La pubblicazione su questo blog dell’articolo di risposta a Lucetta Scaraffia sul concetto di vita in Ivan Illich, ha riscosso un certo – qualificato – interesse. Ho ricevuto diverse risposte, anche da parte della Scaraffia, ne pubblico alcune.

Lucetta Scaraffia, interpellata dall’articolo, ha risposto privatamente, ringraziandomi dell’interessamento con cui ho risposto alla sua «provocazione». Ha tenuto a sottolineare, però, che con il suo intervento «non voleva trattare del pensiero di Illich», quanto piuttosto «ragionare a partire dalla sua provocazione», ribadendo la convinzione di un impegno finalizzato alla difesa dell’embrione e dei malati in stato vegetativo permanente.
Fabio Milana, curatore del volume di Ivan Illich, Pervertimento del Cristianesimo, è intervenuto scrivendo quanto segue:
«Non so, non farei un simile fuoco di sbarramento… Se si pone in questione l’intera istituzione-chiesa o l’intero svolgimento (pervertimento) del Cristianesimo storico, si resta sì (più) fedeli a Illich, ma non si apre un dialogo nel contesto specifico, sul tema specifico, con la persona specifica.
Nello specifico, appunto, credo si dovrebbe focalizzare sul concetto sostitutivo non già di ‘vivente’ (che pertiene direttamente a Dio, e poi anche all’animale), ma su quello di persona umana. Che non può essere disincarnato, così da potersene fare un uso arbitrario, totalmente astratto da ciò che è la mia concreta, percepita, elaborata esperienza dell’‘essere persona’. Operare in questo modo significa esattamente ribaltare, pervertire quel concetto. È questo, mi sembra, il punto del pensiero di Illich che resiste alla lettura di Scaraffia, per quanto generosa e intelligente».
Da parte mia, ringrazio la professoressa Scaraffia per la premura con cui ha risposto al mio articolo e per il coraggio che dimostra in una ricerca pronta anche a scompaginare certezze e a proporre nuovi punti di vista. Tuttavia, anche se nel suo articolo non intendeva trattare del pensiero di Illich in quanto tale, mi sembrava opportuno chiarire degli aspetti riguardo a Illich. Ringrazio anche Fabio Milana per le sue preziose puntualizzazioni.
Anch’io sono dell’idea che l’embrione non debba essere controllato e manipolato dagli scienziati, ma tuttavia non credo che si tratti di una vita dotata di «anima razionale» (in questo penso di essere vicino a Illich, discepolo di Tommaso). Penso anche, per la stessa ragione – cioè per il rifiuto del potere esercitato dalla «medicina», con tutto ciò che questo comporta nel nostro mondo diventato «sistema tecnico» (Ellul mi sembra fondamentale) – che sia scandaloso che una persona sia condannata ad una non morte, in un modo tutto determinato dal «progresso», semplicemente e diabolicamente. Ma, se mi fa paura l’eutanasia e l’eugenetica, ho ancora più timore di una società dove non è più concesso morire naturalmente; dove l’idea della morte è stata bandita e la sola parola morte considerata impronunciabile, tabù – nonostante che sia sempre presente nella società, sotto le più svariate forme, e danza intorno a noi travestita degli abiti più sensuali e vitali.
Credo che solo la fede e la carità, vissute nella libertà, possano aiutarci a camminare per i sentieri di questo mondo seguendo la direzione indicata dal Vangelo. (G.G)
Il dibattito prosegue qui.
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