindi importante che anche le nostre comunità cristiane, in quanto agenzie educative di giovani ed adulti, si facciano promotrici di questa rivoluzione di mentalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il superamento dei pregiudizi e dell’ingiusto trattamento delle persone omosessuali passa necessariamente da una loro accoglienza nelle comunità dei credenti. Osiamo anche affermare che l’accoglienza è il primo coraggioso passo in quella direzione, quando riesca a far conoscere le persone e a metterle in comunione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con “accoglienza”, cioè, intendiamo un complesso di azioni, necessariamente in sinergia col parroco e con tutti i responsabili della pastorale comunitaria:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•    considerare positivamente la ragazza o il ragazzo che presenta un orientamento omosessuale, fin da quando si presenta il caso (tipicamente negli anni del dopo-cresima);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•    evitare qualsiasi allontanamento dagli incarichi o discriminazione dei laici omosessuali (giovani o adulti) nelle attività parrocchiali o diocesane;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•    dare supporto, sia come guida spirituale sia come accompagnamento ed aiuto nelle scelte di vita, ai ragazzi e agli adulti che incontrano difficoltà a causa dell’omosessualità;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•    dare supporto anche alle persone del contesto familiare della persona omosessuale (genitori, fratelli e sorelle, parenti ed amici), che potrebbero vivere delle difficoltà a causa dei pregiudizi interni ed esterni alla famiglia;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•    trattare l’orientamento omosessuale, benché minoritario, come legittimo negli insegnamenti, nelle omelie e nella catechesi a giovani ed adulti, evitando ogni seppur minimo collegamento con il concetto di perversione o la violenza sui minori;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe inoltre (noi ne sentiamo il bisogno già da decenni) avviare un serio dibattito sull’argomento e alla luce del sole, non nei sotterranei o negli studi dei teologi, metodi questi che risentono molto del tabù, ma anche di un ipocrita desiderio di mantenere il controllo sulle coscienze e la paura di perdere i propri privilegi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto quanto detto non può avvenire, ovviamente, sulle teste delle/gli omosessuali, ma necessariamente li deve coinvolgere attivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visibilità, cioè il conoscere da parte degli altri l’orientamento sessuale, è da considerarsi – almeno in questa fase iniziale – un valore, e non qualcosa da evitare. Esso è un aspetto interiore che non pare rispettoso mettere in piazza, ma allo stesso modo con cui un eterosessuale non si vergogna di presentare a chiunque la propria fidanzata o moglie (o il proprio fidanzato o marito), allora bisogna che diventi possibile il non vergognarsi per una relazione sentimentale con una persona dello stesso sesso (comunque essa sia) che corrisponde al nostro orientamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversi di noi riescono a realizzare quest’obiettivo, in circoli di amici o anche in intere comunità, ma è necessario che questo si avveri anche nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro, nella vita pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono già molte le relazioni durature omosessuali. Quelli di noi che hanno avuto la fortuna, e la responsabilità, di realizzare un progetto di coppia stabile, testimoniano che l’orientamento sessuale non pregiudica la qualità dell’amore che in esse si vive. Le nostre relazioni non sono relazioni di serie B, tantomeno di serie Z, come se consistessero solamente di amore-eros e per nulla di amore-agape, ma vivono le stesse aspirazioni e difficoltà, le stesse gioie e sofferenze, di qualsiasi relazione sentimentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assunzione di responsabilità, la cui labilità è divenuta oggi ben visibile anche nelle coppie eterosessuali, si sostanzia non di meno nelle coppie omosessuali, a seconda delle possibilità e delle condizioni in cui i due partner vivono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur nell’impossibilità di avere figli naturali, le nostre relazioni non vivono confinate nella sterilità, ma sanno rendersi feconde ed attive nelle comunità (piccole o grandi), laddove vengono accolte, finanche alla responsabilità genitoriale, nei casi in cui figli naturali od adottivi si sono trovati nella condizione di dover essere accolti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poiché la nostra “liberazione dalla schiavitù d’Egitto” è avvenuta quando abbiamo (talvolta in età adulta) scoperto ed accolto il sorriso di Dio sulle nostre vite di omosessuali, noi facciamo memoria di questa pasqua tutte le volte che prestiamo un orecchio attento all’ascolto e senza sguardo di condanna verso le situazioni di bisogno inascoltato che incontriamo altrove nella società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti questi sono segni inequivocabili, per noi, della benedizione di Dio sulle nostre vite e sulle nostre relazioni d’amore. Ci piacerebbe che, un giorno, anche le comunità dei credenti in cui siamo inseriti prendano atto di questa benedizione e ringrazino Dio – in una celebrazione comunitaria – per questo amore che solo da Lui proviene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Bologna 17 giugno 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il gruppo di omosessuali credenti aderenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a Noi Siamo Chiesa dell'Emilia Romagna&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4942905515456832907?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4942905515456832907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4942905515456832907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/06/documento-redatto-dal-gruppo-dei.html' title='Documento redatto dal gruppo dei credenti omosessuali di “Noi siamo chiesa” Emilia Romagna'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SF11FJ5mN5I/AAAAAAAAAKE/1hQCo0517So/s72-c/albero_luce.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4610941749367094394</id><published>2008-06-17T04:44:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:36.013-08:00</updated><title type='text'>Il nuovo libro di don Franco Barbero - Un'anticipazione</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;SONO GAY, AMO DIO, PERCHE' LA CHIESA CATTOLICA MI RIFIUTA?&lt;/span&gt;                   &lt;div style="text-align: justify;"&gt;                    &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="sottotitolo"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Franco Barbero risponde a centinaia di mail raccolte in un volume a cura di Pasquale Quaranta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SFeokyrxaqI/AAAAAAAAAJs/EB0C0-x8Qn8/s1600-h/franco+barbero_lectio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 333px; height: 256px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SFeokyrxaqI/AAAAAAAAAJs/EB0C0-x8Qn8/s320/franco+barbero_lectio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212820443738761890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;di Delia Vaccarello&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una lettera può «salvare la vita». Soprattutto se riceve una risposta di amore e di speranza che aiuta a respingere la sensazione di essere «sporchi, sbagliati, nel peccato». Soprattutto se a rispondere è don &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Barbero"&gt;Franco Barbero&lt;/a&gt;. Per decenni impegnato a fianco dei poveri di diritti, dopo quarant’anni di sacerdozio, Barbero nel 2003 viene «ridotto» al laicato [&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dimissione_dallo_stato_clericale"&gt;dimesso dallo stato clericale&lt;/a&gt;, ndr]. Ma lui non muta nulla del suo impegno, tra i tanti compagni di viaggio ci sono lesbiche, gay, trans, divorziati e sposati civilmente, teologi dissenzianti. Continua la sua opera dalla postazione della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_cristiana_di_base"&gt;Comunità cristiana di base&lt;/a&gt; di Pinerolo (&lt;a href="http://www.viottoli.it/"&gt;www.viottoli.it&lt;/a&gt;) che ha fondato 35 anni fa. A tutti non fa mancare una parola di conforto, e la firma in calce reca sempre il "don".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;«Resto nella Chiesta cattolica e ci resto come presbitero perché me lo chiede un gran numero di donne e di uomini». Le lettere che riceve don Franco e le sue risposte sono state raccolte in un prezioso libro a cura di &lt;a href="http://www.p40.it/"&gt;Pasquale Quaranta&lt;/a&gt; di prossima uscita dal titolo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;«Omosessualità e Vangelo, Franco Barbero risponde»&lt;/span&gt;, &lt;a href="http://www.gabriellieditori.it/"&gt;Il Segno dei Gabrielli editori&lt;/a&gt;. Lo stesso Pasquale, che oggi a venticinque anni, scrive a don Franco di sé: «Caro Pasquale, finalmente stai riuscendo a dirti che Dio ti vuole bene come sei. Che cosa puoi dire a quei tuoi amici che sostengono il cosiddetto “sesso senza amore”? Cerco sempre, anche nell’accompagnare gay e lesbiche, di mettere in grande risalto la valenza dei sentimenti, la possibilità di avere relazioni stabili, ma mi prefiggo anche di non incoraggiare la diffidenza verso il corpo». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Il sacerdote incoraggia i sentimenti profondi come dono di Dio, come aveva fatto celebrando i patti d’amore tra coloro che la gerarchia non riconosce «degni». Pasquale nella sua presentazione passa in rassegna da giovane credente i comportamenti verso gay e lesbiche all’interno della Chiesa cattolica che si accompagnano troppo spesso a uno sguardo negativo: «Il rispetto è condizionato da giudizi infondati e talora fortemente ostili», la considerazione di fondo è quella che ritiene gay e lesbiche persone «gravemente ostacolate nel relazionarsi correttamente con donne e uomini». Dinanzi a questi attacchi, l’autostima potrebbe frantumarsi di botto. Ma Barbero sa ricostruirla: «Oggi una eccellente produzione teologica dimostra a chiare lettere l’impossibilità di usare i testi biblici pro o contro l’omosessualità», precisa. E invita i credenti adulti ad «andare avanti senza bussare», senza chiedere permessi per vivere l’amore che benedice le unioni, perché «l’unica porta alla quale devono bussare è la porta di Dio».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Barbero risponde alla donna «che si sente sporca» perché ama un’altra donna, al sacerdote gay che dopo il travaglio dell’accettazione ha scoperto l’amore e non sa cosa fare, al papaboy attratto da un coetaneo, a Cosimo che convive da diciassette anni. Cosimo scrive: «Ho provato a confessarmi, le condizioni sono sempre le stesse: lasciare il mio compagno. La Chiesa di Roma vuole crocifiggermi negandomi l’eucarestia. A 53 anni sono stato colpito da degenerazione maculare per cui la vista va calando giorno dopo giorno e il solo a dire “ci sarò io al tuo fianco, darò io il tuo cane da guida” è stato il mio compagno cui devo tutto». La risposta è commossa, lunga e articolata. Ferma: «Per fortuna milioni di gay e lesbiche credenti vivono la loro esperienza come un dono di Dio e non si sentono più fuori dalla Chiesa. Quanto a me sono davvero riconciliato con la Chiesa. È semmai la gerarchia che non è riconciliata con me». Come si fa da espulsi a sentirsi ancora «dentro»? &lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Semplice: l’amore è gioia, sorriso: «Sono in compagnia di un enorme schiera di donne e uomini che vivono la loro fede sotto il sorriso di Dio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da l'Unità, 17 giugno 2008&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-4610941749367094394?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4610941749367094394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/4610941749367094394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/06/il-nuovo-libro-di-don-franco-barbero.html' title='Il nuovo libro di don Franco Barbero - Un&apos;anticipazione'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SFeokyrxaqI/AAAAAAAAAJs/EB0C0-x8Qn8/s72-c/franco+barbero_lectio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-687928771574396591</id><published>2008-05-30T03:32:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:36.169-08:00</updated><title type='text'>Emergenza educativa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;Ma non è questo che preoccupa il Vaticano!&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Vigli"&gt;Marcello Vigli&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SD_YmuQCOpI/AAAAAAAAAJc/hQ24hrh5ZjA/s1600-h/vignettaPAPA.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 223px; height: 293px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SD_YmuQCOpI/AAAAAAAAAJc/hQ24hrh5ZjA/s320/vignettaPAPA.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206117854025497234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;Dalle parole rivolte da Benedetto XVI ai vescovi italiani riuniti nell'annuale assemblea della Cei si potrebbe avere l'impressione che l'Italia si stia avviando a diventare il migliore dei mondi possibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;C'è, però, qualcosa che non va: un'emergenza educativa attraversa il paese. «Come non spendere, in questo contesto - si chiede il papa - una parola in favore di quegli specifici luoghi di formazione che sono le scuole?». Si potrebbe perdonare quest'ennesima forma d'intervento clericale non rivolto contro la 194 e i tentativi di legiferare sul testamento biologico o sulle famiglie di fatto, se si trattasse del Sistema scolastico nazionale. Il papa pensa, in verità, alle scuole confessionali e al loro finanziamento. Aggiunge, infatti, subito dopo: «In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico». Imperdonabile il riferimento allo Stato democratico perché la nostra Repubblica, potrà pur promuovere la libera iniziativa, ma deve prima obbedire alla sua Costituzione che vieta esplicitamente e tassativamente tali finanziamenti. Certo è in buona compagnia se si pensa che ad aggirare quel divieto ha brillantemente contribuito Luigi Berlinguer con la legge che rende paritarie le scuole private legittimando i successivi provvedimenti di Moratti e Fioroni. E' in buona compagnia anche nell'argomentare in favore della sua richiesta: «E' legittimo, infatti, domandarsi se non gioverebbe alla qualità dell'insegnamento lo stimolante confronto tra centri formativi diversi suscitati, nel rispetto dei programmi ministeriali validi per tutti, da forze popolari multiple, preoccupate di interpretare le scelte educative delle singole famiglie. Tutto lascia pensare che un simile confronto non mancherebbe di produrre effetti benefici».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Lo affermavano anche i responsabili della politica scolastica dei partiti di sinistra, dei sindacati confederali e dell'associazionismo democratico, che, snaturando la proposta di attribuire al Sistema scolastico nazionale autonomia dalle ingerenze del Ministero e degli assessorati regionali, l'hanno trasformata in attribuzione dell'autonomia delle singole scuole. L'autonomia avrebbe stimolato la concorrenza e, con questa, favorito la qualità delle prestazioni scolastiche, si diceva. La profonda crisi che sta attraversando la scuola italiana, ha ampiamente smentito le loro previsioni e quelle di quanti hanno trasgredito l'obbligo costituzionale che impone alla Repubblica di «istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi» (art. 33).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Non di più soldi alle private né di procedere nella disgregazione del sistema nazionale ci sarebbe bisogno per uscire dall'emergenza educativa di cui non solo il papa ma anche il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione alla stessa Assemblea dei vescovi, denuncia l'urgenza individuandone anche una delle cause. «Per chi è ancora inesperto e per chi non ha il senso critico necessario, la televisione diventa facilmente un territorio senza regole in cui, magari all'insegna apparentemente neutra del marketing, trovano facile veicolazione anche modelli distorti di vita». Ci sarebbe bisogno di un'agenzia educativa in grado di fornire quel senso critico e quell'autonomia dalle lusinghe del marketing: ma questa non può essere che la scuola pubblica obbligatoria e capillarmente presente sul territorio libera da ipoteche confessionali o ideologiche perché fedele, per statuto, solo ai principi ideali della Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Certo non la scuola così com'è stata ridotta, ma quella di cui da tempo tutti auspicano una radicale riforma nei contenuti e nella formazione dei docenti oltre che negli ordinamenti e nella gestione. A questa riforma non sono interessati né la gerarchia cattolica né gli esperti, ispirati alle sue direttive, che da tempo orientano la politica ministeriale nella duplice prospettiva del raggiungimento della piena parità per le scuole confessionali e della confessionalizzazione della scuola pubblica. Nella prima direzione va la brutale richiesta del papa; nella seconda vanno sia il recente intervento della Cei per ottenere che l'insegnamento della religione cattolica esca dal ghetto della facoltatività ritagliandogli uno spazio nell'area disciplinare umanistica, nella scuola dell'obbligo, sia, in quella superiore, il recupero di potere per il docente di religione nel Consiglio di classe con il diritto a partecipare all'assegnazione dei crediti scolastici, specie alla vigilia degli esami di maturità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Stanno arrivando al pettine i nodi aggrovigliati negli ultimi decenni della una politica scolastica delle forze democratiche che, di là dalle dichiarazioni sulla centralità della scuola per lo sviluppo della democrazia, hanno sempre lasciato agli integralisti cattolici ampio spazio di manovra per lo smantellamento della scuola pubblica. Forse anche di questo dovrà occuparsi la ricerca di una via per uscire da sinistra dalla crisi della democrazia italiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;(da &lt;a href="http://www.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=50686&amp;amp;pagina=2&amp;amp;versione=testuale&amp;amp;zoom=no&amp;amp;id_articolo=371008"&gt;Liberazione&lt;/a&gt;, 30 maggio 2008)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-687928771574396591?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/687928771574396591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/687928771574396591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/05/emergenza-educativa.html' title='Emergenza educativa'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/SD_YmuQCOpI/AAAAAAAAAJc/hQ24hrh5ZjA/s72-c/vignettaPAPA.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-1590631073221146277</id><published>2008-05-28T14:40:00.000-07:00</published><updated>2008-05-28T14:45:49.365-07:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo di domenica 1 giugno 2008</title><content type='html'>&lt;p  style="font-weight: bold; text-align: left;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Non dite «Signore»,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style="font-weight: bold; text-align: left;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;costruite la casa!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;   &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». &lt;/span&gt;(Matteo 7, 21-27)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: georgia;"&gt;Non chi dice: Signore, Signore… ma chi fa la volontà del Padre mio.&lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: georgia;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Il brano è aperto da una parola che è costruita attorno ad un’antitesi. Da una parte l’acclamazione verbalistica a Gesù, invocato da «chiunque» come Signore, e dall’altra il rimprovero di Gesù che pone l’attenzione sull’attuazione della volontà del Padre che è nei cieli, l’unico che è Signore. È il Regno ad essere centrale e non i titoli, il culto, le devozioni, le pratiche religiose, le leggi (“naturali” o divine). Ciò che conta davvero per la vita degli uomini e delle donne – come Gesù ci ha insegnato nella sua predicazione – è il Regno, la volontà di Dio. &lt;/p&gt;&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Molti si dicono cristiani – e lo fanno con orgoglio – per una rivendicazione identitaria che nulla ha a che vedere con il Nazareno. Altri si dicono cristiani per un senso di appartenenza alla Chiesa: ma anche questo, a volte, sembra essere solo una denominazione priva di contenuto. Forse bisognerebbe concentrarsi meno sulle parole («non chi dice…») e fare più attenzione alla Parola (la Bibbia, la vita…). E se proprio non si può fare a meno di inquadrarsi all’interno di una denominazione che esprima un’identità – prima che una realtà – forse è meglio lasciare che siano gli altri a definirci cristiani. &lt;/p&gt;&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Le parole di Gesù sono un monito contro l’ipocrisia, contro le facili categorie ed etichette che spesso si tende ad applicare alla realtà, alla persone (soprattutto agli altri). La sua attenzione è tutta per il Regno, e non certo per una chiesa (cosa che non ha mai inteso fondare). La sua predicazione si snoda attorno al concetto della volontà di Dio. Per noi si pone il problema di capire in cosa consiste questa «volontà di Dio» e cos’è la «Signoria di Dio». Vengono qui in mente le grandi parole del giudizio: «Venite prendete possesso del Regno, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, sono stato forestiero e mi avete accolto» (Mt 25, 34ss) – parole, ahimè, quanto mai attuali in questi giorni! Ma Gesù di Nazaret ci indica direttamente con l’esempio della sua vita il significato di “Regno di Dio”. La sua esperienza è esempio, è coincidenza tra parola predicata e vita vissuta. In questo sta tutta la forza del suo messaggio: in Gesù – come in pochissimi uomini nella storia – teoria e prassi sono coincise senza mortificare l’umanità. Una testimonianza che nella sua radicalità ha avuto come estrema conseguenza la morte.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;Ma «Signore,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;noi abbiamo parlato nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome!» – dicono. Questo non basta – sembra rispondere Gesù. E del resto l’esempio è sotto gli occhi di tutti: ogni giorno c’è chi compie atti iniqui nel nome di Gesù, e peggio di Dio, arrivando a giustificare anche la guerra. (Basti pensare ai cosiddetti teo-con, teo-dem e affini…). Ogni giorno c’è chi pronuncia parole (Cristo, Signore, ecc…) che non hanno più senso, che sono inserite in una ritualità formalistica priva di aderenza alla realtà. Ogni giorno le gerarchie vaticane, sempre in nome di Gesù, proclamano anatemi e scomuniche… allontanandosi così dalla volontà di Dio che vuole «misericordia e non sacrifici» (cfr. Os, 6,6; Mt 9,12-13; Mt 12,7). Così Pasolini, con parole sempre attuali, commentava le sentenze della Sacra Rota nel 1974: «La Chiesa [nell’emanare sentenze, con il suo Codice di diritto canonico] si rivela del tutto staccata dall’insegnamento del Vangelo. Cristo viene ricordato solo attraverso formule, attraverso meri riferimenti nominali. L’amore è ignorato del tutto»1, come dire: il vangelo non c’entra nulla! &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;Ma è Gesù a prendere le distanze: «Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità». Egli “scomunica” a sua volta chi si fregia ipocritamente del suo nome, con una formula in uso presso i maestri che non riconoscevano più i loro discepoli.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La casa sulla roccia&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Tutti vorremmo vivere su una roccia, sulla sicurezza. Invece la vita insegna che la precarietà, la debolezza, la finitezza sono parte costitutiva dell’esperienza umana (e forse è anche un bene che sia così!). Ci troviamo a vivere giorni insicuri, di paura: sentimenti che sono strumentalizzati dai media e dalla “politica acchiappa voti” e che innescano situazioni di odio, di xenofobia, di omofobia, di violenza… Le vittime sono i più deboli: rom, gay, donne, poveri…&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ma Gesù ci dice che la sicurezza è nella parola, e quindi nella “conversazione” e nell’ascolto, ma anche nell’azione, nell’accoglienza. Non basta ascoltare, bisogna «mettere in pratica», guardarsi negli occhi, accogliersi e fare insieme.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Nella parabola tutto ruota sul «mettere in pratica»: è questo il distinguo tra l’uomo saggio e l’uomo stolto. Gesù, con la sua vicenda umana, ci ricorda che il Regno si costruisce giorno per giorno e con gesti concreti. Con prese di posizione che cambiano la vita, la trasformano e la aprono all’altro, al diverso.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;E allora «Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia». Qualsiasi cosa accadrà l’uomo saggio rimarrà coerente, non avrà di che rimproverarsi e vivrà nell’amore, senza il timore dell’insicurezza perché la sua vita si fonda su una parola messa in pratica, una parola viva.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;                    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se il Signore non costruisce la casa,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;invano vi faticano i costruttori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se il Signore non custodisce la città,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;invano veglia il custode.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invano vi alzate di buon mattino,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tardi andate a riposare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e mangiate pane di sudore:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Salmo 126, 1-2)&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;        &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;______&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;sup&gt;1 &lt;/sup&gt;P.P. &lt;span style="font-variant: small-caps;"&gt;Pasolini&lt;/span&gt;, &lt;i style=""&gt;La Chiesa, i peni e le vagine&lt;/i&gt;, in &lt;i style=""&gt;Scritti corsari&lt;/i&gt;, Milano 1975, pag. 192.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-1590631073221146277?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1590631073221146277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/1590631073221146277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/05/commento-al-vangelo-di-domenica-1.html' title='Commento al vangelo di domenica 1 giugno 2008'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-7666896498974282039</id><published>2008-05-27T04:38:00.000-07:00</published><updated>2008-05-27T04:41:50.920-07:00</updated><title type='text'>Apello per una politica cristiana a sinistra</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sinistra cristiana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Raniero La Valle    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Nel deserto creatosi in Italia con le ultime elezioni, già popolato però dai fantasmi dell’intolleranza e del razzismo, molti cantieri sono all’opera per una ripresa in diverse forme del discorso politico. C’è un cantiere aperto nella destra, per costruire l’immagine di un “nuovo” Berlusconi e di uno squadrismo non fascista; c’è un cantiere aperto nella ridotta veltroniana, dove sembra annunciarsi una riconversione alle alleanze e il desiderio di un “nuovo centro-sinistra”; c’è un cantiere aperto nella sinistra, dove è in gioco il futuro di Rifondazione e di tutti i colori dell’arcobaleno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è un cantiere per i cattolici: non avrebbe senso perché i cattolici non sono una categoria politica e la loro aggregazione non è un partito ma una Chiesa. Non che essi non siano influenti: molti di loro sono presenti nell’uno e nell’altro schieramento, e quanto a influenza nella società e nelle istituzioni la Conferenza episcopale italiana non è seconda a nessuno. Ma la stagione dell’unità politica dei cattolici è per fortuna conclusa, e ci sono buone ragioni politiche, teologiche ed ecclesiali che ne sconsigliano fermamente ogni possibile restaurazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre sono al lavoro tanti cantieri, nella politica italiana si avverte tuttavia un vuoto pauroso, derivante dall’assenza di soggettività politiche che furono in altri momenti assai importanti e anche decisive per la crescita democratica e spirituale del Paese. Nessun problema di identità perdute, che sarebbe sterile e regressivo rivendicare. Ma c’è un problema di contenuti di elaborazione e di lotta politica che, soprattutto dopo la crisi e la sconfitta delle sinistre storiche nel tempo della globalizzazione, rischiano di essere gravemente compromessi nella progettazione del futuro. Se ne possono fare diversi elenchi; noi ne facciamo uno traendolo da fonti insuperabili della nostra tradizione comune; è l’elenco risultante dalla somma dei “segni dei tempi” della Pacem in terris e del privilegio attribuito ai poveri, ai sofferenti e ai militanti per la giustizia dalle Beatitudini evangeliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di contenuti che sono assunti dal linguaggio profano e riguardano realtà storiche e temporali, proiettate però verso una pienezza di umanità quale è desiderata da Dio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;L’elenco che ne risulta è questo: ascesa delle classi lavoratrici e riscatto personalista del lavoro; dignità realizzata della donna, liberazione dei popoli dal dominio; pace come alternativa complessiva alla guerra illegittima e contraria alla ragione; democrazia internazionale e sviluppo dell’ONU, regole per il potere, diritti fondamentali e loro garanzia nelle Costituzioni; eguaglianza per natura di tutti gli esseri umani e anche delle comunità politiche; rovesciamento in una felice condizione umana dell’afflizione dei poveri, dei perseguitati, dei piangenti, delle vittime d’ingiustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta di postulati ideologici, si tratta di contenuti politici che di fatto, nell’attuale bipartizione politica che schiaccia la realtà sui due poli di destra e di sinistra, figurano come contenuti di sinistra. Per sostenerli ed attuarli potrebbero riunirsi in forma organizzata e “in modo onesto” dei gruppi di cattolici e cristiani disponibili all’impegno politico: non tutti, perché sulla sostanza e sulla realizzazione di queste cose ci sono tra i cristiani, legittimamente, come dice il Concilio, opinioni diverse e d’altronde, ponendosi questi cristiani apertamente come parte, né pretenderebbero con piglio integristico di rappresentare tutti i fedeli, né potrebbero in modo clericale rivendicare a proprio favore l’autorità della Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma con quale nome potrebbero affacciarsi alla scena? Un pregiudizio fondato su una errata accezione della laicità (fare finta che la fede non ci sia), e il linguaggio oggi “politicamente corretto”, porterebbero questi credenti a restare anonimi, prendendo nomi di fantasia, tipo “Pace e diritti”, “Pace e lavoro” e simili. Ma anche questa stagione è passata. Se il nome deve corrispondere alla cosa, a contenuti di sinistra e al lottare per essi come cristiani, conviene il nome di “sinistra cristiana”. È un nome che si può assumere, nel deserto di cui abbiamo detto, senza infingimenti e senza autocensure. Non esprime un’ideologia: una sinistra cristiana è stata presente in Italia sotto diversi nomi e in diverse forme: perfino l’Opera dei Congressi fu di sinistra quando approdò all’antitemporalismo; e così fu l’”Avvenire d’Italia” di Rocco d’Adria; di sinistra cristiana furono l’intransigentismo, il proporzionalismo e la posizione anti-clericomoderata di Sturzo, lo sono stati poi i partigiani cristiani, i professorini che hanno scritto le pagine più alte della Costituzione repubblicana, la sinistra cristiana di Ossicini e di Rodano e quella democristiana di Vanoni, Mattei, Pistelli, Granelli, la Sinistra Indipendente del 1976 e la scelta politica finita nel martirio di Moro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una tradizione antica, che si può riproporre oggi per pensare di nuovo la politica e farla di nuovo. Non senza alleanze, incontri e salutari meticciati. Non per il potere di pochi ma per la salvezza di molti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Articolo in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, "Rocca".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-7666896498974282039?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7666896498974282039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7666896498974282039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/05/apello-per-una-politica-cristiana.html' title='Apello per una politica cristiana a sinistra'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-7063260514563587311</id><published>2008-04-04T08:04:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:36.356-08:00</updated><title type='text'>Incontro con Frei Betto a Torino</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Teologia della liberazione è viva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;A chi gli dice che la Teologia della liberazione è morta lui risponde: «se è così qualcuno si è dimenticato di invitarmi al funerale!». Così ha esordito frei Betto, al secolo Carlos Alberto Libânio Christo, all’incontro tenutosi a Torino il 3 aprile scorso presso il salone dei Missionari della Consolata. Il tema della sarata, «America Latina: mercato o liberazione?», ha consentito al frate domenicano brasiliano di fare il punto, non solo sulla Teologia della liberazione (TdL), ma anche sulla situazione politica attuale del Latinoamerica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;Con la sua simpatia frei Betto ha subito conquistato tutto l’uditorio. La sua riflessione è partita dallo stato attuale e dalla genesi storica della TdL. «Il concetto di TdL era fortemente promosso dagli Usa che volevano presentarlo come movimento insurrezionale e perciò da combattere – ha spiegato – Noi che abbiamo vissuto quel movimento invece partivamo non da un’etichetta bensì dalla riflessione della fede dei poveri». Così «il primo atto della TdL è la riflessione dei cristiani nelle comunità popolari, nelle Comunità ecclesiali di base. Il testo della Bibbia viene interpretato in modo diverso a partire dal contesto in cui lo si legge secondo il triangolo ermeneutico testo – contesto – pretesto». È da questo primo atto che parte la riflessione della TdL, che è la riflessione sulla fede dalla parte dei poveri.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;Frei Betto ha voluto spiegare come avviene la lettura biblica nelle comunità di base e qual è il suo significato. «La lettura biblica nelle Cebs mi ha fatto scoprire che il mio modo di leggere le Scritture era equivoco – ha spiegato - I poveri invece si guardano allo specchio quando aprono la Bibbia, la leggono a partire dal loro contesto, guardandoci dentro la loro vita. Così le persone confrontano i fatti della vita con quelli della Bibbia».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;L’accusa alla TdL di essere troppo politica si spiega così: «Tutti noi facciamo politica, o facendola oppure omettendo di farla, tirandoci indietro». Non bisogna quindi cedere alla tentazione di ritirarsi dalla politica perché «sono i politici schifosi che vogliono che la politica ci faccia schifo», così che allontanandoci dalla politica loro possano gestire i loro affari senza disturbo. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;Quindi la teologia ha un ruolo fondamentale nella politica perché ci ricorda come «la morte di Gesù non è avvenuta per ragioni di natura spirituale ma a causa della politica, Gesù, infatti, è stato ucciso dai due poteri politici». E così attualizzando i testi biblici scopriamo come «nei vangeli leggiamo di politica… Già Luca all’inizio del sua vangelo contestualizza la situazione politica dell’Impero al tempo del ministero di Gesù (Lc 3,1) e noi possiamo rileggerla così: ‘Nell’ottavo anno dell’Impero di Bush, mentre Napolitano governava l’Italia, Sarkozy presidente della Francia, e Brown governatore del Regno Unito…’». «Questa è la mia Bibbia – ha affermato con forza Betto - non c’è differenza tra l’epoca di cui scrive Luca e l’epoca in cui viviamo oggi».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;Partendo da questo tipo di lettura, frei Betto ha dimostrato come si usa leggere la Bibbia nelle comunità popolari dell’America Latina, e ha proposto un’esilarante catechesi a partire dal vangelo del Buon Samaritano e dall’episodio della Samaritana al pozzo si Sicar. Con la sua simpatia, in grado di coinvolgere il pubblico, ha spiegato il significato politico, vitale, dei due brani proponendo un modo diverso di accogliere e di stare accanto alla vita reale delle persone.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Dopo le interpretazioni teologiche Betto si è soffermato a raccontare della situazione attuale del continente latinoamericano. «In America Latina si sta vivendo una primavera della democrazia, dopo le dittature militari e il neoliberismo, il popolo si è stancato delle oligarchie e adesso vota per chi ha il volto del popolo, anche se magari non è la persona giusta, questo è quello che è successo con le elezioni di Lula in Brasile, Morales in Bolivia, Correa in Ecuador, Chavez in Venezuela…». Un&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;processo democratico che ha spiazzato le oligarchie dominanti e che ha provocato rabbia in loro per i disegni di ridistribuzione che alcuni di questi presidenti hanno fatto propri.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Secondo il domenicano brasiliano «questa è l’ultima occasione per l’America Latina». Purtroppo «in Europa anche i mezzi di informazione progressisti tendono a presentare come caricature questi presidenti cercando di mettere in cattiva luce i loro prezioso lavoro» così da salvaguardare gli interessi economici del Nord del Mondo che sfrutta le risorse energetiche e le materie prime dei paesi più poveri.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Un problema quello dell’energia che interessa il Brasile nella produzione dei cosiddetti biocombustibili, prodotti dalla canna da zucchero, e che frei Betto definisce Necro-combustibili perché tolgono terreno alla coltivazione di alimenti – in un paese come il Brasile dove su 200 milioni di abitanti 44 milioni soffrono di denutrizione cronica – e favoriscono il disboscamento della foresta amazzonica in cerca di nuove zone fertili che aumentino le zone di coltivazione. Un disastro ecologico.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Ma il futuro sta nella democrazia partecipativa. Infatti «La mia esperienza al governo – ha spiegato Betto – mi ha insegnato che non è vero che il potere cambia le persone, semplicemente esse si rivelano veramente per quello che sono». Bisogna creare una democrazia partecipativa dove la società civile, i movimenti, siano protagonisti dei processi politici e possano controllare i governi.&lt;/p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/R_ZDvMGW0fI/AAAAAAAAAI8/o6llxegMw4A/s1600-h/FreiBetto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/R_ZDvMGW0fI/AAAAAAAAAI8/o6llxegMw4A/s320/FreiBetto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185406498944504306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;Chi è Frei Betto?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Frei Betto è considerato uno dei massimi esponenti della TdL. Nato a Belo Horizonete in Brasile nel 1944, fu leader del Movimento studentesco e della Gioventù studentesca cattolica e nel 1964 fu arrestato nel corso della repressione attuata dal governo brasiliano perché la sua attività venne giudicata sovversiva, in seguito entrò nell’Ordine domenicano come frate cooperatore domenicano. Nel ’69 fu nuovamente arrestato assieme al confratello frei Tito de Alencar, e fu torturato e imprigionato per quattro anni dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico a favore dei poveri e degli oppressi. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Attualmente frei Betto è animatore di molte comunità di base e della pastorale operaia, fino al 2004 è stato membro del governo Lula come assessore del programma di emancipazione alimentare «Fame Zero».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;Tra i suoi libri si possono ricordare «Battesimo di sangue», «Mistica e spiritualità» scritto insieme a Leonardo Boff, e «Gli dei non hanno salvato l’america».&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="font-family: georgia; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34739898870266858-7063260514563587311?l=teologiaeliberazione.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7063260514563587311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34739898870266858/posts/default/7063260514563587311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://teologiaeliberazione.blogspot.com/2008/04/incontro-con-frei-betto-torino.html' title='Incontro con Frei Betto a Torino'/><author><name>..</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/R_ZDvMGW0fI/AAAAAAAAAI8/o6llxegMw4A/s72-c/FreiBetto.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34739898870266858.post-4461678530901766635</id><published>2008-04-04T03:49:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T18:41:36.497-08:00</updated><title type='text'>Commento al vangelo del 6 aprile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ridare un senso alla nostra fede&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di g.g.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:georgia;font-size:180%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="Section1"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi disc&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;orsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da qu&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;ando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».&lt;br /&gt;Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Luca 24, 13-35)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;   &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/R_YJGcGW0eI/AAAAAAAAAI0/4FwqHwX8INM/s1600-h/where.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 455px; height: 164px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pyshpr0q1NU/R_YJGcGW0eI/AAAAAAAAAI0/4FwqHwX8INM/s320/where.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5185342027190424034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;«Ma lui non l’hanno visto»&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Il racconto dei discepoli di Emmaus, che troviamo soltanto in Luca, costituisce una delle narrazioni più suggestive del Nuovo Testamento. La sua struttura narrativa ne fa una storia edificante, un racconto di riflessione, una spiegazione teologica della morte di Gesù in cui egli stesso spiega il significato della sua fine: «Bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E così «…spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (vv. 26-27).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Dunque il significato di questo episodio è quello di una spiegazione teologica piuttosto che una cronaca. Un racconto che comunque si propone in maniera differente rispetto agli altri racconti delle apparizioni che sono presenti nel Nuovo Testamento. Infatti «nel racconto dei discepoli di Emmaus non si parla propriamente di visione del risorto, bensì del suo riconoscimento (epigignoskein): nessuna visione sensibile, solo riconoscimento della sua presenza attiva con gli occhi della fede» (Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, pag. 546).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;" class="MsoNormal"&gt;Le visioni, le apparizioni, la tomba vuota hanno sempre appassionato gli storici e gli esegeti e non possono non creare dubbi a chi si pone in maniera critica di fronte alla tradizione delle comunità cristiane e alla propria ricerca di fede. Un dubbio che nasce anche da fatto che nei vangeli non è mai narrata la resurrezione. Il biblista Alberto Maggi ci ricorda come: «Tutti gli evangelisti indicano la stessa cosa: nessuno ci dice come è risorto Gesù ma tutti ci dicono come è possibile sperimentarlo resuscitato. E come è possibile sperimentarlo resuscitato? Vivendo come lui è&lt;br /&gt;vissuto».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-align: justify;font-family:georgia;" class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tentare una rilettura&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;«Vivendo come lui è vissuto» significa riportare su un piano storico l’esperienza di fede della resurrezione. Un’esperienza quindi che diventa possibile sperimentare nelle nostre vite e in quelle degli altri, negli avvenimenti della storia, in quei continui parti che la storia fa per dare la vita, e che non sono privi di dolore e di sofferenza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Riportare l’interesse sulla vita di Gesù, su come egli ha vissuto, significa abbandonare in qualche modo secoli di incrostazioni, di orpelli e di sovrastrutture che non appartengono all’evangelo. Riscoprire il Gesù storico, che ha vissuto per le strade della Palestina duemila anni fa, non può far altro che liberare la fede. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Questo significa anche ricondurre su un piano etico la propria esperienza di fede, ridargli un significato – cosa non facile e non immediata – che possa andare oltre all’ipostatizzazione che nei secoli è stata fatta di Gesù, fino a volerne fare un Dio. Spostarsi dalla fede in Gesù alla fede nel Dio di Gesù non è facile e molte volte è anche doloroso. Ma significa credere che la fede è vita, che gli uomini e le donne sono stati creati per vivere più che per credere, per «ben vivere» – come usano dire i popoli indigeni dell’America Latina.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:georgia;" &gt;«Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?»&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;I discepoli di Emmaus sono in cammino sulla strada, ritornano a casa dopo una delusione, dopo aver creduto che qualcosa con Gesù sarebbe potuta cambiare. In questa storia la dimensione del cammino è molto importante: non si può non camminare. Anche dopo le delusioni è importante riprendere la strada e non restare fermi sulle proprie sconfitte. E, come il pellegrino che accompagna i discepoli tenta di spiegar loro il senso delle Scritture, così anche noi bisogna cercare di ridare senso alla nostra esistenza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="font-family: georgia; text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Gli occhi dei discepoli sono lo strumento attraverso cui questo racconto prende corpo e si sviluppa. Nella prima parte gli occhi sono impediti, incapaci nel riconoscerlo. La loro delusione di fronte al racconto del s
